Il M5S verso la scissione?

Di Maio e Di Battista non sembrano più in sintonia con il governo, alcuni senatori grillini tentati dalla Lega.

In aula durante la discussione sul MES lo sguardo di Luigi Di Maio non va  mai verso quello del premier Conte. Tra i due sembra essere sceso il gelo.

Il giorno dopo a Montecitorio gruppetti di pentastellati parlottano bisbigliando con deputati leghisti.

Fonti del carroccio assicurano che sono già quattro i senatori che stanno per entrare nella Lega,  altri invece ci starebbero pensando su molto seriamente.

Una situazione questa che mette a rischio l’intero percorso del governo e che ha molti protagonisti, uno per ogni anima di quello che alle elezioni è stato il primo partito.

Da una parte Di Maio e Alessandro Di Battista che ritrovata l’intesa non perdono occasione per manifestare, a volte in modo velato altre in modo più esplicito, ostilità verso l’esecutivo. Dall’altra i «governisti», quelli che vorrebbero proseguire l’esperienza di governo e che si sentono vicini a Conte e al PD.

Di Maio non ha mai voluto veramente il governo con il Pd, fu lui stesso a dichiarare pochi giorni prima della nascita del Conte2 “Mai con il partito di Bibbiano”. Nella riunione che diede il via libera fu tra i più ostili. La ritrosia è andata aumentando e lo ha portato a riscoprire Di Battista, con il quale i rapporti si erano precedentemente raffreddati. «Prima o poi si dovrà staccare la spina», ripete Di Maio ai suoi «Si chiude la legge di Bilancio e Luigi manda tutti a casa», prevede un onorevole. E una deputata grillina vicina a Conte, sottovoce: «Vuole tornare con Salvini». Alcuni deputati del M5S insomma temono voglia davvero che Di Maio voglia mettere in piedi un nuovo Movimento, più piccolo, libero dal Pd, pronto a risalire nei sondaggi, tornando magari ad allearsi, in un prossimo futuro, alleato con la Lega.

L’unico che può fermare Di Maio, per statuto, è Beppe Grillo ma stavolta il comico genovese non sembra riuscire a influenzare il ministro degli Esteri. Di Maio dopo il colloquio con Grillo non solo non ha cambiato per nulla il suo atteggiamento ma anzi, si è fatto ancora più determinato.

Le correnti non ci sono mai state nel M5S tuttavia è possibile individuare gruppi di deputati che hanno formato delle unioni di scopo. Ci sono quelli che fanno riferimento al presidente Roberto Fico e c’è il correntone virtuale dei «morti viventi», cioè gli 86 parlamentari al secondo mandato. Tra loro lo stesso Fico e poi Castelli, Di Stefano, Ruocco, Sibilia, Bonafede. Tutta gente che stando allo statuto dovrebbe smettere di fare politica. Ecco perché, se Di Maio decidesse di spingere per una fine prematura della legislatura, potrebbero diventare i nuovi «responsabili» pronti a resistere per salvare il governo ma soprattutto la loro poltrona.

Redazione

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