Coronavirus: Giulio Tarro.

Secondo gli americani è il miglior virologo del mondo. Non ha migliaia di follower sui social e non passa le giornate a insultare gli altri su Twitter.

Il suo nome è poco conosciuto, eppure nel suo campo Giulio Tarro è considerato più che un luminare, è considerato il migliore.  Di lui si parla poco, in quest’epoca dominata dalla sovra-informazione si preferisce dare ascolto ai virologi del web: professorini di piccole università private che invece di rinchiudersi dentro un laboratorio, in clausura, cercando una soluzione, passano le loro giornate a insultare chi osa contraddirli su twitter. Web-Santoni che tronfi e arroganti la fanno da padrone sui mezzi di informazione, salvo poi essere del tutto irrilevanti negli ambiti scientifici internazionali che contano davvero. Scienziati la cui scienza è capace di produrre soltanto un “state tutti a casa” come risposta al Covid-19 che sta assassinando i nostri affetti più cari, spesso i nostri affetti più deboli. E che sta falcidiando le nostre già provate economie. E che ci costringe a vivere come nei regimi liberticidi dov’è proibito persino passeggiare e riunirsi per due chiacchere in un bar.

Giulio Tarro, dunque, chi è? Un uomo di 82 anni, poco più anziano del nostro Presidente Mattarella.

Laureato con lode in Medicina e Chirurgia all’Università di Napoli nel 1962, dove ha studiato con il Prof. F. Magrassi problemi di chemioterapia antivirale. Capitano di Corvetta della Marina Militare Italiana e successivamente di Fregata. Professore di Virologia Oncologica dell’Università di Napoli, primario emerito dell’Ospedale “D. Cotugno”. Allievo di Albert B. Sabin, l’uomo che inventò il vaccino contro la poliomielite. Insieme a lui studiò l’associazione dei virus con alcuni tumori, presso l’Università di Cincinnati, Ohio, dove Tarro è stato collaboratore di ricerca (non studente in visita, attenzione) presso la divisione di virologia e ricerche per il cancro del Children Hospital (1965-68) prima di diventare professore assistente di ricerche pediatriche del College of Medicine.

Tarro è stato ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e del National Cancer Institute (USA) a Frederick, Maryland.

Ha scoperto la causa del cosiddetto “male oscuro di Napoli”, isolando il virus respiratorio sinciziale nei bambini affetti da bronchiolite. Grande ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica, ma questo è uno soltanto dei numeri riconoscimenti che ha avuto in carriera: il premio Lenghi dell’Accademia dei Lincei, il conferimento delle medaglie d’oro da parte del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministero della Pubblica Istruzione e del Ministero della Salute, diverse cittadinanze onorarie italiane e lauree honoris causa all’estero. Professore aggiunto del Dipartimento di Biologia alla Temple University di Philadelphia, è stato presidente della Società Consortile della Regione Campania, Centro Tecnologie e Ambiente (CCTA) e della Lega Internazionale dei Medici contro la Vivisezione (LIMAV). Negli anni 1995-98 è stato membro del Comitato Nazionale di Bioetica dalla Presidenza del Consiglio. Componente del Comitato Tecnico Sanitario Nazionale nella sezione Lotta contro l’AIDS. Direttore responsabile del Journal of Vaccine Research and Development.

In un’Italia diversa Tarro adesso sarebbe stato nominato ministro della Salute immediatamente, fino alla fine dell’emergenza. È stato l’unico a non ritenere del tutto folle l’idea di Boris Johnson di lasciar circolare il virus, anche se come lui stesso ha spiegato dietro alle parole forti e apparentemente folli del premier inglese potrebbero esserci i suggerimenti delle più importanti università britanniche: università che un minimo di credito ancora ce l’hanno nel mondo.

‘Credo che il primo ministro inglese non avrebbe mai preso una decisione così se non avesse consultato chi di dovere. Sono certo che alle spalle potrebbe esserci l’Università di Cambridge o quella di Londra’

Boris Johnson ha poi fatto retromarcia e ha deciso di sigillare, momentaneamente quasi tutto, ma non gli darà retta neanche il padre che infatti ha dichiarato di voler continuare ad andare al pub tutte le sere.

In un’altra intervista il professor Tarro ha suggerito saggiamente di guardare più al modello coreano che a quello cinese.

“Nelle epidemie come quelle influenzali, generalmente, si tende a ridurre l’entità del picco epidemico spalmandolo in un periodo più lungo possibile; questo per evitare il collasso del sistema sanitario conseguente al numero elevato di ricoveri. Va da sé che ognuna di queste strategie deve essere scelta analizzando precisi dati; tra questi, fondamentale è la stima attendibile dei non contagiati, dei contagiati e delle persone che questi potrebbero infettare. A tal riguardo, ad esempio, nella Corea del Sud, si sta procedendo non solo a sottoporre a tampone anche persone che non manifestano particolari quadri clinici ma, addirittura, tracciando tramite il loro cellulare lo spostamento di questi, determinando così la pericolosità rappresentata da questi.

In Italia, invece, il numero dei tamponi e le procedure per effettuarli è lasciato, sostanzialmente, all’arbitrio delle Regioni; un caos che impedisce di determinare qualsiasi modello di riferimento. Con questa situazione non si capisce perché tra le varie strategie che si sarebbero potute adottare, dopo l’isolamento domiciliare della popolazione non impegnata in determinate attività lavorative, si prospetti addirittura una quarantena per tutte le persone. Misura che non è chiaro quanto tempo possa durare.”

Quella di Tarro è una voce saggia priva di isteria. Una voce saggia che andrebbe quanto meno ascoltata, invece di lui è tabù quasi parlarne.

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Redazione

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