Ius Soli

Cenni storici e situazione negli altri paesi.

Ius Soli, in latino “diritto del suolo” significa l’ottenimento della cittadinanza di una nazione all’atto della nascita sul suo territorio, sul suo suolo appunto, indipendentemente da quella che è la cittadinanza dei genitori.

La sua contrapposizione giuridica è lo Ius Sanguinis, che indica la “successione” della cittadinanza basato sull’origine dei genitori, sul sangue.

È interessante aprire una piccola finestra su quelle che sono le nostre radici storiche e culturali andando a guardare com’era la situazione nell’antica Roma.

Differentemente dagli altri popoli antichi, diventare un “romano” era molto più semplice.

I greci, per esempio,  erano estremamente restii a concedere la cittadinanza. Non solo Sparta, ma anche Atene divenne una società sostanzialmente chiusa dai tempi di Pericle. Soltanto i cittadini maschi adulti, discendenti da ateniesi, avevano diritti politici. Perfino  Aristotele, che proveniva da Stagira, non aveva alcun diritto quando si trovava ad Atene.

Essere romani non significava essere abitanti di Roma. O del Lazio. O dell’Italia.  Per i romani, chiunque (o quasi) poteva diventare un cittadino. Un concetto apparentemente semplice, ma rivoluzionario per l’epoca. E certamente un punto fondamentale della forza di Roma.

L’atteggiamento dei romani era molto pratico: accogliere gli stranieri e renderli romani. in ogni momento dei 14 secoli dell’esperienza romana ci sono stranieri che diventano cittadini romani e spesso ricoprono posti di comando. Gli ultimi tre Re dei leggendari sette erano etruschi, per dire.

Già alla  fine del II secolo A.C, a causa dell’enorme ampliamento territoriale, la Repubblica Romana comprendeva l’Italia, quasi tutte le isole più importanti del Mediterraneo, gran parte dell’attuale penisola iberica, la Francia meridionale, l’Africa del nord, la Macedonia, la Grecia e l’Asia Minore Occidentale e dunque la popolazione romana era sempre più multietnica.

Un esempio molto efficace per comprendere la cittadinanza a Roma è quello di San Paolo: lui era ebreo di Tarso in Cilicia (antica provincia che corrisponde a una zona costiera dell’attuale Turchia) parlava solamente greco ed ebraico (forse conosceva anche l’aramaico e qualche parola in latino), perfettamente ellenizzato ma cittadino romano fin dalla nascita.

Predicava a Gerusalemme quando fu arrestato. Portato dinanzi al tribuno Lisia, questi si prepara a farlo flagellare, quando Paolo dichiara di essere cittadino romano. Il tribuno, allarmato, ordina subito di rilasciarlo, poiché nessun cittadino romano poteva essere torturato prima di essere processato.

Per chi era libero (non schiavo) esistevano molti modi per diventare cittadino romano:

Servizio nell’esercito (dopo 25 anni nei reparti ausiliari)

Discendenza da un cittadino romano (nel caso di matrimonio legittimo si eredita la cittadinanza paterna, in caso contrario quella materna)

Concessione dell’imperatore.

In quanto membro di un élite locale (adlectio)

Tramite annessione di intere tribù a municipi o colonie romane (adtributio)

Adozione da parte di un cittadino romano

Nodo cruciale per quanto la storia della cittadinanza nell’antica Roma è stato il famoso “Editto di Caracalla”

Nel 212 d.C. l’imperatore Caracalla concede la cittadinanza romana a tutti gli abitanti liberi dell’impero, attraverso un famoso editto, la cosiddetta Constitutio Antoniniana (il nome completo dell’imperatore era Marco Aurelio Antonino Caracalla – il padre Settimio Severo si era auto retroattivamente fatto adottare da Marco Aurelio). Per quale motivo venne promulgato questo provvedimento è del tutto ignoto. Si suppone una motivazione fiscale (far pagare anche le tasse riservate ai cittadini romani) o demografica (arruolare nuove legioni) o etiche (l’imitazione di Alessandro Magno). Quel che è certo è che da allora l’unica distinzione vigente è tra coloro che sono dentro l’impero e che coloro che non ne fanno parte.

Impossibile riassumere in poche righe tutta la complessa storia della cittadinanza a Roma, parliamo di più di un millennio di storia, evoluzioni demografiche, conquiste. Abbiamo solo voluto dare qualche informazione storica, qualche curiosità che potrebbe servire per avere approcci diversi alle tematiche attuali.

Guardiamo ora come affrontano la questione gli altri paesi del mondo. Per quanto riguarda gli Stati Uniti è tutto molto semplice. Chi nasce in uno degli Stati federali che compongono la nazione è americano. È americano, fine.

In Germania invece lo Ius Soli è applicato dal 1 Gennaio 2000 con delle limitazioni: uno dei genitori deve avere il permesso di soggiorno da 3 anni e deve risiedere nel paese da almeno 8 anni. Soltanto a 18 anni i ragazzi hanno 5 anni di tempo per decidere se avere la cittadinanza tedesca o conservare la cittadinanza dei genitori.

Gran Bretagna: i bambini nati nel Regno Unito da un genitore britannico, o da un genitore con permesso di soggiorno permanente sono cittadini britannici dalla nascita. Gli stranieri dopo 5 anni di residenza possono richiedere la cittadinanza. In caso di unione civile possono richiedere il passaporto da 3 anni.

I bambini nati in Francia hanno la cittadinanza francese se almeno uno dei genitori è nato in Francia. I bambini di genitori stranieri hanno la cittadinanza a 18 anni se sono stati nel paese da almeno 5 anni da quando ne avevano 11, e tra 16 anni ai 18 anni se sono stati nel paese da quando avevano 8 anni. Gli stranieri maggiorenni possono fare richiesta dopo essere stati in Francia per 5 anni. In caso di matrimonio devono aspettare 4 anni.

Russia. Per essere naturalizzati è necessario vivere in Russia per 5 anni, conoscere la lingua e avere un reddito. In caso di matrimonio bisogna attendere 3 anni per avere il passaporto.

In Danimarca per la naturalizzazione servono 9 anni di residenza e bisogna superare esami su lingua, storia, struttura sociale e politica del Paese.

I bambini nati in Spagna diventano spagnoli dopo 1 anno di residenza nel paese. Per gli stranieri maggiorenni è necessario vivere per almeno 10 anni nel paese. Per chi sposa un cittadino spagnolo basta attendere solo un anno. Questo, a grandi linee, è quanto accade nelle nazioni a noi più vicine sia fisicamente che culturalmente. Ognuno resta libero di pensarla come vuole ma forse bisognerebbe affrontare la questione buttando via la lente della politica e delle divisioni. Concedere o meno lo Ius Soli non può essere motivo di distinzione tra destra e sinistra. Non significa aprire o chiudere i confini, i porti etc, è solo regolamentazione dei cittadini che nascono e vivono su un territorio. Nient’altro

Redazione

La nostra redazione comprende vari articolisti che imparerete a conoscere di volta in volta leggendo post specifici. Il lavoro di "squadra" rimane identificato come redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

This website is using cookies to improve the user-friendliness. You agree by using the website further. Privacy policy

//iphumiki.com/4/4335768