Le prime insofferenze del PD

Non più solo Orfini, anche Delrio e la Fedeli esprimono dubbi sulle modalità del Conte.  

Oggi qualcuno nel PD sembra essersi risvegliato. All’inizio da quelle parti l’unica voce che esprimeva qualche dissenso su come il governo stava gestendo e gestisce tuttora l’emergenza Covid-19 era quella di Orfini che, strano ma vero, per un periodo ha inanellato una serie di pensieri lucidi e concreti come mai gli era successo prima d’ora.

Oggi il momento “sprazzi di lucidità” è toccato ad altri due pezzi da novanta del Partito Democratico, Delrio e la Fedeli.

Naturalmente, nemmeno a dirlo, tutto ha inizio con Renzi il cattivissimo, l’innominabile, l’ammazzagoverni etc etc. Proprio ieri infatti il senatore di Rignano ha indirizzato un paio di bordate pesanti verso Palazzo Chigi:

Non si calpesta la costituzione governando a colpi di DPCM.

Conte non può tenere gli italiani ai domiciliari

In altri tempi sarebbero insorti tutti, ieri però, a biascicare qualcosa di inutile sui social è stato solo Fratoianni “Renzi ha ripreso con i suoi giochi di palazzo” che detto da uno che di suo avrà forse lo 0.1% e ha cambiato, fondato, unito e poi scisso una decina di partiti è una cosa che fa ridere abbastanza, e siccome noi non vogliamo perdere tempo a parlare di Fratoianni passiamo oltre e torniamo a parlare della Fedeli e di Delrio.

La simpatica ex ministra (sì, a noi sta simpaticissima, amiamo da morire i suoi bei capelli da Napo orso capo e ci ricordiamo di quando aveva nella bio del profilo twitter la frase “voglio ballare il tango”) ha scritto ieri un articolo sull’Huffington Post in cui dopo averne dette in apertura di tutti i colori al solito Renzi scrive quanto segue “Non posso però che condividere quanto sottolineato oggi da Renzi nella sua intervista a Repubblica sull’esigenza che ogni passaggio sia fatto nel pieno rispetto della Costituzione, che come ha ricordato anche la Presidente della Consulta Marta Cartabia durante la presentazione della relazione annuale sull’attività della Corte è e resta la bussola per tutte le scelte, anche in momenti di emergenza come quello che stiamo vivendo” per poi aggiungere, con lucida determinazione, un’ulteriore critica riguardo il pasticcio fatto dal governo sui congiunti:  “Si tratta di un vulnus grave: non è accettabile che un Governo in autonomia vada a discriminare tra persone e famiglie, intervenendo direttamente in materia di scelte personali e relazioni umane, pretendendo di limitare per legge chi è possibile incontrare o amare, su quali basi e con quale “stabilità” (oltretutto creando una situazione di estrema confusione). Sui diritti umani e civili e sull’uguaglianza non si può transigere, nemmeno ai tempi del coronavirus. È necessario allora intervenire con urgenza, in Parlamento, per superare questo improprio intervento nella vita delle persone, restituendo chiarezza, rispetto dei valori costituzionali e fiducia”

Questi sono i toni di una critica ragionata, lucida, oggettiva, parole che raramente abbiamo letto scritte dagli esponenti del PD verso questo governo, ma la Fedeli non è stata la sola, oggi, anche Delrio, che del PD è capogruppo alla Camera, a precisa domanda di Repubblica: Si andrà avanti a colpi di DPCM risponde “No. Finita questa prima fase, in cui tutti ci siamo adeguati aritmi che richiedevano decisioni urgenti, bisogna che ci sia più concertazione e più coinvolgimento del Parlamento, che deve riprendere la sua funzione di indirizzo e di controllo sull’attività del governo. E aiutare a migliorare i provvedimenti”

È toccato quindi a Delrio ricordare agli italiani che il governo funziona solo perché ha la fiducia di quelle persone che siedono in due aule semicircolari che insieme compongono il parlamento eletto dagli italiani.

Due voci importanti quelle di Delrio e della Fedeli, due voci a testimonianza del fatto che il PD ancora non si è grillinizzato del tutto, un buon novanta per cento sì, ma ci sono sacche di resistenza.

C’è una fondamentale differenza tra i parlamentari del M5S e quelli del PD: i primi sono dei buoni a nulla, scappati di casa, rifiutati dal mercato del lavoro e che sono diventati parlamentari solo per grazia ricevuta ma che sono rimasti sostanzialmente degli imbecilli, i secondi no; è gente preparata, almeno nella maggioranza dei casi, bisogna ammetterlo, persone che hanno addosso l’odore della burocrazia e delle istituzioni, cose che di questi tempi fanno comodo, soprattutto però per loro “uno non vale uno”, ognuno di loro è uno e se stesso, nel senso che si sentono a loro modo tutti leader, ognuno deve dire la sua, ognuno si incazza se viene prevaricato e ognuno decide quando fare gioco di squadra anche se parlano sempre di unità di partito.

Ma il vero motivo per cui queste prime interferenze del PD devono rappresentare un campanello d’allarme per Conte, ma non un semplice allarme di un antifurto lontano due chilometri ma proprio un fracasso da allarme antiaereo, è un altro. Chi conosce il PD, chi ne ha respirato l’aria dei circoli, chi ha camminato con loro nelle manifestazioni e ascoltato i loro discorsi sa una cosa: il PD ti appare come un placido vecchietto canuto, sorridente, vestito con la giacca a quadretti, il pullover rosso, la cravatta marrone, il cappello e pure il bastone per camminare, ti parla con garbo, ti dà del lei, usa toni istituzionali e rassicuranti, ma ha sempre un coltello da qualche parte e se non lo ascolti a dovere, se non senti tutte le sue ragioni, se non gli concedi almeno il settanta per cento di quanto chiede, quel coltello, presto o tardi, te lo pianta nella schiena.

Conte avvisato mezzo salvato.

Redazione

La nostra redazione comprende vari articolisti che imparerete a conoscere di volta in volta leggendo post specifici. Il lavoro di "squadra" rimane identificato come redazione

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5 risposte

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