Ma quale modello Italia

Fake news di Conte. Nessun paese straniero prende esempio da noi. Sul coronavirus l’Italia è il modello da non seguire. Ultimi anche nella ripartenza

È da quando la pandemia Covid19 ha avuto inizio che sentiamo ripetere da Conte questa bufala, la verità però è molto diversa: non c’è nessun modello Italia, o meglio c’è, ma è il modello negativo, l’esempio da non seguire, questo dicono i giornali stranieri, eppure anche di recente, il capo del nostro governo ha continuato a ripetere queste balla colossale           «Ci stanno guardando dall’Europa e dal mondo per i decreti che abbiamo approvato, ci stanno già chiedendo una copia di questo decreto. Anche nella ripresa l’Italia è ammirata»

Ma non è stato solo Conte a innalzare cortine di fumo con questa bugia, tutta la squadra anti-Coronavirus del governo ha proseguito nel raccontarci di questo fantomatico «modello Italia». Anche Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi, e persino lo stesso Roberto Speranza hanno ripetuto più volte che l’Italia all’estero è vista come un modello da seguire, ma non è vero perché guardando i giornali stranieri l’Italia viene spesso citata come esempio negativo. D’altronde come si potrebbe parlare di modello positivo quando ancora non abbiamo, dopo 3 mesi, reagenti e mascherine?

Sulla stampa estera, quando si indica un modello che ha fatto bene si nominano altri paesi. Il New York Times, per esempio,  scrive che è stata la Germania, e non l’Italia «la prima democrazia occidentale ad aver contenuto la diffusione del coronavirus e ora è la prima a riaprire la sua economia» e lo ha fatto usando i test per gli anticorpi tra la popolazione, qui invece ancora mancano i reagenti. Scrive ancora il New York Times, L’Italia non ha fatto altro che ripetere di «restate a casa», nel frattempo però le mura domestiche sono diventate il luogo in cui la gente si è contagiata di più: «Non è stato messo in atto un chiaro sforzo nazionale per impedire alle persone contagiate di infettare le loro famiglie».

L’Italia, quindi, è spesso indicata come il Paese da cui imparare cosa non bisogna fare.. L’Opinion ha pubblicato uno studio del Deep Knowledge Group sull’efficienza di risposta al Covid-19, in cui l’Italia risulta al 32esimo posto su 33 in Europa. E mentre i morti da noi continuavano a crescere spaventosamente, la Harvard Business Review ha subito stilato uno studio dal titolo “Lezioni dalla risposta italiana al coronavirus”, con l’obiettivo di «aiutare gli Stati Uniti e i politici europei a non ripetere gli stessi errori fatti in Italia».

Le stesse misure del lockdown “da dittatura cinese”, che ha detta del Conte venivano prese come esempio nel resto dei paesi europei, non sono state copiate nessuno. Negli altri stati infatti non sono state chiuse tutte le attività produttive, ma solo alcune. Il divieto di passeggiare e di fare attività fisica all’aperto, come è stato imposto in Italia, non si ritrova da nessuna parte. Per non parlare delle autocertificazioni, praticamente assenti in tutta Europa, o al massimo digitali, come succede in Francia, e il teatrino visto qui con le continue modifiche al testo da stampare ce l’abbiamo avuto solo noi.

Conte mente sapendo di mentire anche sulla faccenda del Recovery Fund europeo, provando a spacciarla come un’idea tutta sua, però non è vero. Il Financial Times sottolinea i meriti del governo spagnolo per aver proposto il piano, «la migliore idea tra le tante proposte». Alla quale si è accodata subito la Francia, poi l’Italia, che invece inizialmente continuava a insistere in lungo e in largo sugli eurobond. Ma dalle parti di Palazzo Chigi la raccontano così: «Siamo riusciti a far convergere tutti gli Stati membri verso una soluzione del tutto innovativa, che sembrava impensabile solo poche settimane fa». Come annunciato durante la famosa conferenza stampa durata 43 secondi in cui non c’erano giornalisti e non si potevano fare domande.

Naturalmente nessuno ci imita  per quanto riguarda la ripartenza. La Cnbc scrive che «non c’è una idea chiara su quando l’economia italiana riaprirà pienamente» mentre in un servizio della Nbc viene detto che «l’Italia potrebbe non essere un modello convincente per altri Paesi». E il Washington Post è scettico sul funzionamento della app di contact tracing.

Neanche sul disastro “Scuola” qualcuno si sogna di fare come noi. In Germania, Francia, Svizzera e Olanda l’attività è già ripresa, seppur non a pieno regime. Qui da noi riapriranno a settembre, forse.

Reuters racconta inoltre  della corsa a ostacoli delle imprese italiane, tra scartoffie e burocrazia, per accedere ai prestiti del decreto liquidità garantiti dallo Stato: «L’Italia vuole riaprire. Gli imprenditori chiedono: Dov’è il denaro?», è il titolo del loro reportage. I giornali stranieri quando hanno raccontato del  bonus da 600 euro lo hanno fatto per scrivere del crash del sito dell’Inps e di come il governo abbia provato a giustificarsi inventando un attacco hacker, poi smentito dallo stesso presidente Pasquale Tridico. E mentre da noi per l’erogazione del bonus da 600 euro qualcuno ancora sta aspettando, in Germania i 5000 euro sono arrivati sul conto corrente nel giro di un fine settimana, bastava compilare una domanda on-line.

Ma di quale modello positivo stiamo parlando? La gente è in fila alla Caritas o al monte dei pegni, alcune attività non riapriranno mai, e noi dobbiamo sopportare anche le bugie di un avvocato di quart’ordine? No, grazie.

Redazione

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