Iron Dome, come funziona la contraerea israeliana

Protegge Israele dai missili di Hamas ma in quest’ultima crisi nella striscia di Gaza il sofisticato sistema sta mostrando qualche limite

Iron Dome, Cupola di Ferro, è un sistema di difesa antimissile sviluppato dalla RAFAEL progettato per la difesa di punti strategici e piccole città, è in grado di intercettare e distruggere razzi a media velocità e proiettili di artiglieria pesante. Fulcro del sistema è il radar EL/M-2084 MMR della Elta e missili Tamir della RAFAEL.

Pensato come contromisura difensiva con lo scopo di neutralizzare i razzi Grad e Katjuša lanciati dalla Striscia di Gaza, dalla Siria, dal Libano o dalla penisola del Sinai contro le popolazioni di Israele vicine ai confini, è stato messo in funzione nel marzo 2011. Viene ritenuto efficiente nell’intercettare minacce provenienti dai 3 ai 72 km in tutte le situazioni meteo.

Gli Hezbollah libanesi iniziarono a lanciare razzi nel nord di Israele nei primi anni novanta, mettendo così le Forze di difesa israeliane davanti alla necessità di sviluppare un efficiente e costoso sistema antimissile a corto raggio. Nonostante lo scetticismo iniziale degli americani ma anche della popolazione israeliana, nel 2004 l’idea della Cupola di Ferro riprese vita grazie al generale Daniel Gold, capo del settore ricerca e sviluppo delle forze armate, che si dimostrò tenace nel proseguire con il progetto.

Durante quella che viene chiamata seconda guerra del Libano (2006), gli Hezbollah libanesi spararono circa 4 000 razzi (quasi tutti razzi Katjuša) che colpirono il nord di Israele, includendo il porto di Haifa, uccidendo 44 civili (anche arabo-israeliani)e costringendo all’evacuazione di 250 000 persone, mentre circa 1 000 000 di cittadini erano confinati dentro o vicino a rifugi anti-bomba.

La risposta di Israele a questo nuovo tipo di minaccia giunse nel febbraio 2007 quando scelse proprio il progetto “Iron Dome” quale soluzione per contenere i danni causati dai razzi.
Un anno dopo nel sud di Israele i miliziani di Hamas lanciarono più di 3200 tra razzi e colpi di mortaio dalla Striscia di Gaza. Si trattava perlopiù di rudimentali razzi Qassam, minacciando circa un milione di israeliani che si trovavano nel raggio dell’attacco.

La Cupola di Ferro ha tre componenti:

il radar “EL/M-2084 Multi-Mission Radar” per il rilevamento e inseguimento.

il sistema di gestione

l’unità di fuoco dei missili: dispositivo mobile a rimorchio (ma anche simile a un container) che può contenere venti missili “Tamir”, l’intercettore vero e proprio, con sensori elettro-ottici, che cambia direzione grazie a otto impennaggi.

Il radar del sistema identifica il lancio del razzo, calcola la traiettoria, trasferisce quest’informazione al centro di controllo, dove in seguito utilizza quest’informazione per determinare il luogo d’impatto previsto. Se il proiettile costituisce davvero una minaccia, il sistema spara un missile intercettore per provocare la detonazione del missile

alcuni ricercatori pubblicarono nel 2018 un’analisi dove giunsero alla conclusione che La Cupola di Ferro è in grado di intercettare tra il 59 e il 75% di tutti i razzi considerati potenzialmente in grado di colpire aree popolate.

Lo studio ha però dimostrato come i miglioramenti delle difese civili israeliane: sirene di avvertimento e rifugi più sicuri, hanno influito almeno allo stesso modo di Iron Dome nel ridurre le morti e le ferite civili causate dai missili.

Durante la crisi di questi giorni il sistema sembra aver evidenziato dei limiti che non erano emersi in passato. I militanti di Hamas potrebbero aver trovato un punto debole nel sistema, quando gli attacchi sono troppi e provengono da molto vicino “Iron Dome” fatica a intercettare tutti quanti i missili, ecco perché l’aviazione israeliana sta intensificando gli attacchi contro quelle che ritiene essere le postazioni di lancio di Hamas.

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Redazione

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