Condannati a morte i terroristi che uccisero 9 italiani a Dacca, Bangladesh

Sentenza per l’attacco terroristico che costò la vita a 24 persone tra cui 9 nostri connazionali

Era il primo luglio del 2016 quando  sette terroristi aprirono il fuoco all’interno del ristorante Holey Artisan Bakery situato nel quartiere diplomatico di Gulshan,  molto vicino alla nostra ambasciata locale.

L’attacco terroristico iniziò intorno alle 21:30 locali, quando i terroristi entrarono nel ristorante armati di bombe, armi e coltelli. Dopo aver aperto il fuoco e fatto esplodere alcune bombe presero in ostaggio i clienti del ristorante, molti dei quali stranieri. Successivamente ingaggiarono una sparatoria con la polizia, durante la quale rimasero uccisi diversi poliziotti.

La polizia dopo aver isolato la zona intorno al ristorante ha organizzate un blitz dove le forze speciali riuscirono a liberare gli ostaggi ancora in vita.

Il particolare più agghiacciante lo scoprimmo dopo grazie alle testimonianze dei superstiti: i terroristi separarono gli ostaggi sulla base di chi sapeva recitare brani del Corano. Quelli che non erano in grado di farlo furono torturati e uccisi. L’esercito del Bangladesh indicò che tutti gli ostaggi morti furono brutalmente uccisi con armi affilate.

L’ISIS rivendicò quasi subito l’attentato ma  il ministro degli interni bangladese, Asaduzzaman Khan, dichiarò in seguito che gli autori dell’attentato appartenevano all’organizzazione criminale Jamaat-ul-Mujahideen (Assemblea dei Mujaheddin) e non erano affiliati con lo Stato Islamico.

l 27 agosto 2016 viene diffusa la notizia dell’uccisione, da parte della polizia bengalese, di Tamin Ahmed Chowdhury, considerato l’ideatore dell’attentato, e di due suoi complici in uno scontro a fuoco vicino a Dacca.

Il 6 gennaio 2017 giunge la notizia dell’uccisione da parte delle forze di sicurezza bengalesi di Nurul Islam Marzan dirigente di Jamaat-ul-Mujahideen e ricercato in quanto considerato uno degli ideatori della strage

Ieri un tribunale antiterrorismo ha condannato a morte sette persone. I sette, che erano presenti in tribunale al momento della lettura della sentenza, potranno ricorrere in appello. Un altro imputato è stato assolto.

Nota finale

I successivi esami autoptici sui corpi dei nostri nove connazionali evidenziarono segni di torture, tagli provocati da armi affilate e mutilazioni. Ricordiamo i nomi delle vittime: Cristian Rossi, 47 anni; Marco Tondat, 39; Nadia Benedetti, 52; Adele Puglisi, 54; Simona Monti, 33; Claudia Maria D’Antona, 56; Vincenzo D’Allestro, 46; Maria Riboli, 34; Claudio Cappelli, 45

Redazione

La nostra redazione comprende vari articolisti che imparerete a conoscere di volta in volta leggendo post specifici. Il lavoro di "squadra" rimane identificato come redazione

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Una risposta

  1. 18 Dicembre 2020

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