I russi non si fidano più di Putin

I contagi aumentano. Chi solleva dubbi sui numeri dei decessi va dritto in galera.

Lo Zar dice di prepararsi “a ogni possibile scenario, anche il più difficile”, ma intanto la sua popolarità è in picchiata.

 “Ad ogni possibile scenario, anche il più difficile e non ordinario”. Queste le parole dell’uomo che guida la Russia. Il leader, più temuto che amato, ha scelto il modo più drastico per rivolgersi alla sua gente.

L’ottimismo che il padre-padrone della Russia ostentava solo un paio di settimane fa sembra essere sparito dento un buco nero. “Vediamo che la situazione cambia quotidianamente e non per il meglio, il numero di ammalati aumenta”.

Tolto quindi lo scafandro con il quale si aggirava tra i reparti del Kommunarka, Putin torna alla sua scrivania per promettere  assistenza al personale medico militare e risorse del ministero della Difesa.

In videoconferenza con i componenti task force dell’emergenza gli sguardi si incrociano preoccupati da un monitor all’altro Tra loro il ministro della Salute Mikhail Murashko, la vice premier Tatiana Golikova, il sindaco di Mosca Sergei Sobyanin, che avverte: “il picco non è nemmeno vicino”.

Più di  25 mila casi totali concentrati per più della metà in una Mosca sbarrata dal totale lockdown e con i reparti degli ospedali ormai saturi.

Il Cremlino suda freddo, non esclude di ricorrere all’esercito, recluta studenti di medicina e attiva corsi online per paramedici. Sembra di essere tornati ai tempi di Chernobyl, quando si arruolavano ragazzi poco più che adolescenti, impreparati, inesperti e impauriti per mandarli ad aiutare, senza specificare niente sul come o su quali sarebbero state le loro mansioni una volta lì. Il caos travestito da ordine.

Rimangono sospette e del tutto squilibrate le cifre dei decessi: meno di duecento.

I medici che mettono in dubbio le versioni ufficiali finiscono in manette. Come è successo alla dottoressa Anastasia Vasilevna, di Aljanz vracej, l’alleanza dei medici, che già un mese fa esprimeva i suoi dubbi sulla sospetta impennata di morti per “polmonite” nel Paese e avvisava i colleghi: “le autorità nascondono informazioni, ma presto o tardi i colpevoli saremo noi”.

Il virus spazza via ogni certezza e colpisce anche le tradizioni più sacre, quelle con cui un intero popolo si identifica, come il corpo di ballo del teatro Bolshoij. Con perdite che ammontano a 9 milioni di rubli al giorno, (quasi centomila euro)

Vladimir Urin, direttore della leggendaria istituzione artistica si è detto estremante  preoccupato: “è spaventoso predire cosa potrebbe accadere: anche la distruzione del teatro. Non l’edificio, ovviamente”.

 L’epidemia attraversa la Russia come se viaggiasse sulla Transiberiana, arriva ovunque, fino all’Artico. Più di 120 operai della Murmansk (ditta di costruzione e lavori in ferro) sono risultati positivi al coronavirus nel villaggio di Belokamenka, mentre lavoravano alla costruzione di un ospedale per accogliere i lavoratori del colosso energetico Novatek.

Anche in Russia la crisi è doppia: sanitaria ed economica.  Il lockdown uccide e porta alla fame, questo lo stiamo imparando sulla nostra pelle ma la crisi russa è aggravata anche dal crollo dei prezzi del petrolio. Se le linee che tracciano l’aumento del virus sui grafici russi salgono verso l’alto, quelle di Putin scendono verso il 29% dei consensi nelle stime del centro sondaggi Levada. Ma, dopo vent’anni di dittatura bianca che ha stroncato, stronca e stroncherà qualsiasi opposizione sul nascere, il 43% dei russi ha dichiarato “che non saprebbe su chi altro contare” (E questo è forse l’aspetto più disarmante e triste di tutta la storia)

Redazione

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