Sindaco di Roma. C’è ben poco da scegliere.

Tra meno di un mese si voterà. Tra i quattro candidati principali due sono a dir poco imbarazzanti e i sondaggi raccontano una grande incertezza.

Partiamo dando uno sguardo ai sondaggi più recenti, prendiamo a riferimento quelli sviluppati da SWG, comparsi sulla 7 e commentati anche dal direttore del loro TG, Enrico Mentana.

In questa rilevazione Michetti viene dato tra il 30 e il 34%. Il candidato del centro sinistra, Gualtieri, tra il 29 e il 24, Carlo Calenda naviga, almeno secondo SWG, in terza posizione con 19 e 23%. Ultima la Raggi tra il 15 e il 19%

La prima cosa che salta all’occhio è come i valori massimi di uno finiscono praticamente sempre per coincidere con quelli minimi dell’altro. Le forbici si toccano, per così dire, questo dimostra che in città c’è una grande incertezza, tutto è ancora da decidere e fare una previsione già da adesso, prima del ballottaggio, su chi sarà il prossimo sindaco della Capitale, è davvero difficile.

Parlavamo di due candidati che sono davvero imbarazzanti, sì, Michetti e la Raggi.

Il primo che non ha mai amministrato neanche un circolo di freccette è un buon avvocato di diritto amministrativo e professore esterno all’Università di Frosinone.

A Roma è conosciuto per i suoi interventi in radio dove parlava un po’ di tutto, dall’attualità alla politica e ogni tanto ha lasciato intravedere una sfumatura negazionista comune a molti esponenti della destra italiana. In pratica è un “Er Faina” più anziano, in giacca e cravatta quanto capita, con un linguaggio più forbito e che non tira gli accendini quando inizia un discorso. Il suo programma elettorale è confuso, poco dettagliato, si tratta soprattutto di un discorso generico sulla grandezza di Roma e del suo passato glorioso, senza specificare niente: cosa costruire, con quali soldi, come gestire i rifiuti e i trasporti. Nulla insomma. Inoltre ha il vizio di abbandonare i confronti con gli altri candidati, è successo già due volte, dimostrando un’arroganza davvero poco sopportabile. Michetti dimostra come l’attuale centro destra sia sprovvisto di una classe dirigente preparata. Hanno molto consenso ma non hanno uomini in grado di trasformarlo in buona amministrazione.

A sentirlo parlare sembra quasi che la Meloni e Salvini abbiano scelto di non vincere, potrebbero farlo a mani basse ma non vogliono mettersi a pelare la patata bollente Roma. Michetti è davvero il meglio che possono offrire? Speriamo di no, altrimenti quando governeranno la nazione saranno guai seri.

La Raggi

Altra candidatura imbarazzante è quella di Virginia Raggi, la sindaca in carica. Ma con quale coraggio si presenta di nuovo davanti ai romani dopo il disastro che ha combinato? Fortunatamente il sondaggio di cui parliamo la mette fuori da giochi, sicuramente una buona notizia anche se sembrava ovvio. Virginik alle scorse elezioni prese il 67%, un plebiscito, dopo qualche settimana i romani iniziarono a storcere la bocca, dopo un anno volevano amputarsi la mano che avevano usato per votarla e nel frattempo sui social già la riempivano di insulti. A difenderla, ancora oggi, sono solo quelli che Roma l’hanno visitata forse durante una gita scolastica trent’anni fa e che abitano tutti almeno trecento chilometri fuori dal Grande Raccordo Anulare. Fateci caso, quando leggete risposte ai suoi post del tipo “Sei il nostro angelo, hai fatto risorgere Roma” prendevi un secondo per cliccare sul profilo dell’autore, scoprirete che come minimo abita a Roccavivara, nel Molise.

Di quel 67% non è rimasto nessuno. A Roma tantissimi si vergognano a confessare che l’hanno votata, stanno zitti tenendosi il rimorso dentro. Persino i vertici del suo partito, Giuseppi compreso, la stanno abbandonando perché non vogliono che la sua sconfitta diventi anche la loro. Quel 15 per cento che, almeno secondo il sondaggio, vuole rivotarla, probabilmente è talmente disperato da pensare che almeno lei ormai un po’ d’esperienza l’ha fatta e che adesso può solo migliorare rispetto a prima.

Nel frattempo lei continua impettita la sua campagna elettorale ridicola dove promette di fare tutte quelle cose che, chissà perché, non ha fatto finora, come se per cinque anni non fosse stata lei la sindaca di Roma. Mette foto di strade asfaltate (cento metri) di autobus nuovi (sempre gli stessi) e ogni tanto incolpa la Regione Lazio di tutto quello che non va. Insomma, fa quello che ha sempre fatto. Niente!

Gualtieri

Per quanto il PD ultimamente si stia impegnando al meglio per suicidarsi una cosa va detta: sono gli unici ad avere politici preparati e che hanno una minima esperienza nell’amministrare la Cosa Pubblica.

Il miglior candidato del centro sinistra sarebbe stato Giovanni Caudo, urbanista, già assessore di Marino, presidente del III Municipio (quartiere Montesacro). Non proprio un politico ma un “uomo del fare” con una precisa collocazione nel centrosinistra. Sarebbe stato un ottimo sindaco dal basso profilo, un lavoratore serio che avrebbe messo a disposizione la sua esperienza per migliorare la città. Purtroppo ha perso le primarie e adesso il candidato è Roberto Gualtieri. Poteva andare peggio perché comunque l’ex ministro ha la preparazione giusta per fare il sindaco, ricordiamo sempre che l’attuale inquilina del Campidoglio si occupava della fotocopiatrice nell’ufficio di Previti, se è stata sindaca lei figuriamoci se non può esserlo lui.

Tuttavia, nonostante un programma ben scritto anche se troppo generale e privo di dettagli, nonostante l’apparente impegno che Gualtieri sta mettendo nella campagna elettorale, si ha come la sensazione che lui il Sindaco di Roma non lo voglia fare e che avrebbe tirato un bel sospiro di sollievo nel caso di una sua sconfitta alle primarie.

Resta poi l’ipotesi di un possibile inciucio con il M5S in caso di un ballottaggio tra lui e Michetti, e non ci sembra proprio il caso di trasportare su Roma quello squallido gioco di poltrone che da tempo vede protagonisti il PD e i Grillini.

Calenda

L’unico che il sindaco vuole farlo davvero tant’è che si è candidato praticamente un anno prima! Bisogna però dire che Carlo non si è logorato per strada ed è arrivato fresco e pieno di energie al rush finale. Sono mesi che va in giro per la città a parlare con chiunque gli capiti a tiro, fa incontri, discussioni, meeting, spesso si ha l’impressione di vederlo in due parti di Roma contemporaneamente e poi risponde direttamente sui social, questo lo fa apparire più vero e concreto rispetto agli altri tre

Il suo programma è serio, scritto con cura e pieno di particolari. Calenda non dice solo quello che vuole fare ma spiega anche come intende farlo, dove farlo e con quali soldi. Tra i quattro è senza dubbio il migliore e questo stanno iniziando a capirlo anche i Romani. La sua eventuale elezione però farebbe scoppiare, inizialmente, una guerra civile, questo bisogna metterlo in conto. Ma ci pensate come potrebbero reagire AMA e ATAC alla sua elezione, dopo che ha espressamente detto con poche parole chiare che i sindacati di quelle aziende tengono in ostaggio il Campidoglio? Ricordate come con un sonoro “muovete le chiappe” ha esortato gli operai AMA a togliere da un sottopassaggio alcuni rifiuti considerati “extra TaRi” cioè non di competenza dell’AMA. E chi dovrebbe toglierli allora?

Chi conosce le dinamiche romane sa bene che Calenda sindaco sarebbe un incubo per molti. La sua vittoria fa paura al punto che addirittura il vice capo dei vigili gli ha intimato di ritirarsi dalla competizione. Un pubblico ufficiale di alto grado che prova a intimorire un candidato politico. Una cosa gravissima.

Calenda, stando ai sondaggi, vincerebbe al ballottaggio sia contro Michetti che contro Gualtieri perché ha il potere di prendere voti sia alla parte dell’uno che dell’altro. Il problema però è arrivarci! Pur trattandosi di elezioni comunali il peso dei partiti è importante e quello di Calenda, di partito, sta intorno al 4% se vogliamo mantenerci larghi, essere arrivato fino al 15% – 19% per quanto riguarda la corsa al Campidoglio è già un mezzo miracolo ma soprattutto è la dimostrazione che lavorando seriamente si può creare un’alternativa. Una “Via Media” che ci farebbe uscire dall’incubo “O Conte o Meloni”

Redazione

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