Continua a salire la Meloni

Abbiamo forse sottovalutato un pericolo più grande di Salvini?

I sondaggi, che noi generalmente prendiamo con le molle, danno Fratelli d’Italia ormai stabile intorno al 10%. Per rendervi conto di quanto è grande questa cifra vi basti pensare che attualmente Calenda, Renzi e PiùEuropa insieme non raggiungono quel numero: gran parte del campo centrista e liberale ha meno voti di lei.

Se non vi basta questo allora tenete conto anche del fatto che tutti i micro-partiti di sinistra che si pongono, appunto, alla sinistra del PD, messi ipoteticamente tutti insieme, con l’aiuto anche dei Verdi, riuscirebbero forse ad arrivare alla metà di quel 10%.

I rilevamenti relativi ai singoli leader dicono che Giorgia Meloni nelle classifiche di gradimento ha superato addirittura Salvini (altri sondaggi la danno molto vicina ma ancora in svantaggio)

Insomma, quella che fino a poco tempo potevamo considerare come una sorta di Mini-Me ( quel personaggio minuscolo che copiava in tutto e per tutto le fattezze del Dr. Male in Austin Powers) del leader leghista, una imitatrice grottesca e sguaiata di Salvini, sta acquisendo sempre più forza nel panorama nazionale riuscendo in un’impresa che politicamente sembrava impossibile: conquistare uno spazio considerevole  alla destra della Lega.

Quello spazio ristretto perché occupato in gran parte dalla mole mastodontica del Carroccio sembrava destinato solo ai “partiti non partiti”, movimenti neo-fascisti come Forza Nuova o CasaPound, piccole realtà che nelle urne delle politiche nazionali non andavano mai oltre lo zero virgola duo o tre punti. Qualcosa di non istituzionale insomma.

Per la Meloni il discorso è ben diverso: lei è molto istituzionalizzata, sta in politica da decenni e ha alle spalle gran parte di quel che resta di Alleanza Nazionale, gente che anni e anni fa stava nel M.S.I.

Il successo della leader di Fratelli d’Italia a noi sembra inspiegabile. La sua politica è più che altro una non-politica, non affronta quasi mai temi reali e quando lo fa è maestra nel mandare il discorso altrove. L’esempio migliore lo possiamo rintracciare nella sua dichiarazione riguardo la senatrice Liliana Segre “Condanno l’antisemitismo ma il problema è il fondamentalismo islamico”. Questo giochino funziona sempre ma è abbastanza facile da capire: da un lato si condanna l’antisemitismo perché abbracciare apertamente le politiche naziste ancora ti fa sparire dalla scena politica che conta (non sappiamo fino a quando questo durerà) dall’altro però sminuisce subito la questione per strizzare l’occhio ai suoi elettori più fascisti dicendo che l’antisemitismo è una cosa secondaria, una roba da poco, un argomento che non va affrontato troppo; meglio concentrarci sul solito nemico che porta voti, l’Islam.

Per il resto i suoi discorsi sono per lo più slogan che si trasformano in tormentoni per prenderla in giro, da “Ollolanda  fino a Io Sono Giorgia, canzone remixata in tutte le tonalità. Tormentoni che però, altra questione abbastanza difficile da decifrare, sembra abbiano il potere di trasformarsi in booster di potenziamento, un po’ come successe con la rivisitazione in chiave ironica dei manifesti del Berlusconi operaio.

D’altra parte in un Paese, il nostro, in cui il M5S è riuscito a prendere più del 30% è difficile analizzare le motivazioni degli elettori. Dare colpa alla rabbia o all’ignoranza non può funzionare a lungo. La disperazione e la voglia frenetica, questa più che giustificata, di cambiamento, appaiono motivi più reali.

Perché ci preoccupa il successo della Meloni?

Per un’infinità di motivi.

L’aspetto più inquietante è la sua vicinanza con Bannon, nemico giurato dell’Europa, uno che è riuscito a convince la maggioranza degli statunitensi che un attrezzo rozzo, misogino e volgare come Donald Trump potesse diventare Presidente. Lo stratega sembra aver puntato tutto su di lei, mettendo da parte quel Salvini troppo ammanicato con i russi.

( Fanno tanto i sovranisti ma poi fanno a gara riguardo a quale potenza straniera venderci)

Un’Italia dove la Meloni ha maggiore peso politico è un’Italia sempre più distante dall’Unione Europea.

Un altro aspetto che ci preoccupa molto sta proprio nel motivo del suo successo: essere più di destra di Salvini. Per conquistare quello spazio ha sgomitato e lo ha fatto mostrandosi ancora più spregiudicata del leghista nel promettere un’ Italia più chiusa, meno europea, più bianca, più cristiana, insomma con una sola parola…più fascista!

Queste promesse poi gli elettori le rivorranno indietro trasformate in provvedimenti legislativi, vorranno davvero le navi ONG affondate, vorranno davvero meno libertà religiose e la polizia nelle moschee. Insomma si aspetteranno veramente più estrema destra e la Meloni sembra davvero determinata a dargliela.

Il suo populismo, perché alla fine sempre di quello si parla, è più circoscritto, meno rurale e terra terra di quello di Salvini, più sofisticato e autoritario, meno pacchiano, quasi littorio, per questo in molti risulta essere più affascinante di quello del leghista.

Inoltre, altro aspetto non da poco, lei viene da un ambiente che ha sempre avuto in testa la riforma costituzionale che vuole l’elezione diretta del Capo dello Stato, vuole la repubblica presidenziale. In sé non ci sarebbe neanche niente di male ma noi sabbiamo di quali leader in passato si sono innamorati gli italiani e non ci va di correre questo rischio.

Sappiamo che immaginare un’Italia con la Meloni affacciata al balcone di Piazza Venezia è fantascienza distopica, una sorta di “The Man in the High Castle” alla cacio e pepe. Realtà parallele, argomenti per audaci romanzieri ma la verità, quella tangibile, è preoccupante lo stesso. In un ipotetico e del tutto probabile governo Salvini, immaginare una Meloni che siede sui banchi dell’esecutivo, alla destra proprio del leader, forte di un 12 o 13 % di voti, significa immaginare un’Italia fortemente spostata verso una politica di destra estrema. Ben diverso sarebbe il discorso se quel 12 o 13 % andrebbe a forze politiche più moderate, come il partito di Berlusconi.

Non ci serve la Meloni Fuhrer, per spaventarci ci basta e ci avanza la Meloni ministro dell’interno, vice-premier, è azionista importante del governo. Uno spostamento tanto a destra non c’è mai stato nel dopoguerra italiano. Sarebbe come avere il vecchio MSI al governo, per intenderci.

Insomma, ancora una volta ci tornano alla mente le sagge parole di Gramsci, e oggi più che in altre occasioni ci appaiono profetiche “Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri”

Redazione

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