Intervista a Roberto Zaupa

In libreria e negli store digitali con “Il dipinto”, thriller pubblicato da Algra editore

Ben arrivato Roberto, siamo molto contenti di averti come ospite su Cultura & Società per parlare del tuo ultimo romanzo. Ti andrebbe per rompere il ghiaccio di presentarti con poche parole ai nostri lettori?

Ciao a tutti ! Mi chiamo Roberto Zaupa. Sono nato a a Genova 58 anni fa da papà veneto e mamma genovese. Da mio padre ho preso la passione per i libri e la letteratura che poi mi ha portato a voler diventare uno scrittore.

Genova. Che rapporto hai con la tua città e quanto lei influisce sul tuo modo di scrivere.

Sono molto legato alla Liguria e al suo capoluogo. Genova è una città discreta, che non ama l’ostentazione e gli eccessi. Ma è anche concreta, efficiente. Anch’io sono un po’ così. La mia scrittura è piuttosto asciutta, veloce, incisiva. Senza troppi giri di parole, nella migliore tradizione genovese.

Quando hai capito di essere portato per la scrittura?

A 12 anni, quando la mia professoressa di italiano mi soprannominò:”Il golden boy”. Avevo fin da piccolo un talento naturale che però ha necessitato di anni di esercizio prima di arrivare a maturazione.

Cosa provi quando scrivi? Come nascono i tuoi personaggi. Vogliamo provare a coinvolgere chi ci legge nei tuoi momenti creativi, scoprire le emozioni che vivi e le tue sensazioni in quegli attimi.

Generalmente uso una tecnica “cinematografica”, nel senso che cerco di entrare nel personaggio come farebbe un attore. Mi documento guardando video o film, leggendo libri sull’argomento, osservando persone reali. Poi, quando mi sento dentro quel ruolo, scrivo quello che farebbe o direbbe “lui”in determinate circostanze. La cosa straordinaria è che quando i personaggi funzionano le battute e i dialoghi tra loro vengono fuori da soli. Io mi limito semplicemente a trascriverli.

In tutte le ultime interviste abbiamo chiesto agli autori di raccontarci la loro “pandemia”. Come hai vissuto il lockdown e poi l’arrivo dei vaccini, cosa ne pensi di quello che ci è successo e cosa ci aspetterà domani?

Ho vissuto il lockdown con grande preoccupazione. Pensavo che l’economia italiana non potesse sopportare una chiusura totale prolungata. Dato che non volevo prendermi il Covid, ho fatto tutte e le tre dosi di vaccino. Dopo la terza, però, sono risultato positivo, fortunatamente con sintomi lievi.
Penso che la pandemia sia stata la conseguenza di errori imperdonabili fatti in materia di politica ambientale, economica e sociale. Mi sembra che il pianeta Terra si stia ribellando all’arroganza dell’uomo. Non prevedo un futuro roseo ma spero, come si diceva durante il lockdown, che andrà tutto bene.

Ora occupiamoci del tuo libro: “Il dipinto”. Parlacene nel modo che preferisci, abbiamo tutto il tempo.

“ Il dipinto” è un thriller psicologico. Il romanzo parte con le indagini sulla morte della segretaria di un noto avvocato milanese. Andando avanti il lettore incontrerà dei personaggi che, pur aspirando alla felicità, compiono, più o meno consapevolmente, delle azioni che li porteranno alla sofferenza e al dolore.
Riguardo a questo, senza voler in alcun modo giudicare nessuno o generalizzare, nel libro ho voluto evidenziare alcune delle contraddizioni che caratterizzano la società occidentale nel terzo millennio.
Se, in alcuni casi, i personaggi possono sembrare poco realistici è perché, oltre a rappresentare se stessi, ho affidato loro anche il compito di interpretare simbolicamente alcune di queste contraddizioni.

Intervista a Roberto Zaupa- copertina-dipinto

“ Il Dipinto” è anche un “legal thriller”. Dato che sono un appassionato di
serie TV come “Law & Order”, ho voluto inserire nella trama un processo in cui ho cercato di riprodurre i ritmi incalzanti e i colpi di scena tipici dei gialli giudiziari americani.

C’è poi una parte esoterica di cui non svelerò nulla, neanche nel romanzo, ma che è abbastanza decifrabile. Ho usato il simbolismo per provare a comunicare ( come scrisse Paulo Coelho) tramite quel linguaggio universale che tutti comprendono, ma che ormai è stato dimenticato.

C’è un ricordo del tuo percorso nello scrivere il libro che ti sta più a cuore degli altri, un aneddoto o una particolare sensazione provata che ti piacerebbe condividere con noi?

Nella primavera del 2019, quando stavo ultimando la prima stesura, ho sentito l’esigenza di cambiare il finale del romanzo rendendolo meno drammatico. Avevo la sensazione che, in prossimità della data di pubblicazione, ci sarebbe stato tra le persone un clima di preoccupazione e di ansia e che un finale troppo”dark” sarebbe stato inadatto. Ovviamente, in quel momento, non pensavo a niente di particolare ma quando poi è scoppiata la pandemia da Covid 19 mi sono sentito un po’ Philip K. Dick.

Secondo te esiste un segreto per conquistare i lettori?

Credo che chi acquista un libro nel 2022 non lo faccia tanto per passare del tempo, perché il tempo è una risorsa scarsa per tutti. Lo fa per provare delle emozioni. Il segreto, se vogliamo chiamarlo così, è quello di far entrare il lettore in quel luogo immaginario che lo scrittore ha creato e farcelo rimanere come se fosse, anche lui, uno dei protagonisti.

Qual è, secondo te, il genere di pubblico che potrebbe appassionarsi di più al tuo romanzo?

A parte coloro che già mi conoscono e i lettori di genere, spero che si appassionino al romanzo i giovani dai 20 ai 30 anni. La maggior parte dei protagonisti del libro appartiene a questa fascia di età, così come alcune delle “muse” che lo hanno ispirato.

Chi sono, tra i grandi della letteratura mondiale presente e passata, i tuoi maestri, quelli che con le loro opere più hanno contribuito alla tua formazione, o semplicemente quelli che ammiri di più per tecnica e creatività?

Sono moltissimi. Ne cito solo tre. Ernest Hemingway, da cui ho cercato di apprendere l’abilità nei dialoghi e l’essenzialità dello stile. John Le Carré,
per le sue trame intricate e gli straordinari colpi di scena. Giuseppe Tomasi di Lampedusa, per essere riuscito a descrivere luoghi e persone con un cento per cento di poesia pur avendo scritto un solo (bellissimo) romanzo.

Ultima domanda prima di salutarti e ringraziarti. Ti chiediamo una cosa semplicissima, consiglia ai nostri lettori un libro che non sia il tuo, uno soltanto.

“ Il punto di vista di Dio” di Paolacci & Ronco.

Redazione

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