Brexit: cosa cambia.

Immediatamente niente, ma inizia la lunga fase della transizione e degli accordi che durerà tutto il 2020. Farage ha rotto tutto ma ha lasciato i cocci nella stanza.

A mezzanotte di domani i brexiters potranno finalmente brindare festeggiandol’uscita del Paese dall’Unione europea, l’altro 50 per cento degli inglesi invece verrà probabilmente preso dallo sconforto e realizzerà che non c’è più niente da fare. Per i 3 milioni di cittadini europei che vivono nella Gran Bretagna inizierà il periodo dell’attesa, dell’ansia di sentirsi improvvisamente più stranieri di prima.

E per le imprese? Per loro la data del 31 gennaio 2020 ha solo un valore simbolico, niente di pratico.

 A spiegarlo bene è Antonio Ferraioli, presidente e amministratore delegato di La Doria,  la famosa azienda alimentare produttrice di pomodori, legumi in scatola e succhi di frutta che ha proprio Gran Bretagna la sua parte più importante di mercato.

“Per quanto riguarda i rapporti commerciali con l’Unione europea, la legge approvata dal Parlamento inglese non è altro che un accordo per fare un accordo entro la fine del 2020. Quindi, da qui a dicembre non cambierà nulla, tutto rimane invariato”.

E dopo?

“E dopo vedremo… Il rischio più grosso è che vengano applicati dei dazi. Ma dobbiamo aspettare quello che succederà, abbiamo 11 mesi per vedere come andrà a finire questo negoziato. E per quanto ci riguarda non si parlerà solo di dazi, ma anche di norme sanitarie, etichettature e altro. Loro dicono che non vogliono allinearsi alle normative europee, che detteranno nuove regole, ma io credo che agli inglesi per primi non convenga creare troppa confusione”.

Continua Ferraioli “Le oscillazioni della sterlina ci hanno fatto un po’ soffrire, ma sono niente rispetto ai rischi veri che dovremo affrontare dal 2021. Prima ancora dei dazi, per le aziende europee che esportano nel Regno Unito c’è il rischio degli intoppi logistici, che secondo alcuni esperti potrebbero diventare un vero incubo. Cosa succederà se dal 2021, in mancanza di accordi, le merci in entrata in Gran Bretagna dovranno essere controllate alle frontiere con lunghe procedure che faranno dilatare i tempi di consegna?

Conscia del pericolo, La Doria è corsa ai ripari con un maxi-investimento: ha costruito in tempi record a Ipswich un nuovo, grande, magazzino, totalmente automatizzato. La struttura è stata realizzata con una spesa di 50 milioni di euro, circa la metà del totale degli investimenti previsti dal gruppo per il periodo 2018-2021, e dovrebbe permettere di fronteggiare le probabili lungaggini della dogana senza fare mancare le merci ai clienti.

Quanto ai dazi, se verranno si vedrà”

Nel frattempo che cosa potete fare?

“Non c’è molto da fare, se non pressione sul nostro governo, e noi lo faremo soprattutto attraverso Confindustria,  perché i nostri interessi vengano adeguatamente  tutelati nel negoziato”.

In pratica il 31 gennaio quindi non succederà niente di speciale, a parte qualche festa organizzata qua e là dai sostenitori della Brexit. Inizialmente le differenze non si noteranno neanche.

È  dal 1° febbraio infatti che inizierà un altro, ben più importante conto alla rovescia per i leader politici e i negoziatori delle due parti: trovare accordi commerciali, doganieri e di viaggio che regolino i nuovi rapporti tra Londra, la Ue e il resto del mondo.

Il periodo di transizione durerà 11 mesi durante i quali si cercherà di sistemare le vere questioni importanti, quelle ignorate dal populista Farage, lui infatti si è limitato a rompere i cocci per poi lasciare la stanza. Bisognerà trovare accordi per la mobilità transnazionale, per i diritti dei cittadini e le politiche di immigrazione.

Tuttavia il 31 gennaio resterà una data storica. Perché?

Perché non si torna più indietro. A partire dalle prime ore di sabato, il Regno Unito non potrà più revocare l’articolo 50 e non farà parte più parte della UE – a meno di nuova, fantascientifica richiesta di adesione.

L’accordo negoziato da Theresa May e rinegoziato da Boris Johnson, diventa un trattato vincolante tra il Regno della Regina Elisabetta II e Bruxelles, con tanto di sanzioni.

Il Regno Unito non farà più parte delle strutture decisionali dell’UE; i loro ministri, compreso il premier, non parteciperanno più ai vertici UE se non invitati, e i 73 deputati britannici non siederanno più al Parlamento europeo e verranno sostituiti.

Oltremanica, il Dipartimento per l’uscita dalla UE cesserà di esistere: sarà sostituito da un’unità della Task Force Europa, all’interno del Gabinetto del Consiglio dei Ministri, guidata da David Frost.

Supervisionerà le trattative per i partenariati per gli accordi commerciali con l’Europa e con altri paesi. Il tutto potrebbe essere accompagnato da un rimpasto governativo e si inizierà finalmente a pianificare nei dettagli il futuro confine tra le due Irlande – il vero grattacapo delle trattative negli ultimi due anni.

I documenti esistenti, come le patenti di guida, rimarranno validi, ma a partire dal 31 gennaio il passaporto del Regno Unito non darà più diritto di cittadinanza europea. Per quanto riguarda le condizioni di viaggio e i vantaggi, nulla cambierà durante il periodo di transizione.

Per tre milioni di cittadini europei che vivono nel Regno Unito, e per un milione di cittadini britannici residenti nella UE, entrerà in vigore un nuovo accordo a tutela dei loro diritti che sostituirà i diritti garantiti dall’appartenenza al blocco comunitario.

I termini dell’accordo e gli esempi di come funzionerà nella pratica sono illustrati nella sezione https://ec.europa.eu/unitedkingdom/services/your-rights/Brexit_en

Durante il periodo di transizione, ovvero fino al 31 dicembre prossimo, l’accordo consente ai cittadini del Regno Unito di rimanere dove stanno e di continuare a ricevere assistenza sanitaria e pensioni all’estero.

Inoltre, concede in modo permanente il diritto di soggiorno ai cittadini UE che vivono nel Regno Unito.

L’accordo di ritiro rende molto chiaro che, una volta concesso, non sarà possibile revocare ai singoli cittadini europei lo status di residente nel Regno Unito. La legislazione britannica che regola questi diritti prevarrà su qualsiasi altra legislazione, al fine di garantire il mantenimento dei diritti acquisiti.

Cosa non cambia il 31 gennaio?

Tutto il resto rimane uguale, almeno fino al 31 dicembre: rimangono in vigore i vantaggi e le protezioni garantite dall’Unione Europea come la libertà di circolazione, i massimali tariffari per il roaming dei telefoni cellulari e l’uso dei varchi per cittadini europei nei punti di confine.

Non ci saranno cambiamenti negli scali portuali come Dover o negli aeroporti. Non solo: i vantaggi reciproci esistenti in materia di assistenza sanitaria rimangono invariati.

Fino al 31 dicembre, fare affari o vacanze nel Regno Unito sarà esattamente uguale a prima.

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Redazione

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