24 cfu concorso scuola? la mia positiva esperienza con il Nettuno

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Dal Nettuno all’Uninettuno – Parte I

Anche io ho conseguito tempo fa i 24 cfu necessari per il concorso a scuola e vorrei raccontarvi la mia esperienza positiva con l’Università Uninettuno che mi ha consento di conseguire 12 di questi crediti, dal momento che altri 12 mi erano stati precedentemente riconosciuti dalla Sapienza, che probabilmente non avrei mai potuto conseguire recandomi sul posto di persona a frequentare corsi. Suddivido per praticità l’articolo in due parti e nella prima parte vorrei raccontarvi cosa è l’Uninettuno e cosa si intende per insegnamento teleimpartito o didattica on-line.

Donald Norman ne Le cose ci fanno intelligenti aveva affermato che di fatto la tecnologia si ripercuote sulla nostra vita e sulle nostre relazioni sociali e l’unico modo per non farci fagocitare dai suoi ritmi e le sue necessità è provare a trasformarla in una forza positiva e anziché farci dominare dalla tecnologia, dominare noi la tecnologia, padroneggiandola, riprogettandola, sfruttandola a nostro vantaggio, partendo da un orientamento centrato sull’uomo. Era il 1995 quando Norman scrisse queste cose e nel 2005, per essere precisi con il decreto ministeriale del 15 Aprile 2005, di fatto nasce l’Università telematica internazionale UNINETTUNO o UTIU che in quanto telematica eroga corsi in e-learning.

Uninettuno offre uno splendido esempio di come innovazione tecnologica significhi possibilità di creare processi di apprendimento nuovi e di insegnamento nuovi al passo con ciò che viene definito psicotecnologia o meglio psicotecnologie che hanno di gran lunga superato il concetto della macchina che fa il lavoro dell’uomo perché magari il peso da sollevare è eccessivo. Psicotecnologie associano la psicologia alla tecnologia. E’ sostanzialmente una crasi che concentra il suo focus sul fatto che le tecnologie hanno un impatto sulla mente perché coinvolgono la facoltà del linguaggio, modificandolo e proponendolo sotto nuove forme. Le psicotecnologia diventano le nostre memorie esterne e naturalmente il testo sul computer, dunque fruibile attraverso il medium computer, non è il testo scritto su un foglio di carta. Influisce e modifica il nostro modo di pensare, sulla psiche, sulla morale, sul funzionamento della società e sugli scambi tra cultura e cultura, insomma stiamo parlando di una percezione della realtà che, dal momento che siamo tutti interconnessi, plasma una nuova ideologia basata sui nuovi valori della società tecnologica. Nel caso dell’istruzione telematica questa aspetto, strettamente connesso ad un internazionalizzazione dei sistemi formativi, produce effetti straordinari. Se solo si considera quanto sia facile oggi accedere ad internet anche dislocati, ovvero fuori casa, magari in un parco se c’è wifi, dal parco ho la possibilità di accedere al mio spazio telematico universitario e seguire ad esempio una lezione o consultare materiale dalla biblioteca multimediale. La cosiddetta democratizzazione dell’accesso al sapere ci porta tutti sullo stesso punto di partenza, uniti per eliminare la schiavitù dell’ignoranza, per rompere barriere ideologiche, culturali e religiose e uniformarci ad un sistema di valori condivisi.

Nell’ambito dell’apprendimento telematico il catalizzatore per eccellenza ossia lo spazio di comunicazione virtuale dove tutti i computer connessi costituiscono una unica memoria è il cyberspazio. In questo spazio condiviso gli utenti sono coinvolti oltre che nella fruizione, anche nella creazione di contenuti e servizi, è lo spazio dove l’intelligenza collettiva si fa connettiva attraverso una forma di apprendimento collaborativo on-line tra reti sociali e comunità di apprendimento. Soprattutto per chi non è pratico e potrebbe pensare di apprendere dalla macchina, il processo è proprio l’opposto. La macchina è lo strumento ma la formazione è attuata e gestita da persone: docenti d’area, docenti-tutor e studenti che non si collocano su piani separati, ma appartengono allo stesso gruppo. Il discente ha l’obbiettivo di apprendere, il docente di farlo apprendere attraverso processi di apprendimento compatibili con la tecnologia utilizzata ma soprattutto teoricamente in pieno accordo con i moderni orientamenti della pedagogia e della psicologia, che in realtà sostenevano l’importanza dell’apprendimento collaborativo e cooperativo anche prima dell’era di internet.

Uninettuno è attiva proprio in questo ma non solo mentre si svolge l’erogazione di un corso attraverso i dati relativi all’apprendimento dello studente di cui è possibile sempre tenere traccia, l’università può svolgere ricerche effettive sui processi di apprendimento che utilizzano la tecnologia, osservare come esse editano e modificano il modo di apprendere dell’utente, consentendo di ricostruire un’analisi storica del linguaggio e dei processi di insegnamento e apprendimento dal metodo socratico legato all’oralità, alla metodologia legata al testo scritto fino ai nostri giorni. Le finalità dell’insegnamento a distanza di propongono di:

  • Individuare interazioni tra docenti e studenti ispirati al metodo socratico
  • Individuare nuovi linguaggi ipertestuali, multimediali cooperativi e collaborativi da utilizzare nella progettazione di corsi teleimpartiti
  • Ideare nuovi linguaggi da utilizzare nelle videolezioni per sviluppare processi cognitivi e di memoria a lungo termine
  • Definire nuovi modelli organizzativi delle strutture formative su internet.

Abbiamo detto che Uninettuno mentre eroga corsi “apprende” dai propri studenti e quindi funziona da polo di ricerca finalizzato ad

  • Individuare le interrelazioni complesse tra tecnologia della comunicazione, processi cognitivi e modelli didattici
  • Verificare la validità delle ipotesi cognitive sperimentandole nel cyberspazio didattico che diventa anche momento sperimentale 
  • Verificare l’efficienza e l’efficacia del modello organizzativo e della struttura formativa.

Partiamo proprio ad esaminare il concetto di cyberspazio didattico, per vedere come funziona e come è organizzato, per poi passare agli attori dell’apprendimento-insegnamento ovvero i docenti e gli studenti.

La progettazione e l’organizzazione dello spazio didattico non è improvvisata ma risponde a teorie-picopedagogiche specifiche nate tra il 60 e il 70 che trovano dunque nel cyberspazio l’applicazione pratica, teorie costruttiviste e collaborative che partono da un principio fondamentale: lo studente è al centro del suo apprendimento, attivo nella costruzione del suo sapere che risulta potenziato enormemente se lo studente interagisce con i suoi pari, mediato dal docente, in un gruppo di lavoro dove ogni è responsabile di sé e degli altri in vista dell’obiettivo comune (a breve termine: sostenere un esame di analisi matematica e a lungo termine: conseguire una laurea in scienze matematiche).

Il cyberspazio consente tutto ciò in quanto 

  • Istituisce una comunicazione bidirezionale e interattiva sincrona e asincrona
  • Consente la partecipazione attiva dello studente alla costruzione della conoscenza

Gli strumenti che il cyberspazio mette a disposizione sono

  • Videolezioni
  • Laboratori virtuali
  • Aule virtuali
  • Classi interattive
  • Chat e forum

La potenza del servizio consente di apprendere in modo sincronico perché una classe virtuale o una chat virtuale è in tempo reale oppure diacronico perché le lezioni sono preventivamente registrate e digitalizzate e dunque si può accedere ognuno secondo le proprie possibilità. Naturalmente si può fruire in differita anche di aule virtuali e classi interattive che vengono opportunamente registrate per chi non ha la possibilità di connettersi quel giorno a quell’ora. 

Esaminiamo le varie modalità, ma prima di addentraci dobbiamo brevemente vedere l’offerta formativa Uninettuno in termini di corsi. 

L’ateneo si articola in sei Facoltà:

  • Economia
  • Lettere
  • Giurisprudenza
  • Ingegneria
  • Psicologia
  • Scienze della Comunicazione 

E a queste facoltà aggiungiamo una serie di master sia in italiano che in inglese, francese, arabo e greco.

Il punto di forza di Uninettuno è la qualità dei contenuti proposti e le attività di interazione svolti dai docenti-tutor e l’architettura tecnologica e metodologica della piattaforma. 

Tutti gli insegnamenti vengono erogati secondo moduli che hanno durata variabile a seconda dei crediti formativi coperti. Per ciascun insegnamento gli studenti sono suddivisi in classi di 20 o 30 persone e l’erogazione avviene per tre volte nel corso dell’anno accademico dove i docenti tutor costantemente realizzano valutazioni qualitative e quantitative al fine di monitorare i risultati del processo di apprendimento e fornire un supporto personalizzato allo studente specifico in vista del superamento di un esame. 

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Come lo studente accede allo spazio virtuale? Attraverso specifiche credenziali, nome utente e password attraverso le quali entra nella pagina dello studente dove troverà l’iscrizione alle varie classi che fanno parte del suo insegnamento, le videolezioni da seguire per sostenere l’esame, l’agenda degli interventi didattici collettivi quale chat, aule virtuali, laboratori e naturalmente la mappa concettuale dell’insegnamento che è fondamentale. La mappa concettuale è una rappresentazione grafica multimediale e ipertestuale a due dimensioni di tutti i macroargomenti dell’insegnamento che verrà posto al centro della mappa concettuale da cui si diramano i vari macroargomenti che a loro volta possono espandersi attraverso il segno + e vedere cosa contengono al loro interno nello specifico. I colori, la grafica e l’iconografia rendono la mappa facilmente intuibile  e non fa che rappresentare graficamente la parte sistemica del nostro pensare e dunque serve allo studente per programmare il processo di apprendimento in modo ipertestuale e multimediale, funzionando da mappa cognitiva che facilità la memorizzazione delle informazioni a lungo termine.

Partiamo ora dalle lezioni a video tutte elencate nella tabella posta nella landing page dello spazio virtuale personalizzato dello studente perché se si fa click sul nome della lezione, ovviamente si apre un pagina che non contiene solo la lezione, ma il file audiovisivo è incorporato in una sezione centrale corredata di menù aggiuntivi sulle colonne di sinistra e di destra. 

La colonna di sinistra riporta gli argomenti della lezione e naturalmente cliccando su ciascun link si attiva l’etichetta che porterà il lettore del video a posizionarsi proprio su quell’argomento e fruire quell’argomento. La colonna di destra sono link di natura bookmark perché costituiscono un insieme di risorse di approfondimento della lezione (slides della lezione in formato pdf, articoli, bibliografia, sitografia, materiale multimediale, laboratorio virtuale ed esercizi). Naturalmente il laboratorio virtuale darà modo di praticare ciò che nella lezione si è appreso e gli esercizi di testare che lo studente abbia compreso teoricamente e praticamente la lezione, dunque appartengono alla fase di verifica. Molti di questi esercizi sono in autovalutazione e dunque lo studente da solo può capire i punti deboli della preparazione e ritornare alla lezione oppure può mandare l’esercizio al tutor che valuterà ed eventualmente invierà feedback costruttivo non solo alla persona, ma se il tutor si accorge che il problema è collettivo, magari organizzerà aule virtuali apposite per rafforzare le conoscenze e chiarire ogni dubbio. 

La fruizione della videolezione, che puoi sempre fermare e tornare indietro, oppure prendere i tuoi appunti, determina nuovi processi di apprendimento legati sia all’apprendimento di tipo simbolico-ricostruttivo sia a quello di tipo ipertestuale e multimediale. 

Il laboratorio virtuale consente la messa in pratica di quanto appreso sul modello dell’apprendimento learn by doing ovvero apprendere agendo praticamente. E’ un completamento necessario della videolezione perché se si rimanesse fermi alla videolezione, molto sapere andrebbe perso in quanto lo studente per poter immagazzinare la conoscenza nella memoria a lungo termine ha bisogno di metterla in pratica, anche perché nella pratica si può sbagliare e sbagliando si impara. La lezione a video è ancora incardinata nella passività dello studente, ma il laboratorio virtuale è fortemente attivo.

Il laboratorio virtuale si inscrive nell’ambito di ciò che si chiama realtà virtuale di cui abbiamo differenti tipologie a seconda del grado di immersività e del coinvolgimento sensoriale. Alcune caratteristiche tipiche dell’ambiente virtuale sono:

  • la possibilità di esplorare l’ambiente virtuale
  • l’interazione con cose e persone
  • immersività
  • senso di presenza
  • possibilità da parte del soggetto di captare e plasmare autonomamente l’ambiente in cui si trova

Naturalmente vi sono anche caratteristiche che accomunano i differenti tipi di realtà virtuale e le applicazioni multimediali. Caratteristica comune è l’abbattimento di molti limiti come quello della materialità, ovvero la rimozione dei vincoli spazio-temporali, da cui la condivisione in multiutenza dello stesso ambiente virtuale. 

La rappresentazione tridimensionale dell’oggetto si sostituisce alla bidimensionalità e la piattezza dello schermo che ha notevole impatto sugli sviluppi cognitivi degli utenti e le strategie di apprendimento.

Con la realtà virtuale si sviluppano nuovi modelli di apprendimento che tendono a spostare l’operare cognitivo umana dalla modalità simbolico-costruttiva, a quella percettivo motoria che è associata alle modalità pratiche: si guarda, si tocca, si modificano le cose. Si prova a svolgere un compito e si riprova anche se si sbaglia le prime volte finché la reazione dell’oggetto diventa conoscenza. 

Nei laboratori naturalmente lo studente è guidato da un agente automatizzato del sistema oppure dal tutor ed è chiaro che allestire un laboratorio virtualmente avrà costi minori rispetto ad un laboratorio allestito in uno spazio fisico. 

Necessario approfondimento della videolezione è la biblioteca digitale o Sistema Bibliografico Intelligente SBI. Il sistema restituisce selezioni bibliografiche dinamiche fortemente inerenti al contenuto didattico della lezione, che possono essere consultate attraverso due tipologie di consultazione:

1) Consultazione semplice: il sistema fornisce allo studente un pacchetto preconfezionato di indicazioni bibliografiche per accedere ad una bibliografia automatica statica

2) Interrogazione intelligente: il sistema fornisce un’indicazione bibliografica dinamica a seconda dell’interrogazione dell’utente

In questo secondo caso il sistema sfrutta la potenzialità del database che contiene tutte le informazioni bibliografiche che verranno poi restituite filtrate in base alle parole chiave passate in query dall’input utente e non è dunque un filtraggio precostituito. Naturalmente il materiale è multilingua ed è difficile collezionare in così poco tempo in una biblioteca reale tutto questo materiale.

La multimedialità e l’interattività resa possibile dalla navigazione ipertestuale costituiscono un modello di comunicazione del sapere innovativo ed efficace. 

La presenza del docente in questo caso è meno forte, ma si sente indirettamente perché è chiaro che la selezione dei testi inseriti nel db è fatta da docenti competenti in materia che eventualmente sono anche autori di dispense. La biblioteca può essere arricchita di volta in volta con un semplice upload di nuovo materiale, indicizzato tramite un identificativo, taggato e reperibile a successive interrogazioni, secondo un processo noto come CAM ovvero Content Addressable Memory ovvero memoria a indirizzo per contenuto che interpreta le richieste dello studente e risponde specificamente a tali richieste. La SBI è dunque una memoria associativa che apprende ad associare singoli elementi di argomenti diversi tra loro. 

Leggi la seconda parte

Chiara Bellucci, Dottoranda in Scienze Umanistiche, Filosofia Teoretica, Università Guglielmo Marconi.

Chiara Bellucci

Chiara Bellucci

Dottoranda in Scienze Umanistiche, Filosofia Teoretica, presso l'Università Guglielmo Marconi, Roma, Italia. Titolo del progetto: Cinema e Filosofia, analisi di un rapporto a partire da Gilles Deleuze

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