Architettura dell’intelligenza

Un diverso supporto per il linguaggio influisce su ciò che conosciamo come “intelligenza”. Se il medium è il discorso, la modalità è “orale”, se il medium è la scrittura si può chiamare la modalità “letterata”, ma quando il medium è l’elettricità, la modalità principale è, “digitale”

La struttura sociale accompagna naturalmente diversi supporti per il linguaggio. Per la società orale la struttura è tribale, cosa che è ben accettata dall’antropologia. L’esperienza della vita tribale è in gran parte collettiva; ciò non significa che non sia anche individuale, ma ciò che conta è il collettivo. 

In un ambiente alfabetizzato il perno è l’individuo che vive in una società che è anche gerarchica, e la struttura sociale crea una relazione, una relazione gerarchica tra individui. Dove il mezzo è elettrico ciò che conta è la connessione che apre un mondo di relazioni sociali. 

Nella società orale il significato è nel contesto che coincide con l’apparato mitico-religioso. Al contrario il significato è nel testo per una società che possiede la scrittura, e in particolare in una società che ha una scrittura di tipo alfabetico. Lo spostarsi del significato dal contesto al testo è la trasformazione radicale del contesto culturale. Attualmente dal testo si passa all’ipertesto, che è un testo ad accesso multiplo, testo che si ristruttura istantaneamente. Tutta la flessibilità, la fluidità, e l’interattività che è associata con l’ipertesto è dipendente dal contesto elettronico, in questa epoca dell’elettricità.

L’intelligenza per quanto sia perfettamente in grado di essere privata, nella società orale tende ad essere collettiva; nella società alfabetizzata l’intelligenza è privata e arriva immediatamente, perché la gente può rendere silenzioso il pensiero, può tacere le parole leggendole in silenzio; elaborando quelle parole, appunto in modo privato. Nell’ipertesto l’intelligenza è connettiva, non è limitata alla persona privata come avviene in un contesto di lettori.

Il principio di innovazione risiede nel connettivo consultabile che raffina il codice di decodifica del messaggio. Da un codice di 26 lettere al minimo comune denominatore 0/1, che ha in un certo senso il suo antenato nell’ alfabeto  Morse,   che rappresentava le lettere attraverso impulsi lunghi, corti e assenza di impulso. La riduzione a 0/1 è molto profonda: “on” e “off”, logica binaria 0/1, accesso e spento. 0/1 diventa il minimo comune denominatore di tutte le nostre esperienze, fisiche e mentali (reali e virtuali).

Il digitale è solo la fase due del potere dell’elettricità – trasformare noi stessi e trasformare la cultura. Quindi la prima fase era analogica: calore, luce, amplificazione e il trasporto immediato del segnale. Trasporto che non comprendeva trasformazione.

Telefono, radio, televisione: il linguaggio è accelerato, amplificato e ridistribuito. Le comunicazioni cablate precedono quelle senza fili come il wireless. 

La seconda fase dell’elettricità è quando l’elettricità diventa informazione. Così, invece di avere il semplice trasporto del segnale, abbiamo la ricostruzione del segnale, al momento della domanda. E’ il modo con cui pensiamo.

Noi ricostruiamo l’immagine, il pensiero, la parola nella nostra mente, al momento della domanda. Quindi, i computer, le reti, la simulazione usando l’elettricità emulano le operazioni di controllo e comando.

La fase numero tre, che è la fase attuale, è una fase caratterizzata dal wireless, qualitativamente diversa, ma presenta una soluzione di continuità con le altre due. Comunicazione, accesso onnipresente a tutti i segnali: l’elettricità sta emulando l’intelligenza. 

Convergenza è l’altra parola chiave. Proviene da 0/1. Si può ridurre tutto alla stessa cosa, dunque è sufficiente prendere una sequenza digitale che rappresenta un’immagine, suoni, testo ed è possibile visualizzarli su qualsiasi supporto, purché sia digitale. Integrazione è un’altra parola chiave: l’elettricità è un integratore. Integra le cose, fa in modo che i motori lavorino insieme. c’è oggi una spinta verso l’integrazione globale. Da convergenza e integrazione deriva intelligenza perché tutto ciò è intelligente.

Altro elemento fondamentale è l’accesso casuale o non saremmo in grado di pensare. Dobbiamo avere un accesso casuale a tutti gli elementi del nostro pensiero .

  • tempo reale: Noi pensiamo in tempo reale. E il nostro modo di pensare è ciò le psicotencologie proiettano fuori dal nostro cervello.
  • L’ubiquità: tutto è disponibile ovunque 
  • Globalità: L’elettricità raggiunge tutto il mondo; è una situazione globale.
  • Virtualità:  ciò che accade sullo schermo ha un significato virtuale che ha la fluidità del pensiero, e non ha resistenza della materia.
  • L’onnipresenza, ciò che per noi è onnipresente, significa in ogni momento e ovunque.
  • Interattività, Ipertestualità e trasparenza che totalmente non è ancora avvenuta.

Si arriva ad un concetto di tecnobiologia dell’elettricità, perché, in effetti, l’elettricità è di per sé dentro e fuori dal corpo. Il corpo funziona con un potenziale elettrico interno. Nella modalità analogica, l’elettricità emula le funzioni muscolari del corpo. Nella modalità digitale, l’elettricità emula la cognizione. Tutte le psicotecnologie, sono estensioni dei nostri sensi e delle nostre capacità di comunicazione. Alcuni di queste, come il cellulare, portano indietro l’elettricità al corpo. 

La tecnobiologia del wireless è ancora più intima. Il telefono cellulare promuove l’integrazione di tutto il mondo all’interno del corpo dell’utente.  Il cellulare è accesso verso il mondo, e l’accesso verso voi da parte di tutto il mondo. 

Quali forme di intelligenza esistono? Howard Gardner parla di un’intelligenza “naturale”, individuale e personale ed un’intelligenza “artificiale”, assistita dal computer. 

A ciò si aggiunge un nuovo vocabolo: “mindware”, ovvero un’infrastruttura della condivisione di informazioni e naturalmente parte integrante sono i contenuti veicolati. 

Nello specifico Gardner individua 7 tipi di intelligenza dalla tecnologia alla biologia:

  • l’intelligenza visual-spazialeè quella che ci permette esplorare rapidamente un ambiente e scoprire che cosa è importante. Ci permette di essere reattivi all’ambiente visivo con velocità e precisione.
  • L’intelligenza musicaleconnessa al senso della musica. Alcune persone sono semplicemente stonate. Alcune persone percepiscono il senso di ciò che la musica sta dicendo. Riescono a capire cosa c’è nel ritmo e come si struttura. È un talento, che non tutti hanno nella stessa misura.
  • l’intelligenza verbale, che ci consente di parlare in modo intelligente, di riconoscere il legame tra le parole, facendo il giusto tipo di collegamenti tra le varie cose. L’intelligenza verbale è quella di una persona capace di gestire molto bene il linguaggio.
  • L’intelligenza logico/matematica, posseduta da chi vede il mondo intero come una proposizione matematica.
  • l’intelligenza interpersonaleè il senso che abbiamo degli altri; dunque anche questa intelligenza è distribuita in gradi diversi tra diversi individui. E’ molto vicina all’intuizione
  • Intelligenza intrapersonale, conoscere sé stessi, conoscere il proprio corpo, rendersi conto dal proprio corpo: che il fumo fa male oppure sapere quando smettere di mangiare, di bere, quando è ora di fermarsi. E’ insomma avere intelligenza di se stessi. 
  • l’intelligenza corporea/cinestetica, è una sensibilità molto forte a tutte le variazioni di temperatura, di stato d’animo, della gestualità. 

Poi naturalmente c’è l’intelligenza emotiva di Daniel Goleman, che è la conoscenza di sé, la competenza personale. Per essere emotivamente intelligenti bisogna riconoscersi per chi si è, da cui la sicurezza in se stessi. E poi c’è l’autoregolazione, che è la capacità di gestire sé stessi: serve per tenerci sotto controllo, senza che esplodere emotivamente

In termini di competenza sociale, l’idea è quella di avere empatia, di essere socialmente consapevoli; orientati al servizio, essere generalmente disposti ad aiutare. La consapevolezza organizzativa, ci mette inoltre in grado di gestire un ambiente, in una situazione di crisi in cui magari bisogna avere una certa idea di: “cosa va fatto qui” e “come si fa a fare questa cosa”.

E poi importante è anche la gestione delle relazioni: l’iniziativa, l’influenza, la comunicazione, la gestione dei conflitti, tutte competenze che sono richieste da persone che assumono la leadership, prendono il controllo o si sentono responsabili. Mostrare capacità di leadership, vuol dire essere in grado di invitare le persone a cambiare intorno a loro, di creare relazioni tra le persone. 

Francisco Varela ha detto che l’intelligenza in primo luogo è incarnata, l’intelligenza non può essere ridotta ad una mente pensante da sola senza che sia connessa al suo corpo. Emergenza è quella cosa che appare costantemente e inter-soggettivo significa che, anche se non è sufficiente pensare che il nostro corpo sia coinvolto, è essenziale pensare che anche altre persone siano coinvolte. 

il pensare non è necessariamente un’attività solitaria da cui la natura del pensiero e dell’intelligenza sotto l’influenza di condizioni elettroniche: Inter-ligere significa portare le cose insieme, legare che ci rimanda la termine link e linking.

Le teste degli uomini sono fatte per afferrare, rielaborare e condividere il significato. Finora il cervello umano lo fa meglio del computer che pur non essendo nuova intelligenza possono aiutarla.

Accelerazione e interconnettività sono entrambe accresciute e il tempo del Mindware di Gardner si sta realizzando, l’era del pensiero ipertestuale che consente di collegare le cose nel momento in cui si ha bisogno di farlo, attraverso un accesso casuale, e ottenere così quello che vi serve.

Il primo strumento ipertestuale inventato da Tim Bernes-Lee, è il World Wide Web, meglio noto come protocollo di internet.

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