Intervista ad Alina Cebotari.

In occasione dell’uscita di “Mozzafiato” abbiamo avuto il piacere di rivolgere qualche domanda all’autrice, Alina Cebotari.

Cara Alina, benvenuta su Cultura & Società, ti ringraziamo per averci dato la possibilità di fare questa chiacchierata, prima di iniziare l’intervista parlaci un po’ di te, presentati ai nostri lettori.

Ciao e grazie a voi per avermi accolta! È sempre difficile presentarsi in poche righe ma ci provo: mi chiamo Alina, ho 25 anni e sono nata in Moldavia per poi trasferirmi in Italia nel 2008. Attualmente vivo a Brescia dove frequento l’Università Cattolica del Sacro Cuore, la specialistica “Lingue per l’editoria e la traduzione”. Quando ho tempo (e anche quando in teoria non dovrei averlo) leggo, scrivo e organizzo eventi per gli studenti Erasmus con l’associazione ESN.

Sei giovanissima eppure hai già pubblicato altri lavori, da dove nasce questa tua passione così forte per la scrittura?

Non saprei dire quando esattamente sia nata, penso di aver capito molto tardi sia una passione particolare che non tutti hanno, il mio è sempre stato un istinto naturale, un bisogno di sfogarmi sulla carta. Da piccola copiavo le poesie su vari taccuini e agende, copiavo frasi rubate dalle riviste, soprattutto quelle in cui mi ritrovavo e che avrei voluto scrivere io. Poi quando sono arrivata in Italia, soffrendo un po’ per la lontananza dei miei amici e famigliari, ho iniziato a scrivere regolarmente nel mio diario, come se fosse una sorta di miglior amico che ti ascolta e non dice niente che tu non vuoi sentire. Nelle vacanze estive del quarto e quinto anno delle superiori mi sono ritrovata ad avere un sacco di tempo libero e un po’ per gioco ho voluto provare a inventare delle storie. Diciamo che quel gioco non mi ha ancora stufato, anzi mi affascina sempre di più.

Foto di copertina

Sappiamo dalla tua biografia che sei laureata in Scienze linguistiche e Letterature Straniere, in che modo la tua formazione incide o influenza il tuo modo di scrivere?

Sono cresciuta in un paese in cui si parlava rumeno ma la TV era in russo, poi sono arrivata in Italia e ci ho aggiunto anche l’italiano alla mia quotidianità. Ho sempre studiato lingue: inglese, francese e spagnolo alle superiori e ora mi specializzo in inglese e tedesco. Non potrei studiare altro. Le lingue sono affascinanti e quello che mi piace di più è che ognuna ha i suoi modi di legare le parole e creare unioni sorprendenti. Diciamo che nella vita colleziono parole dai significati particolari. E questo in realtà sta influenzando la mia scrittura solo ultimamente, forse perché ho dovuto prima far maturare questi concetti dentro di me. Se dovessi parlarvi della letteratura, non finirei più. In realtà durante la triennale il mio corso era “Esperto linguistico d’impresa” quindi lingue per l’economia ma la tesi in letteratura tedesca mi ha fatto capire che avevo bisogno di più letteratura e per la specialistica ho scelto “Lingue per l’editoria e la traduzione”. Ora per i miei esami devo leggere i libri di Goethe e di Shakespeare e nel studiare le vite di altri scrittori e di altre opere imparo a essere dall’altra parte e a chiedermi il vero messaggio dei miei libri, cosa che forse prima non facevo ma capivo a posteriori io stessa.

Cosa provi quando scrivi? Proviamo a far entrare i nostri lettori nel tuo momento creativo per scoprire le emozioni che vivi in quei momenti.

Mi piace scrivere in tranquillità, quindi quando sono completamente sola in una camera e so che nessuno mi può disturbare da un momento all’altro. A volte scrivo al computer, soprattutto quando sono in casa, altre volte invece esco fuori e mi siedo a un tavolino o su una coperta e scrivo sulla carta analizzando gli altri. Mi piace cambiare posto, perché così mi sembra di far cambiare atmosfera anche ai miei personaggi. Mi piace scrivere la notte, quando tutti dormono e io posso aprire la finestra e guardare il buio fuori. Se piove e ci sono i lampi sono ancora più felice ma sono tentata a scrivere fantasy più che romance. A volte mi piace guardare video e prendere spunto da un piccolo dettaglio. Poi, forse vi sembrerà strano ma ultimamente, siccome vado spesso a camminare, mi arrivano delle idee che ho paura di perdere e allora mi registro poi è sempre interessante ascoltarli e immaginarmi mentre recito una parte, da sola per strada.

Sei nata in Moldavia, hai vissuto prima a Cuneo e poi a Brescia, c’è un modo in cui i luoghi a te cari entrano nelle tue opere?

Sì, sono tutti lì in un modo o nell’altro. “Ricordami chi sono” è ambientato a Barcellona dove avevo passato due settimane al mare, e la protagonista stessa aveva cambiato spesso posto durante la sua vita. Mozzafiato è ambientato in Germania, a Norimberga, dove io avevo trascorso un soggiorno linguistico e la protagonista ammette di non trovarsi bene nella sua città natale, Brescia. In un altro libro ancora (non pubblicato) racconto quella che è stata la mia magica infanzia in Moldavia e tutto quello che ha significato. Infine, ultimamente sto lavorando a un romanzo di una famiglia moldava che vive da anni in Italia, proprio per raccontare un po’ cosa vuol dire cambiare. Chissà i prossimi dove saranno ambientati!

In tutte le nostre ultime interviste abbiamo chiesto agli autori di parlarci della loro esperienza durante la pandemia e il lock down. Come hai vissuto questa storia, qual è il tuo pensiero riguardo a quello che ci è successo?

Vivo a Brescia, una delle città più colpite in Italia. Ci sono stati giorni in cui nemmeno la musica riusciva a coprire il suono continuo delle sirene. A volte quando aprivo l’acqua del rubinetto per lavarmi le mani, mi sembrava di sentire quell’eco ma spesso era solo un’illusione. Diciamo che avere lezioni online da lunedì a venerdì è stata la mia salvezza perché tra un compito e altro il tempo volava. La notte, quando tutti in casa dormivano, io andavo in cucina a scrivere e mi sembrava di essere altrove. Peccato che però ad un certo punto mi sia venuta l’idea di far ambientare quella storia proprio ai tempi odierni, quindi con l’emergenza Coronavirus. Diciamo che ad un certo punto ha cominciato a essere quasi pesante anche scrivere. Allora mi sono concentrata sulla lettura e sugli esami. Questi mesi mi hanno insegnato che bisogna essere pronti al cambiamento e adattarsi anche e soprattutto quando non è voluto e non è piacevole. E poi, ho capito che bisogna accettare anche i giorni in cui non si fa niente. Mi ci è voluto un po’, perché di solito non sto mai ferma ma spero di non dimenticarlo più perché a volte si ha fretta di fare tutto e di essere produttivi, dimenticando però del nostro benessere fisico e mentale. C’è tempo per tutto, bisogna solo capirlo. A volte comunque andavo in giardino a guardare il tramonto ma il sole si nascondeva dietro ai condomini e mi toccava salire sulla rete dei vicini. Mi chiedevo dove va il sole ora che nessuno lo può seguire. Il mondo non mi era mai sembrato così grande e così piccolo allo stesso tempo. Poi ho iniziato a fare la passeggiata dei 200 metri da casa, e insieme a mia sorella andavamo nella stradina parallela dove c’è una rete e si può vedere il treno che passa. Oltre la linea ferroviaria c’erano un sacco di papaveri rossi. Vederli oltre la rete mi sembrava l’esatta metafora di quel periodo. Finita la quarantena i papaveri non c’erano più.

Secondo te esiste un modo, un segreto, per conquistare un lettore?

Penso che ogni libro abbia i suoi lettori e il suo tempo. Non credo molto ai segreti per conquistare i lettori o forse sì ma non per la letteratura che piace a me e che spero un giorno di raggiungere nella scrittura. Probabilmente nei primi libri un po’ l’ho fatto incoscientemente, ma ora sono più del parere che una storia non deve essere forzata, anche perché i lettori lo capiscono e non sempre è piacevole essere considerati prevedibili. A me piacciono i libri che scorrono, che descrivono i sentimenti così come sono, e se mi ci ritrovo mi può piacere anche di più. Perciò il segreto sarà diverso da lettore a lettore immagino. Chissà!

C’è un ricordo del tuo percorso che ti sta più a cuore degli altri, un aneddoto che vorresti condividere con noi?

In quarta superiore, per le vacanze di Pasqua il professore di religione ci ha dato il compito di parlare di noi stessi, quindi scrivere un tema profondo in cui cercare di capire noi stessi presentandoci agli altri. Io avevo da poco finito di leggere una saga fantasy sulle fate e continuavo a chiedermi come sarebbe stato essere una di loro (ancora a volte me lo chiedo). Ho iniziato quel tema immaginando di essere una fata. Ecco, diciamo che così ho cominciato il mio libro fantasy che è ancora nel cassetto. Quell’estate ho fatto uno stage curricolare e avevo due ore libere a pranzo, perciò, andavo in un parco a mangiare e poi scrivevo ed era affascinante perché mentre io scrivevo vedevo uno stormo di piccioni muoversi in gruppo di fronte a me. Era bellissimo perché mi sentivo davvero in un’atmosfera da fantasy. Questi sono alcuni dei ricordi piacevoli che custodisco.

Prima di discutere del tuo ultimo romanzo vorremmo fare un passo indietro, anche per dare ai nostri lettori la possibilità di conoscerti meglio, dicci qualcosa sul tuo romanzo precedente, “Ricordami chi sono”

“Ricordami chi sono” parla di Alessia, una ragazza italiana che è in vacanza a Barcellona dove a causa di un incidente perde la memoria, mentre la sua amica è in coma. Si sveglia in ospedale e vede Leo, un ragazzo affascinante che però dice di non essere il suo fidanzato. Lei va a casa sua, mentre cerca di recuperare la memoria e scoprire più dettagli riguardo alla sua vita e alla sua famiglia. È una storia tormentata e adolescenziale, così come solo gli amori adolescenziali possono essere. Alessia, nel ricordare chi era, capisce che non era felice e che il suo continuo viaggiare da una parte all’altra era dettato dalla voglia di scappare sempre. È una storia di scoperte, bugie e vari tradimenti che portano la protagonista a riprendere in mano la sua vita e fare delle scelte che prima non riusciva a fare.

Eccoci finalmente arrivati a parlare del nuovo romanzo: “Mozzafiato”. Prenditi tutto il tempo che vuoi per presentarcelo usando le parole secondo te più adatte.

Mozzafiato. Maya scappa da Brescia, dove sua sorella è morta qualche anno prima. Scappa perché era vittima di una monotonia inspiegabile, dove ogni giorno era uguale all’altro e niente le sembrava più interessante. Così decide di andare a Norimberga con il progetto Workaway, che le permette di aiutare una famiglia in cambio di vitto e alloggio. Lì trova Rita con i suoi due bambini che la fanno subito sentire a casa. Maya comincia a esplorare Norimberga e a vedere la vita con occhi diversi perché finalmente si ritrova a essere curiosa. Così conosce anche Adam, ma fa subito una figuraccia con lui e prova delle emozioni che non pensava nemmeno di poter provare. In seguito, Maya si iscrive a un corso di tedesco e conosce alcuni studenti Erasmus con cui nasce una sincera amicizia. Questa è la storia di una rinascita, di un amore che fa sentire vivi ma non solo, perché non è solo l’amore a far rinascere Maya, è un nuovo ambiente, nuove amicizie, un altro paese e un’altra lingua. È un viaggio

della protagonista alla scoperta di Norimberga e della Baviera, ma soprattutto di se stessa.

Quanto c’è di Alina nelle protagoniste dei tuoi libri?

Troppo. Troppo, davvero troppo. E mi sembra un male però forse è un bene, o forse devo lasciare che siano i lettori a deciderlo. A volte cerco di mascherare le mie esperienze e mettere dei dettagli che siano fuorvianti ma quando rileggo io li ritrovo sempre e spero sempre che gli altri non li abbiano trovati. Nelle mie protagoniste ci sono varie versioni di me stessa. Alessia è una versione adolescenziale e infantile, Maya è una versione più matura ma ancora spesso ingenua… penso di essere cresciuta anche grazie a loro e viceversa. Sono versioni di quello che sono stata io un giorno, o di quello che avrei voluto essere, o quello che mi pento di essere stata. Insomma, un po’ di tutto. Però le storie sono inventate, non sono vere. Penso di aver fatto sperimentare a loro le mie grandi paure: perdere la memoria o perdere qualcuno di caro.

Ultima domanda prima di salutarti e ringraziarti. Ti chiediamo una cosa semplicissima, consiglia ai nostri lettori un libro che non sia il tuo, uno soltanto.

Questa domanda è difficile quanto la prima. Presentarmi e consigliare un libro è davvero tra le cose più paradossalmente complicate e odio farla semplice consigliando “Orgoglio e Pregiudizio” di Jane Austen perché mi fa male scegliere un solo libro quando ce ne sono così tanti belli da togliere il fiato.

Grazie Cultura & Società per la piacevole chiacchierata! Grazie lettori, spero di non avervi annoiato troppo!

Redazione

La nostra redazione comprende vari articolisti che imparerete a conoscere di volta in volta leggendo post specifici. Il lavoro di "squadra" rimane identificato come redazione

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