Fake News: Ecco cosa credono gli italiani.

Secondo l’OCSE le fake news hanno creato negli italiani una distanza abissale tra quello che credono e quello che è vero

Tra 15 paesi dell’Ocse (Organizzazione e Cooperazione Sviluppo Economico)  la nostra nazione è prima per quanto riguarda la differenza tra percezione e realtà. In pratica a causa delle “bufale” molti nostri connazionali credono sia vero qualcosa che in verità non esiste.  Il professore, sondaggista e presidente di Ipsos, Nando Pagnoncelli, ne ha parlato nel suo ultimo libro “La penisola che non c’è”

I dati riportati sono agghiaccianti e lasciano senza parole. Il fenomeno delle fake news percepite come realtà interessano tutti i campi della vita politica ed economica del Paese.

Partiamo analizzando alcuni dati economici: nel 2014, con un reale tasso di disoccupazione che si aggirava intorno al 12%, gli italiani erano convinti che ci fosse invece ben il 49% di disoccupati, in pratica un italiano su due stava cercando lavoro senza trovarlo. Assurdo. Sempre stando a quanto scritto da Pagnoncelli, gli italiani sono convinti che la nostra economia sia assimilabile a quella della Grecia che però, nella realtà, ha un prodotto interno lordo equivalente a quello della sola Lombardia.

L’Italia è la seconda più grande manifattura industriale  d’Europa nonché una delle prime dieci economie mondiali, tuttavia più di un italiano su 7 ignora questo dato.

Analizziamo ora qualche bufala sulla popolazione: le persone sopra i 65 anni sono, ad oggi, all’incirca il 22% della popolazione totale, ma per l’opinione pubblica italiana corrispondono al 48% del totale. L’età media è 45 anni, ma gli italiani pensano che sia di 59.

Questa distorsione nell’ambito economico e demografico si potrebbe, con molta indulgenza, spiegare come un’esagerazione dei problemi reali che affliggono la nostra società: come la crisi economica, lavoratori sempre più precari  e un innegabile invecchiamento della popolazione. Quello che ci lascia invece sgomenti è invece la differenza mastodontica tra la realtà e la percezione nell’ambito della sicurezza. Leggete con attenzione.

Il 64% degli italiani crede che  dal 2000 a oggi gli omicidi siano aumentati, ma in verità  sono diminuiti del 47% però solo l’8% conosce questa informazione. Nel 2016, in tutta Italia, ci sono stati la metà degli omicidi che nella sola città di Chicago.

Secondo uno studio dell’Istituto Cattaneo, siamo anche il Paese  con la più forte distorsione della realtà per quanto riguarda l’immigrazione, gli immigrati extraeuropei rappresentano nel nostro paese il 7% della popolazione totale, ma per la nostra opinione pubblica sono il 25%, ovvero uno su quattro. Il 47% degli italiani crede che ci siano più clandestini che migranti regolari, mentre gli irregolari sono solamente il 10% del totale dei migranti.

In pratica veniamo descritti come un paese povero, vecchio, invaso da stranieri, pieno di disoccupati e senza alcuna possibilità per il futuro. Sia chiaro, la nostra situazione è delicata ma non è quella che ci raccontano i diffusori di notizie false.

La distorsione è più accentuata al Sud che al Nord, e tra le persone meno abbienti rispetto a quelle appartenenti alle classi agiate. La deformazione della realtà avviene quasi sempre in negativo, e a volte è anche peggiore di quella che pensiamo. I dati sopra riportati sono infatti spesso ottenuti facendo le medie: ciò significa che se gli italiani credono che un carcerato su due sia straniero, a fronte di un dato reale del 33%, alcuni penseranno che addirittura il 60 o il 70% dei carcerati sia di origine non italiana.

Pagnoncelli indaga anche le motivazioni che stanno sotto questo pressoché totale scollamento tra realtà e opinione pubblica. Innanzitutto, c’è il problema dell’istruzione. In Italia solo il 14% dei maggiorenni ha una laurea mentre metà della popolazione adulta non va oltre la licenza media. Diciamo subito che  lo studio non è mai garanzia di una piena e razionale comprensione del mondo intorno a sé ma è  indubbio che l’istruzione resta lo strumento più per formare una coscienza critica che sappia riconoscere la realtà. Il dato più preoccupante è allora quello dell’analfabetismo funzionale: secondo lo studio Piaac, in Italia il 28% della popolazione adulta è “incapace di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”, come riporta la definizione dell’Ocse. Quasi un italiano su tre è un analfabeta funzionale, e questa non è una fake news, è un dato.

La seconda motivazione è da ricercare nel mondo dei media, vecchi e nuovi: essi contribuiscono enormemente a disegnare questo ambiente insicuro, catastrofistico e del tutto irrispettoso della realtà oggettiva, lo fa per avere più “audience”. Secondo l’istituto Demos, con più del 20% di notizie “ansiogene”, i telegiornali italiani trattano la cronaca nera più del triplo rispetto ai colleghi britannici e spagnoli. Questo dato è particolarmente rilevante in un Paese in cui metà dei cittadini reperisce le informazioni ancora esclusivamente o principalmente dalla televisione.

I social peggiorano il fenomeno essenzialmente per due motivi. In primis, sono il principale mezzo di diffusione di bufale e fake news. Secondo BuzzFeed, notizie create ad hoc come l’endorsement di Papa Francesco a Donald Trump superarono come diffusione ed engagement notizie reali di giornali autorevoli come Washington Post e The New York Times. I social media, tramite i loro algoritmi, ci mostrano quasi esclusivamente contenuti che potrebbero piacerci, e che quindi confermano le nostre opinioni. In questo modo si crea un mondo parallelo completamente distante dalla realtà che delimita noncurante i confini di quello che sappiamo sul mondo intorno a noi.

I politici, dal canto loro, si sono spesso approfittati di tutto questo cercando il facile consenso basato sulle paure dei cittadini. Questo è stato fatto da molti partiti, il M5S inizialmente, poi Salvini e ultima in ordine di tempo la Meloni che dopo essersi accorta che il gioco delle bufale funziona bene ha deciso di partecipare, è stata premiata. Ci sentiamo di dire che su questi presupposti un sistema non può dirsi veramente democratico. I cittadini prima di andare a votare devono avere la possibilità di costruire le loro preferenze su dati reali, oggettivi. Altrimenti è una democrazia inquinata, malata, prossima alla sua morte.

Ecco perché una certa politica minimizza quando si parla di fake news e analfabetismo funzionale, minimizza perché vive esattamente di quello.

In Italia adesso abbiamo una maggioranza reale, non quella in parlamento ma quella in strada, costruita su un odio sociale che è stato fomentato sulla base di informazioni false. È gravissimo e diventerà ancora più grave se continueremo a sottovalutare il problema o a parlarne come un qualcosa di lontano e che non ci riguarda.

Redazione

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