I congiunti del Conte

Fase due: ammesse visite al figlio della figlia del figlio del fratello di tua madre, ma non agli amici e ai compagni.

Congiunti? Non significa niente. Il codice civile parla di parenti e affini, menziona chi si è unito civilmente e anche le coppie di fatto, eppure tutta la parte che disciplina gli spostamenti contenuta nel nuovo decreto della fase due si basa sulla parola “congiunti”

Un provvedimento, quello annunciato ieri dal, purtroppo per noi, premier Conte, che definire grottesco è una gentilezza usata per non risultare volgari a quei pochi che avranno la bontà di leggerci.

Consentiti «gli spostamenti per incontrare congiunti», ecco quanto si leggerà nel nuovo decreto.

Sì ma chi sono i congiunti?

Naturalmente due persone sposate o unite civilmente sono congiunti, ci mancherebbe. Questo lo diamo per certo e andiamo oltre.

Nonni e nipoti sono congiunti, almeno su di loro non ci sono dubbi.

E poi? Siccome la parola congiunti non esiste giuridicamente bisogna per forza di cosa assimilarla a “parenti”

Quindi il decreto sostanzialmente dice che si potranno incontrare i parenti, e parenti, codice civile alla mano, sono riconosciuti tali fino al sesto grado.

Quindi, siete andati a trovare vostra nonna paterna che abita nel medesimo vostro comune e durante la conversazione lei si è messa a parlare di sua sorella Erminia che non sente da mesi? Benissimo! Potete andare anche da Zia Erminia perché è praticamente una parente stretta, altro che semplice congiunta. Prendete quindi il treno e la macchina e via verso il confine estremo della vostra regione, anche fosse l’ultimo paese prima di oltrepassare il valico regionale siete ancora in regola perché gli spostamenti all’interno del territorio regionale per incontrare i congiunti sono consentiti e zia Erminia è, a termini di legge, una prozia, quarto grado collaterale di parentela, state larghissimi proprio. Mi raccomando però, se durante il tragitto passate davanti la  casa di un vostro collega con cui da anni dividete le giornate non fermatevi, perché non si può, è proibito dalla Legge! Una volta terminata la gita fuori porta per far visita alla cara zia Erminia, che non vedevate da quando si è spostata vostra cugina nel 1990 e voi avevate tre anni, tornate a casa. Il giorno dopo, autocertificazione alla mano, andate a trovare vostra mamma così finalmente potete smetterla di avvelenarvi con le schifezze che vi preparate da soli. “Te lo ricordi il cugino Mario” vi potrebbe dire, voi naturalmente non sapete nemmeno chi sia ma, sorpresa, il cugino di vostra madre è congiunto! Quinto grado collaterale di parentela. E via…di corsa a salutare lo zio Mario che abita all’opposto di dove stava zia Erminia ma comunque sempre nella stessa regione, quindi in regola con il decreto. Potete avvertire il vostro fidanzato o la vostra fidanzata perché passando sotto casa loro potrete salutarli dal finestrino, senza salire, perché non si può.

Ecco spiegata brevemente la follia del nuovo decreto.

I fidanzati e gli amici quindi non sono congiunti?

No. Altrimenti, per quanto siano capre quelli che ci governano, non avrebbero usato la parola congiunti ma altro, se l’hanno usata è proprio per creare un folle perimetro illiberale, un recinto dove al cittadino è permesso di camminare. Siamo arrivati al controllo totale, altro che fascismo, qui siamo avanti anni luce nella scala dei regimi totalitari. E chi osa solo pensare di negare questo la pandemia ce l’ha nel cervello. Ovvio.

Naturalmente giuristi veri e giuristi da social, quelli che fino a ieri facevano i virologi, hanno cercato di dare un senso alla parola congiunti. Noi tralasciamo le inutili opinioni dei secondi e ragioniamo qualche minuto su quanto dicono i primi.

“Normativa” è uno spazio web che cataloga gli atti di legge pubblicati nella Gazzetta Ufficiale, dal 1861 a oggi – la parola “congiunti” ricorre in 561 atti, senza una definizione precisa. Esiste invece la definizione di “prossimi congiunti”, nell’articolo 307 del codice penale, quello sull’”Assistenza ai partecipi di cospirazione o di banda armata”. Il codice stabilisce che non è punibile chi commette questo reato «in favore di un prossimo congiunto», dove per prossimi congiunti si intende «gli ascendenti, i discendenti, il coniuge, la parte di un’unione civile tra persone dello stesso sesso, i fratelli, le sorelle, gli affini nello stesso grado, gli zii e i nipoti: nondimeno, nella denominazione di prossimi congiunti, non si comprendono gli affini, allorché sia morto il coniuge e non vi sia prole». L’articolo stabilisce che la definizione vale «ai fini della legge penale».

Secondo questa definizione, considerando che i “congiunti” del decreto del governo siano assimilabili ai “prossimi congiunti” – si potrebbe andare tutti quanti a trovare genitori, figli, suoceri, nuore e generi (cioè gli affini di primo grado), il coniuge (sia dell’unione matrimoniale, sia civile), fratelli, sorelle, zii e nipoti. Non si potrebbe andare a trovare gli affini (quindi suoceri, nuore o generi) se è morto il coniuge e non ci sono figli, né amici e partner con cui non si sia sposati o uniti civilmente.

Si rasenta il tragicomico insomma, l’ennesima dimostrazione d’incapacità da parte del peggior governo della storia repubblicana, capitato proprio nel momento più difficile.

Poveri noi.

Redazione

La nostra redazione comprende vari articolisti che imparerete a conoscere di volta in volta leggendo post specifici. Il lavoro di "squadra" rimane identificato come redazione

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