Congiunti fuori regione

Riceviamo e pubblichiamo la toccante lettera di Giada Cesarò. Quando potremo rivedere i nostri affetti che abitano in un’altra regione? Dopo più di due mesi è ingiusto aspettare ancora

Convivo con la distanza da due anni ormai. Vivo a Roma, il mio fidanzato a Firenze e i miei genitori vicino Catania. In questi mesi, mi sono abituata a vederli con una certa regolarità. I miei genitori, essendo più lontani, salgono ogni 2 o 3 mesi a Roma, mentre riesco a vedere il mio fidanzato ogni due settimane. Abbiamo passato periodi in cui non ci siamo visti più a lungo, a volte anche una volta al mese, perché lui stava male e non poteva muoversi, e io dovevo lavorare. Per me, la distanza non era niente di nuovo. A metà di questa quarantena, vari amici mi hanno confidato quanto fosse difficile non vedere il loro partner per tutto questo e mi chiedevano come facessi. Io ho raccontato loro che è una questione di abitudine e che è una buona idea cercare di ritagliarsi degli spazi di normalità: vedere una serie tv o un film insieme, parlare di cosa si fa durante il giorno, senza stare, però, tutto il tempo in videochiamata. Così, sono passati due mesi di quarantena per me e il mio fidanzato, due mesi senza vederci se non attraverso uno schermo, due mesi senza uscire di casa, senza visitare nessuno dei miei affetti più cari. Ma ho resistito, io come tutti. Alla fine di aprile, ero speranzosa di poter rivedere i miei congiunti fuori regione molto presto, invece non è stato così. Ho visto la data di riapertura dei confini regionali spostarsi sempre di più, dal 18 al 25 maggio, fino al (forse) 1 giugno. Ogni volta che il giorno tanto atteso si allontanava, mi sentivo sempre più giù di morale, soprattutto pensando che la riapertura delle regioni dipendeva dai miei concittadini, dal buon senso della gente. Forse mi sono accanita troppo verso chi usciva in completa libertà, ma so perfettamente perché. Chi non rispetta le regole è la causa per cui la riapertura regionale viene sempre posticipata, il motivo per cui non posso vedere i miei genitori e il mio fidanzato. In questi giorni non sono uscita di casa, ma ho visto sui social gente fare picnic nei parchi di Roma senza mascherina, andare a correre senza rispettare la distanza di sicurezza solo per incontrare i propri amici che, tra l’altro, non sono considerati congiunti. Noi che abbiamo congiunti fuori regioni dobbiamo fidarci di queste persone, dei nostri corregionali, alcuni dei quali non rispettano le regole per godere della loro libertà. La libertà non è tale se lede quella altrui.

E così io, come tante altre persone nella mia situazione, mi trovo ancora lontana dalle persone a me più care, senza sapere quando le rivedrò. Dopo due mesi, la distanza inizia a pesare. Ogni giorno mi accorgo di essere sempre più fragile, di sopportare meno quello che succede intorno a me. Non riesco a studiare, a lavorare, a concentrarmi. Sento l’aria che mi manca. Mi manca la mia normalità, come manca a tutti ma, mentre il più della gente può vedere i propri cari, io no. E mi basterebbe solo questo per stare meglio. 

Giada Cesarò

Redazione

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