Ecosia. Il motore di ricerca che pianta alberi

Cos’è e come funziona il motore di ricerca ambientalista che combatte la deforestazione spendendo i guadagni degli introiti pubblicitari per piantare alberi.

Si può davvero aiutare il pianeta facendo semplicemente ricerche su internet? Sembrerebbe di sì. Per farlo sarebbe sufficiente usare Ecosia al posto dei più famosi Google o Yahoo.

Ecosia. Il motore di ricerca che pianta alberi

L’azienda nata in Germania nel 2009 ha piantato già oltre 65 milioni di alberi in tutto il mondo. A seguito dell’emergenza scaturita dopo gli incendi in Amazzonia, Ecosia ha improvvisamente guadagnato moltissimi utenti. Génica Schäfgen, responsabile di Ecosia per la Germania ha dichiarato“È ovvio che siamo molto contenti per ogni utente che sceglie Ecosia al posto di Google, e per questo boom di popolarità che arriva dopo anni di crescita continua e costante”, La situazione, però, non è assolutamente delle migliori: siamo davvero molto impauriti e preoccupati per l’Amazzonia e per l’intera dinamica del cambiamento climatico”.

Ma come funziona?

Per presentare agli utenti i risultati delle ricerche, Ecosia combina un algoritmo proprietario e la tecnologia di Bing, il motore di ricerca di Microsoft con cui la compagnia ha stretto un accordo. I suoi ricavi, esattamente come per gli altri competitor, derivano dalla pubblicità. Ogni volta che qualcuno clicca su uno degli avvisi pubblicitari presentati vicino ai risultati, Ecosia incassa qualche centesimo.

La differenza è che l’azienda non distribuisce dividendi, ma investe l’80 per cento dei suoi profitti – che corrispondono a poco meno di metà delle entrate totali (precisamente il 47 per cento) – nella piantumazione di alberi in diverse aree del mondo. Secondo i calcoli della società, per finanziare la messa a dimora di un albero bastano in media 45 ricerche: un numero che molti raggiungono in un solo giorno, o addirittura in poche ore.

Attualmente, gli utilizzatori di Ecosia nel mondo sono più o meno 8 milioni, per la maggior parte europei (tedeschi, francesi e britannici in testa). Ma stanno aumentando rapidamente anche negli Stati Uniti, in parte grazie alle iniziative di alcuni gruppi di studenti: per esempio quelli della Ohio State University, che hanno lanciato un progetto per chiedere di far installare Ecosia come motore di ricerca di default su tutti i computer dell’ateneo.

65 milioni di alberi

In questi dieci anni – come mostra un contatore continuamente aggiornato sulla homepage del sito – l’azienda ha piantato oltre 65 milioni di alberi, 2,2 dei quali nella foresta Amazzonica e in quella Atlantica (la sua “sorellina piccola”, secondo il fondatore e ad di Ecosia, Christian Kroll). I progetti finanziati sono in tutto 20, in 15 diverse aree del mondo: dall’Etiopia al Ghana, dalla Spagna all’Indonesia.

In ciascuno di questi luoghi, Ecosia lavora a stretto contatto con partner locali in modo da accelerare i processi decisionali, e pubblica regolarmente sia gli aggiornamenti sullo stato dei progetti che rapporti finanziari mensili che illustrano come vengono investiti i guadagni. Inoltre, per assicurarsi che gli alberi rimangano effettivamente dove sono stati collocati, Ecosia ha un Chief tree-planting officer che visita regolarmente i siti e utilizza immagini satellitari per monitorare le aree coinvolte.

il team di Ecosia

MA QUALI SONO LE CAUSE DELLA DEFORESTAZIONE?

Le motivazioni sono differenti e variano da zona a zona. Tra le più significative la produzione di merci, la silvicoltura, l’agricoltura, gli incendi boschivi e l’urbanizzazione. La progressiva scomparsa di foreste e boschi, oltre ad esporre diverse specie animali al rischio estinzione, aumenta il ritmo di erosione del suolo. Questo è maggiormente incrementato dalla consueta pratica di bruciare il sottobosco dopo l’abbattimento degli alberi, abitudine che accelera i fenomeni di erosione provocando frane e smottamenti del terreno.
In uno studio pubblicato lo scorso settembre su Science si sono adoperate immagini ad alta risoluzione di Google Earth per mappare e classificare la perdita globale di foreste dal 2001.

Utilizzando le immagini satellitari è stato sviluppato un modello di classificazione dei “disturbi” forestali per determinare l’attribuzione spaziale delle perdite forestali al driver dominante dei cambiamenti di uso del suolo nel periodo 2001-2015. I risultati indicano che il 27% della perdita globale di foreste può essere attribuito alla deforestazione attraverso il cambiamento permanente dell’uso del suolo per la produzione di materie prime, tra cui soia, olio di palma e legno.

Le restanti aree hanno mantenuto lo stesso uso del suolo per oltre 15 anni; in quelle aree, la perdita è stata attribuita alla silvicoltura (26%), all’agricoltura in movimento (24%) e agli incendi (23%).
Nonostante le differenze regionali e gli sforzi da parte di governi, ambientalisti e corporazioni per arginare le perdite, il tasso globale di deforestazione guidata dalle merci non è diminuito dal 2001.
Questo non significa che diffondere un know-how aziendale improntato su un social business attento a questi temi non sia uno dei passi fondamentali per iniziare ad affrontare il problema con un approccio positivo e attivo. Per cercare di arginare il fenomeno e tutelare il nostro pianeta, da qualche tempo si discute sull’introduzione di un reato chiamato ecocidio, ossia una serie di atti che danneggiano l’ecosistema spesso in modo irreversibile.

Redazione

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