Cos’è l’inverno nucleare

Cos’è l’inverno nucleare. Una guerra atomica non significa solo milioni di morti immediate. Le conseguenze sull’ambiente sarebbero devastanti

Le armi nucleari sono le armi più distruttive mai create. Sia per l’entità della devastazione immediata, sia per la ricaduta radioattiva persistente, diffusa e geneticamente dannosa.

Una singola bomba nucleare fatta esplodere su una grande città potrebbe uccidere milioni di persone praticamente all’istante. L’uso di decine o centinaia di bombe nucleari sconvolgerebbe il clima globale, causando, ma non solo, una diffusa e terribile carestia.

Cos'è l'inverno nucleare

Ground Zero

Occorrono circa 10 secondi perché la palla di fuoco di un’esplosione nucleare raggiunga la sua dimensione massima rilasciando grandi quantità di energia sotto forma di calore e radiazioni. Un’enorme onda d’urto in grado di raggiunge velocità impressionanti, anche di molte centinaia di chilometri all’ora.

L’esplosione ucciderebbe subito le persone vicine al punto di caduta, il cosidetto ground zero, ma sarebbe in grado di provocare lesioni polmonari, danni all’orecchio ed emorragie interne anche alle persone più lontane.

Vanno considerate anche le ferite a causa del crollo di edifici e dei detriti. La radiazione termica è così intensa che quasi tutto ciò che si trova vicino al ground zero viene vaporizzato. Il caldo estremo provoca gravi ustioni provocando migliai di incendi che poi adranno ad autoalimentarsi dando vita a una gigantesca tempesta di fuoco.

Anche le persone nei rifugi sotterranei rischiano la morte a causa della mancanza di ossigeno e dell’avvelenamento da monossido di carbonio.

Le radiazioni

Le armi nucleari producono radiazioni ionizzanti, che uccidono o fanno ammalare le persone esposte, contaminano l’ambiente e hanno conseguenze sulla salute a lungo termine, inclusi cancro e danni genetici.

Il loro uso diffuso nei test atmosferici ha causato gravi conseguenze a lungo termine. Studi clinici ipotizzano che circa 2,4 milioni di persone in tutto il mondo moriranno di cancro a causa dei test nucleari atmosferici condotti tra il 1945 e il 1980.

I medici e i soccorritori non sarebbero in grado di lavorare in aree devastate e contaminate radioattivamente. Anche una singola detonazione nucleare in una città moderna metterebbe a dura prova le strutture di soccorso fino al punto di rottura; una guerra nucleare travolgerebbe qualsiasi sistema di soccorso che abbiamo costruito in precedenza, ospedali compresi.

Le popolazioni sfollate da una guerra nucleare produrranno una crisi di profughi più grande di qualsiasi altra a cui abbiamo assistito finora.

L’uso di meno dell’uno per cento delle armi nucleari nel mondo sarebbe più che sufficiente a scatenare una carestia a lungo termine.

Cos’è l’inverno nucleare

Per inverno nucleare si intende la devastazione ambientale che secondo alcuni scienziati sarebbe il risultato delle decine di esplosioni in una guerra nucleare.

Gli effetti dannosi della luce, del calore, delle esplosioni e delle radiazioni causate dalle esplosioni nucleari erano noti da tempo agli scienziati, ma gli effetti indiretti di tali esplosioni sull’ambiente sono rimasti in gran parte ignorati per decenni.

Negli anni ’70, tuttavia, diversi studi hanno ipotizzato che lo strato di ozono nella stratosfera che protegge gli esseri viventi da gran parte della dannosa radiazione ultravioletta del Sole potrebbe essere esaurito dalle grandi quantità di ossidi di azoto prodotti dalle esplosioni nucleari.

Ulteriori studi hanno ipotizzato che grandi quantità di polvere sollevate nell’atmosfera dalle esplosioni nucleari potrebbero impedire alla luce solare di raggiungere la superficie terrestre, portando a un raffreddamento temporaneo dell’aria.

Gli scienziati iniziarono quindi a tenere conto del fumo prodotto dalle vaste foreste incendiate da palle di fuoco nucleari, e nel 1983 un ambizioso studio, noto come studio TTAPS (dalle iniziali dei cognomi dei suoi autori, RP Turco, OB Toon, TP Ackerman, JB Pollack e Carl Sagan), ha preso in considerazione il fattore cruciale di fumo e fuliggine derivanti dalla combustione componenti petroliferi e plastica nelle città devastate dal nucleare.

(Il fumo di tali materiali assorbe la luce solare in modo molto più efficace del fumo prodotto dalla combustione del legno.) Lo studio TTAPS ha coniato così il termine “inverno nucleare” e le sue minacciose ipotesi sugli effetti ambientali di una guerra nucleare sono state oggetto di studio approfondito da parte delle più autorevoli comunità scientifiche.

Grandi pennacchi di fumo, fuliggine e polvere verrebbero sollevati da dagli incendi, sollevati dal loro stesso riscaldamento ad altitudini elevate dove potrebbero spostarsi per settimane prima di ricadere o essere spazzati via dall’atmosfera e depositarsi al suolo.

Diverse centinaia di milioni di tonnellate di questo fumo e fuliggine sarebbero alimentate da forti venti da ovest a est fino a formare una cintura uniforme di particelle che circonda l’emisfero settentrionale da 30° a 60° di latitudine. Queste spesse nuvole nere potrebbero bloccare grandissima parte della luce del Sole per un periodo fino a diverse settimane. Di conseguenza, le temperature di superficie crollerebbero anche di 20 gradi. Le condizioni di semioscurità, gelate mortali e temperature sotto lo zero, combinate con alte dosi di radiazioni da ricadute nucleari, interromperebbero la fotosintesi delle piante e potrebbero quindi distruggere gran parte della vegetazione e della vita animale della Terra.

Il freddo estremo, gli alti livelli di radiazioni e la diffusa distruzione di infrastrutture industriali, mediche e di trasporto insieme a forniture alimentari e raccolti provocherebbero un enorme bilancio di vittime per fame, esposizione alle radiazioni e malattie.

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Redazione

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