Cambiamenti climatici e IOD tra le cause degli incendi in Australia

Cambiamenti climatici tra le cause degli incendi in Australia. Non solo IOD e incendi australiani ma anche riscaldamento globale, ricordando che ancora prima di Greta, già da anni la FAO si interessa al problema del cambiamento climatico riservando sul proprio sito una sezione costantemente aggiornata. Facciamo un attimo il punto sulla situazione incendi in Australia dove la morte dei koala è già al 30%. Stop a viaggi e vacanze per la catastrofe ambientale. Vigili del fuoco che dissetano koala e salvando vite umane e animali dagli incendi fuori controllo.

Continua la lotta contro gli incendi boschivi in Australia. Il cambiamento climatico non aiuta anzi favorisce gli incendi a causa del clima stesso che è diventato più caldo e più secco. L’unica speranza al momento sono le piogge, le sole in grado di estinguere fiamme tanto alte ma il problema è che non si prevedono precipitazioni abbondanti per i prossimi mesi.  Un vero e proprio circolo vizioso. Vorremmo tutti essere ottimisti ma risulta piuttosto difficile anche perché il clima australiano potrebbe ulteriormente peggiorare toccando temperature estive che di solito hanno il loro picco massimo nei mesi di gennaio e febbraio. 

La situazione di emergenza in Australia risale a settembre dello scorso anno e ad oggi si contano, secondo il quotidiano di notizie geopolitiche NG, 10 persone decedute e 700 case completamente arse dalle fiamme insieme a migliaia di ettari di vegetazione andati miseramente perduti.

Mentre i roghi divoravano l’Australia, il primo ministro australiano Scott Morrison, in vacanza negli Stati Uniti ha ricevuto pesanti critiche da parte dei suoi connazionali che gli hanno aspramente rimproverato di non aver mai preso misure adeguate per contrastare i cambiamenti climatici, addirittura minimizzando la questione. Altri incendi stanno attualmente distruggendo il Nuovo Galles del Sud e la regione del Queensland nell’area meridionale e occidentale dell’Australia.

Nonostante la leadership di Morrison non sia in discussione, per ciò che concerne le politiche ambientali, l’Australia non ha fatto molto, essendo tra l’altro uno dei maggiori paesi produttori di carbonio su scala mondiale. Tuttavia, dopo le scuse del primo ministro è stato promesso da parte del governo un impegno più consapevole e attivo nella riduzione delle emissioni di carbonio. L’Australia si impegnerà infatti a riportarle sotto i livelli del 2005 entro l’anno 2030 in conformità con l’accordo di Parigi entro quella data.

Molti australiani si stanno seriamente chiedendo se questi “fuochi assassini” debbano essere  ricondotti ai cambiamenti climatici. Gli scienziati hanno da moltissimo tempo avvertito il pericolo che rappresenta un clima che sta divenendo sempre più caldo e più secco correllando fenomeni di questo tipo ai cambiamenti climatici che contribuiscono a rendere gli incendi non solo più frequenti ma anche più intensi.

IOD e cambiamento climatico australiano


Nel corso dell’anno 2019 il principale fattore climatico che ha inciso sull’aumento del caldo è stato lo IOD (Indian Ocean Dipole) di cui la BBC ha scritto ampiamente in data 7 dicembre 2019 in un articolo che spiega che cos’è lo IOD e come lo IOD possa ricollegarsi agli incendi  . Lo IOD è un fenomeno che, causando un’oscillazione della temperatura della superficie dell’Oceano Indiano, ora riscaldandola e ora raffreddandola, inciderebbe pesantemente sulle piogge e le temperature australiane.

Nella parte occidentale del paese le precipitazioni quest’anno hanno superato la media laddove gli incendi nell’est Australia sono stati causati tanto dall’aumento della temperatura quanto dalla velocità del vento a cui si è venuta a sommare anche la  bassa umidità. Insomma una contingenza catastrofica di fattori che hanno consentito a piccoli focolai di diventare veri e propri roghi.

Gli incendi sono insomma una parte fondamentale del clima e degli ecosistemi australiani e studi come il 2018 State of the Climate riportano un aumento nella lunghezza della stagione degli incendi e della sua intensità in conseguenza del riscaldamento globale. Da un lato, dunque, se tracciare un collegamento diretto tra l’attività antropica e gli incendi in Australia è operazione complessa, dall’altro, la comunità scientifica concorda unanimemente nel prestare attenzione all’emergenza climatica che è destinata in futuro a rendere più frequente in Australia l’origine e lo sviluppo di questi grandi fenomeni incendiari.

In questi giorni l’aria a Sydney è davvero inquinatissima al punto tale che nel sud-est del paese il cielo è grigio e arancione per la grande quantità di ceneri sollevate negli incendi e non solo, fumo la cenere sono arrivati perfino in Nuova Zelanda  dove le nevi e i ghiacciai si sono addirittura colorati di marrone.

Chi si sta prendendo cura degli incendi? Non potevamo dimenticare in chiusura una doverosa menzione alle decine di migliaia di vigili del fuoco, per la maggior parte volontari, che lottano contro le fiamme tutti i giorni e salvano vite. Il governo australiano, malgrado il disaccordo del Primo Ministro Scott Morrison, ha deciso comunque di premiare i volontari degli incendi con una somma di quattromila dollari, donazione che non ha comunque impedito, purtroppo, data la gravità della cosa, che l’Australia chiedesse aiuto a Canada e Stati Uniti per l’invio dei canadair.

In conclusione, oltre a tutto ciò che è strettamente connesso al cambiamento climatico, non è da trascurarsi l’aspetto economico. I danni causati dagli incendi fino ad oggi si stimano intorno ai 240 milioni di dollari e il valore è tristemente destinato ad accrescere, ragione per cui le azioni da intraprendere sul versante climatico devono essere immediate se non si vogliono pagare ingenti danni a lungo termine .

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Redazione

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