Le grandi epidemie della storia moderna e contemporanea.

Peste nera, influenza spagnola e vaiolo possono insegnarci ancora molto su come contenere il contagio. Il passato è sempre il maestro migliore.

Il coronavirus causa dell’epidemia di CoViD-19 è solo uno dei tanti virus nella storia delle zoonosi (le malattie che passano dagli animali agli uomini). Basti pensare al virus responsabile del comune raffreddore, che fece il “salto di specie” quando l’uomo addomesticò il cavallo. I polli sono invece i responsabile della varicella, del  fuoco di Sant’Antonio e dell’aviaria; all’origine dell’influenza invece ci sono i maiali, mentre morbillo, vaiolo e tubercolosi vengono dai bovini.

Quasi tutte le malattie infettive sono la conseguenza dei salti di specie, come lo è il nuovo coronavirus. Nel XXI secolo, i coronavirus hanno compiuto il salto di specie diffondendosi tra gli umani in tre occasioni, ogni volta causando epidemie mortali: la SARS alla fine del 2002, la MERS nel 2012, e COVID-19 .

L’altro microrganismo protagonista della lunga storia delle epidemie  non è un virus, ma un batterio: lo Yersinia pestis, che causò la peste bubbonica scoppiata a metà del XIV secolo, spesso note come Morte Nera. Anche la Morte Nera sarebbe partita dalla Cina per poi diffondersi in Europa (studi minori e meno accreditati, spesso affini più a ricerche dilettantesche, hanno invece di recente collocato l’origine nell’attuale Kazakhistan sudorientale)

L’origine della Morte Nera viene spesso collegata  a topi e pulci, ma il vettore originale fu con maggiore probabilità un mammifero, come la marmotta. È probabile quindi che una pulce abbia punto una marmotta o  che il roditore abbia poi trasmesso il batterio all’uomo.

Nel 1894 un’altra pandemia di peste bubbonica originò dalla provincia cinese sudoccidentale dello Yunnan, e si diffuse poi a Canton e Hong Kong, raggiungendo Mumbai nel 1896. Per il 1900 aveva raggiunto i porti di ogni continente, portata da ratti infetti che viaggiavano sui piroscafi, lungo le rotte dei commerci internazionali. In trent’anni l’epidemia uccise, solo in India, 12 milioni di persone.

Le vignette satiriche e le copertine dei giornali californiani raffiguravano cino-americani mentre mangiavano topi vivi in abitazioni sporche e affollate. Come ha scritto Jessica Hauger in un recente articolo pubblicato sul Washington Post, «l’idea che i cino-americani rappresentassero una minaccia per la sanità pubblica spinse le autorità di San Francisco a mettere in quarantena Chinatown e a effettuare controlli e sgomberi anticostituzionali durante l’epidemia di peste del 1900». Allo stesso modo, il Ministero della Salute di Honolulu mise in quarantena la Chinatown della città, bruciando la spazzatura e innescando un incendio che distrusse 4.000 abitazioni.

L’influenza spagnola fu quella pandemia, probabilmente di origine aviaria, che infettò un quinto della popolazione mondiale, uccidendo 50 milioni di persone, più della Prima Guerra Mondiale, che con il suo massiccio spostamenti di soldati contribuì alla diffusione

 Venne chiamata “spagnola” non perché ebbe origine in Spagna, ma perché la Spagna fu il primo paese a rendere nota l’epidemia. Dal momento che la Spagna non prese parte alla Prima Guerra Mondiale, nel paese non era in vigore la censura di guerra: altre nazioni, al contrario, avevano censurato la notizia della pandemia. Leggendo i titoli e gli articoli della stampa spagnola, molti dedussero che l’epidemia fosse iniziata lì. Dal canto loro, gli spagnoli pensarono invece che la malattia arrivasse dalla Francia e la chiamarono influenza francese. La CoViD-19 è anche il risultato di una mancata trasparenza da parte dei funzionari di Wuhan, che hanno ignorato e censurato gli avvertimenti iniziali.

La trasparenza è essenziale per ottenere la fiducia dei cittadini. La Cina e l’Iran, per esempio, trasmettono informazioni sulla salute pubblica attraverso i canali della tv di stato, controllati e censurati dai governi totalitari che dominano in tutti e due i paesi. Entrambi gli stati naturalmente non sono credibili agli occhi del resto del mondo, a quello che dicono in Cina ci credono, ultimamente, solo gli italiani, mentre sulla stampa del mondo libero ogni giorni vengono rivelati nuovi particolari su come la Cina abbia mentito durante le fasi iniziali e come stia continuando a farlo adesso. Insomma, nei loro casi non esiste trasparenza, non hanno credibilità.

L’influenza spagnola fornisce un importante contesto storico anche per quanto riguarda la quarantena e ne sottolinea l’importanza, ma solo se attivata nelle primissime fasi della diffusione

Gli ufficiali locali di Wuhan non si sono mossi in tempo, come accade spesso in quell’intervallo di tempo tra le prime indicazioni di epidemia e una conferma sicura. Inizialmente hanno ignorato le scoperte scientifiche e permesso grandi raduni di persone, per poi mettere in atto la quarantena otto ore dopo averla annunciata, lasciando oltre cinque milioni di persone libere di abbandonare la città dopo l’inizio dell’epidemia e prima dell’inizio dell’isolamento. Markel, sul New York Times, ha definito la quarantena cinese “troppo esagerata, e troppo tardi”.

Il Vaiolo.

Nel corso del XX secolo, si stima che il vaiolo fu responsabile di 300 milioni di morti, altro che coronavirus. Dal 1966 al 1977, l’Organizzazione Mondiale della Sanità iniziò una campagna di vaccinazione internazionale che riuscì a debellare la malattia, Il programma funzionò per il modo non convenzionale con cui l’OMS gestì gli straordinari ostacoli burocratici, tecnici e fisici che si trovò ad affrontare. Gli articoli pubblicati nel 1975 dall’OMS sul Journal of Clinical Pathology raccontano di operatori sanitari, in prima linea contro il vaiolo nei luoghi più remoti del mondo, rapiti e tenuti in ostaggio o minacciati di morte, o che camminano per centinaia di miglia per visitare i loro pazienti.

La cooperazione globale per contenere oggi il coronavirus richiederà sforzi simili, ma averla da regimi totalitari come la Cina avrà il suo prezzo dopo, per questo adesso è l’Europa che deve cooperare al suo interno «Se il passato recente può insegnarci qualcosa, che si tratti di SARS, MERS o COVID-19, è che bisogna affrontare queste epidemie in modo proattivo, dando maggiore importanza alla prevenzione», afferma Peter Daszak, esperto in ecologia delle malattie, in un articolo pubblicato di recente sul New York Times. Le società moderne trattano le pandemie come catastrofi, aspettando che si presentino e poi reagendo e sperando di trovare presto un vaccino. Questo, sostiene Daszak, è un approccio sbagliato.

Dal  colera che si diffuse nella Londra vittoriana abbiamo invece imparato la pericolosità delle Fake News: tra le bufale che circolavano vi erano quelle che davano la colpa della malattie agli ebrei… Le bufale di oggi, incolpano come sempre la massoneria, le lobby farmaceutiche ma soprattutto oggi le fake news sono pericolose specialmente per quanto riguarda l’aspetto terapeutico, giorno dopo giorno, da settimane, vanno moltiplicandosi video e messaggi in cui si suggerisce una cura con l’aglio oppure dove si parla di un fantastico farmaco russo che fa sparire il coronavirus in mezza giornata. Esistono già tante cure per il covid-19, non dimentichiamoci, ma guai a minimizzare, che la stragrande maggioranza delle persone se lo smaltisce in casa, oppure in reparto, e che moltissimi guariscono, questo ci dicono i dati, ma tuttavia non dobbiamo abbassare la  guardia.

Redazione

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