Sostenete la passione per la musica nei bambini.

Molti articoli sostengono che lo studio della musica sia utile ai bimbi, che sviluppi la loro intelligenza a li aiuti nello studio. Io non sono un medico ma voglio raccontarvi la mia esperienza di mamma.

Ben aveva 5 anni e mezzo quando disse di volere la batteria, scrisse una lettera a Babbo Natale a settembre, con largo anticipo, per essere sicuro che il regalo sarebbe arrivato.

Gli chiesi se voleva una batteria giocattolo e lui sicuro mi rispose: “No, ne voglio una vera” (la mia domanda era davvero sciocca col senno di poi)

Gli spiegai che era un regalo costoso, impegnativo e che gli strumenti veri erano per coloro i quali volevano imparare a suonarli, non servivano a giocare. “Sì ma io voglio proprio andare a scuola di batteria” mi disse… sì lo so ha sempre la risposta pronta, come tutti i bimbi (quand’è che si perde questa capacità?)

Con qualche dubbio, andai con Ben in una scuola di musica vicina (la Jam di Pomigliano d’Arco), il proprietario era omonimo di mio figlio ed entrambi risero di questa cosa, Ben si trovò subito a suo agio, si sedette e disse che voleva imparare a suonare la batteria. Il proprietario fu colpito dalla decisione del bimbetto che aveva davanti ma era anche un po’ dubbioso. Un bimbo che ora iniziava la scuola elementare avrebbe resistito a un’ora di lezione con un maestro? Non si sarebbe annoiato? Lo credevo anche io, lo studio della musica è un impegno serio non è andare lì e fare casino con i piatti e la cassa, come io credevo lo intendesse mio figlio all’epoca.

Fortunatamente in questa storia ho incontrato le persone giuste, il proprietario mi disse di fare una lezione di prova con il maestro per vedere un po’ come andava, prima di prendere qualsiasi impegno.

Ben entrò in aula e lì trovò Riccardo Schmitt, quello che sarebbe divenuto il suo maestro. Io entrai con lui, restai 5 minuti, due colpi a destra, tre a sinistra, il piede… io già non capivo niente: “posso andare?” chiesi a mio figlio, lui disse di sì.

Tornai dopo un’ora, Ben usciva sorridente della stanza, “come è andata?” chiesi, “iscrivimi” mi rispose.

È cominciata così, con i primi compiti assegnati dal maestro segnati sul quaderno con la scrittura incerta di chi ha appena imparato a scrivere, con gli esercizi sul pad (chi lo sapeva cos’era un pad prima), le prime spiegazioni di tutte le cose nuove che stava imparando e che io non capivo.

Poi è arrivata la batteria, il suo primo concerto… suonava “We will rock you” dei Queen.

Ricordo che quando Riccardo gli assegnò la canzone, lui era felicissimo di suonare insieme ai grandi, perché in una scuola di musica è così, si suona insieme, si conoscono gli altri maestri, è come una grande famiglia. Il bimbetto timido che avevo iniziava a interagire con gli altri, faceva le prove anche quando il suo maestro non c’era ma a seguirli c’era il maestro di chitarra o la maestra di canto, diventava gande e superava le sue paure.

Voleva però capire, di che anno era la canzone, di cosa parlava, chi erano i Queen e soprattutto sapere qualcosa sul loro batterista.

Sapete che Roger Meddows-Taylor, il batterista dei Queen, ebbe la sua prima batteria in dono per Natale? Ebbene sì, prima suonava la chitarra. Potete immaginare cosa disse Ben quando lo scoprì: “è destino”.

Ecco, io non so come è in nata in Ben questa passione, ma l’ho vista crescere con lui, ho visto un bimbo di 7 anni chiedere un “piatto ride” come regalo invece di un giocattolo o una play station, l’ho visto passare ore dopo i compiti a fare gli esercizi di tecnica, l’ho visto cercare le percussioni più strane nei negozi etnici nelle nostre vacanza all’estero, suonare la M’bira insieme a uno sconosciuto a Corfù,  discutere sul suono di un campanaccio con un venditore a Itaca, scegliere in Catalogna il suono più strano in percussioni di legno. Come si capivano un bambino e tutte queste persone io non l’ho mai capito, ma in quei momenti ho visto con i miei occhi cosa vuol dire linguaggio universale della musica.

Questa è la cosa che più amo di questo studio, lo porta a scoprire cose nuove, lo rende curioso, lo fa aprire al mondo a porsi domande, ed è solo quella la via per imparare, per crescere, per sapere.

Lui non mi ha mai detto “suono perché voglio diventare una rock star”, dice che vuole diventare come Riccardo, il suo maestro e mi chiede sempre se può fare il conservatorio e prendere un’altra laurea, “due come te mamma”.

Quando un bimbo dice che vuole diventare come il suo maestro, vuol dire che ha un buon maestro. Auguro a tutti i bimbi di trovare lungo il loro cammino insegnanti non solo preparati, ma che trasmettano loro fiducia e amore per ciò che insegnano, perché infondo è tutto qui.

Ben oggi è un bambino di 10 anni la cui vita è cambiata a causa di un virus, come quella di tutti noi, da un momento all’altro, ha fatto i conti con la paura, con il non poter più andare a scuola, non poter uscire, non poter vedere i suoi amici.

Ma può suonare, come se fosse la cosa più importante del mondo lo vedo sorridere quando si siede dietro la batteria.

Quando gli ho detto che avrebbe continuato a fare lezione con Riccardo su Skype era felicissimo, ha più tempo ora, suona di più ed è orgoglioso quando il maestro gli dice che ha fatto progressi, che è riuscito a fare una cosa difficile anche da solo.

È il suo piccolo spazio di mondo che è rimasto intatto, è quello che non ha smesso di guardare al futuro, perché si prepara comunque il pezzo per il concerto di fine anno anche se non si sa se si farà… e non chiedetemi di spiegare a un bimbo di 10 anni che questo futuro non c’è.

Non fermate la musica, vi prego, non privateci di tutto questo.

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Annarita Di Sena

Ingegnere dei materiali, laureata nel 2005 presso l'università Federico II di Napoli con una tesi sui compositi in carbonio NCF, master in materiali non convenzionali nel 2008. Laureata in Filosofia, presso l'Università degli studi di Salerno nel 2017 con tesi in Filosofia del Rinascimento su Marsilio Ficino.

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