Contro il Covid in arrivo anche il vaccino Curevac

A breve l’EMA dovrebbe dare il via libera per la distribuzione del nuovo farmaco tedesco. Come Pzifer e Moderna utilizza la tecnologia mRNA

Si allunga la lista dei vaccini in grado di proteggerci dal Covid; oltre Pzifer, Moderna, Astrazeneca che ormai non lo vogliono neanche i cani e l’altrettanto bistrattato Johnson & Johnson, tra poco arriverà anche Curevac, vaccino a mRNA per il quale vi sono grandi aspettative.

Sviluppato da una piccola azienda tedesca, la CureVac appunto, il vaccino attualmente attraversa la terza fase della sperimentazione e a giorni dovrebbe arrivare l’approvazione dell’EMA (European Medicines Agency, Agenzia Europea per i medicinali). A differenza dei vaccini Moderna e Pfizer-BioNtech, che vanno necessariamente conservati a temperature molto basse, CureVac può essere tenuto in frigorifero (a +5 °C) per tre mesi e resiste 24 ore a temperatura ambiente, questo aspetto che ne facilita incredibilmente la distribuzione lo rende il vaccino ideale per i Paesi più poveri, naturalmente a loro arriverà solo dopo, come sta succedendo con gli altri vaccini.

La tecnologia a mRNA (RNA messaggero), di cui la Curevac è stata tra i pionieri, è figlia di studi decennali : il principio su cui si basano non è certo spuntato dal nulla in quattro e quattr’otto, come qualche strampalata teoria del complotto vorrebbe far credere. Come spiega benissimo un articolo del New York Times, già negli anni Novanta il cofondatore dell’azienda farmaceutica, Ingmar Hoerr, usò per la prima volta l’RNA nei topi e scoprì che la molecola messaggera riusciva a produrre le proteine virali necessarie a produrre nel nostro organismo la risposta immunitaria. A quei tempi pochissimi erano fiduciosi riguardo lo sviluppo di vaccini a mRNA, ma la CureVac prosegui sia gli studi che la sperimentazione: è sua difatti l’idea, ripresa da Pfizer e Moderna, di avvolgere le molecole di RNA in una membrana lipidica (di grassi) per proteggerle durante il loro tragitto verso le cellule. Negli ultimi quindici anni altre aziende hanno iniziato a interessarsi allo sviluppo di questo tipo di vaccini: la BioNtech nel 2008, guardando in particolare ai vaccini anticancro, e Moderna nel 2011.

E allora perché la CureVac non è stata la prima a sviluppare un vaccino anticovid efficace, dati i decenni di ricerca di vantaggio rispetto agli altri? Semplice, non aveva i soldi sui quali invece hanno potuto contare i loro concorrenti: la piccola azienda tedesca non ha potuto competere con giganti del settore come Pfizer, unitasi nel 2018 a BioNtech, e non ha nemmeno avuto l’appoggio dei National Institutes of Health come Moderna, che ha inoltre usufruito di un miliardo di dollari messo a disposizione dal governo degli Stati Uniti (da Trump, se vogliamo essere precisi)

A giugno 2020 l’aiuto del governo tedesco e di altri investitori ha permesso a CureVac di velocizzare i tempi, in guisa che, a dicembre 2020 l’azienda ha annunciato l’avvio dei trial di fase 3, che hanno coinvolto 40.000 volontari tra Europa e America Latina. Ora non resta che aspettare i risultati e la conseguente (data pressoché per certa) approvazione dell’EMA, ma nel frattempo, ricorda Mary Warrell, ricercatrice dell’Università di Oxford, meglio rimanere coi piedi per terra e non farsi prendere da facili entusiasmi: «Le previsioni durante questa pandemia si sono rivelate spesso infruttuose». Ma quello della dottoressa Warrell, di Oxford quindi Astrazeneca, più che un parere scientifico ci sembra una iattura lanciata contro i colleghi.

Anche il Generale Figliuolo si è detto ottimista riguardo alla possibilità di poter usare il farmaco tedesco, che verrà prodotto dal colosso farmaceutico Bayer, già dal prossimo mese. E Figliuolo, lo abbiamo capito, non è uno che parla a sproposito.

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Una risposta

  1. 13 Giugno 2021

    […] casi di trombosi in Italia dopo il vaccino Astrazeneca, presi in considerazione dalla comunità scientifica sono sicuramente minori rispetto al numero dei […]

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