Coronavirus e senzatetto.

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Restate a casa, ma chi una casa non ce l’ha? I centri d’accoglienza non sono attrezzati per la quarantena. Non scordiamoci di chi sta peggio.

Qualche giorno fa, prima della serrata generale, mi è capitato di passare davanti a uno di quei grandi posaceneri pieni di sabbia, di solito tenuti fuori dalle stazioni ma anche all’esterno di bar e ristoranti. Spesso, questo lo sappiamo tutti, molti senzatetto raccolgono da quei posaceneri quanti più mozziconi possibili per poi fumare il poco tabacco che è rimasto.  Nelle grandi città scene simili sono ordinarie, ma stavolta è diverso perché nei tempi del coronavirus tutto cambia: pensieri, gesti, reazioni emotive e considerazioni.

“ E se quelle cicche fossero state fumate da un contagiato asintomatico o ai primi sintomi?”

È stata la domanda. Semplice la risposta: qualcuno raccogliendole potrebbe contagiarsi e diventare uno dei tanti anelli che distribuiscono il virus, né più né meno di altri vettori insomma. Ma pensandoci bene non è così. Chi vive di stenti in strada non può rispettare le raccomandazioni igieniche che ci hanno indicato, non può lavarsi con la nostra stessa frequenza e di certo non può permettersi il flaconcino di gel disinfettante.

Un pensiero però che è durato il tempo di ricordarmi di non avere nessuna nozione di virologia e di trasmissione dei virus  “certo, fumando si lascia saliva sul filtro ma che ne so io per quanto tempo resta lì?”

La questione dei senzatetto e del coronavirus però mi è tornata in mente oggi, in questi giorni di quarantena: restate a casa, dicono tutti, sì, ma chi una casa non ce l’ha?

Guardiamo per esempio Roma:  le strutture d’accoglienza della Capitale hanno una capacità di 3.000 posti, però l’ISTAT ci dice che il numero dei senza fissa dimora a Roma è di circa 8.000 persone.

Coronavirus, l’emergenza tra i senzatetto: “Chi non ha una casa come può rispettare il decreto?”

Alessandro Radicchi, presidente di Binario 95 e fondatore dell’Osservatorio nazionale della solidarietà nelle stazioni italiane ha rilasciato,  proprio a propositi di quello che stiamo dicendo, una dichiarazione all’agenzia Adnkronos.

“Semplice isolarsi a casa a fronte dell’emergenza, ma chi una casa non ce l’ha come può rispettare il decreto? Hai solo due opzioni: stare bene o stare male, nel mezzo non ci sono tutele. La quarantena non la puoi fare nei centri di accoglienza, servono strutture dedicate ed è la richiesta che abbiamo fatto alla Regione e alla Protezione Civile ma devono essere i comuni ad attivarsi. Bisogna porsi il problema di chi una casa non ce l’ha, ampliare i luoghi dell’accoglienza e prevedere strutture nell’emergenza. Non si guarisce da soli, e le persone che vivono in strada sono sole e impaurite, bisogna rassicurarle. Noi non chiudiamo, restiamo aperti, più di questo non possiamo fare”. E lancia un appello a chi dona: ora, più che vestiti e coperte, servono mascherine e gel disinfettante. Chi non ha una casa come può rispettare il decreto?” I servizi attuali, quali centri di accoglienza e dormitori, non sarebbero in grado di garantire assistenza agli ospiti positivi al virus. Nel caso in cui un solo ospite si ammalasse, tutta la struttura potrebbe essere preclusa e, se messa in quarantena, verrebbe meno il servizio per altre decine di utenti. Se il problema si estendesse a livello nazionale tra i servizi di accoglienza, dormitori, ma anche tra mense, sportelli di orientamento e servizi di bassa soglia, il rischio, da scongiurare assolutamente, sarebbe la tentazione di voler chiudere tutto il sistema di supporto alle persone senza dimora”.

Ma Alessandro Radicchi di Binario 85 non è stato fortunatamente l’unico ad intervenire su questa delicatissima questione, anche Marco Impagliazzo, presidente della comunità di Sant’Egidio, in un’intervista rilasciata al Sole 24 ore si è detto molto preoccupato ma ha anche ribadito l’importanza dei piccoli gesti che si possono fare per aiutare chi in questo momento si trova in difficoltà persino maggiori delle nostre.

“Noi non abbiamo mai interrotto le nostre mense, non abbiamo mai sospeso i giri che facciamo per strada in tutte le città italiane del Nord, del Centro e del Sud. Certamente in alcuni posti c’è qualche accortezza in più, si danno delle dosi monouso, sempre con piatti caldi, naturalmente. Con qualche precauzione in più nell’accostarsi. Certamente fare un sorriso, dire una parola non costa niente a nessuno, come dare un aiuto. Le persone che vivono per strada stanno soffrendo particolarmente, perché ascoltano le notizie come noi, ma si sentono ancora più emarginati, ancora più respinti. Ma tutto questo non ha senso, non ha motivo, se si usano elementari precauzioni che ci consentono di avvicinarci, di dire una parola, di dare un sorriso e di dare anche un aiuto”

È notte. Ma per qualcuno la notte è più scura di altri. Sono giorni difficili ma per alcuni sono ancora più difficili.

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