La figura di Severino Boezio in un’epoca di transizione

Dopo il crollo dell’impero romano d’occidente nell’anno 476 d.C, l’Italia e l’Europa entrano nel medioevo e la civiltà romana si trasformerà, in conseguenza della germanizzazione dell’impero, in civiltà europea.

Tuttavia, a parte la breve parentesi di Odoacre, è con il suo successore Teodorico che l’Italia attraversa un breve periodo di splendore per il fatto che Teodorico continua la tradizione romana ed è proprio sotto di lui che assistiamo all’ultima fioritura della letteratura latina con Boezio, Simmaco e Cassiodoro, tutti operanti nel VI secolo d.C. Dopo la guerra greco-gotica e la devastazione dell’Italia, l’asse si sposta in Spagna con Isidoro di Siviglia (VII secolo d.C) e in Inghilterra con Beda il Venerabile (VIII secolo d.C).

Boezio proveniva da una nobile famiglia romana, la gens anicia e si era formato sotto Simmaco, anche lui esponente della famiglia aristocratica romana degli Aureli. Sotto Teodorico, Boezio aveva avuto modo di intraprendere una fulminea carriera politica, tanto che era considerato uno dei collaboratori più stretti del re. Le cose tuttavia cambiarono in peggio e quando, insieme a Simmaco, venne sospettato di congiura, Boezio venne incarcerato e condannato alla pena capitale. 

Boezio era un uomo di cultura straordinaria. Aveva letto Platone e Aristotele con l’intenzione di tradurre tutte le loro opere cercando di conciliare le rispettive speculazioni, anche se il progetto rimase incompiuto per via della sua morte. Boezio aveva tra l’altro sistematizzato il complesso delle arti del quadrivio e aveva partecipato alla disputa logico-filosofica sugli universali, ovvero i concetti in accezione aristotelico-platonica. Il neoplatonismo aveva già elaborato diverse teorie a tal proposito. Porfirio aveva addirittura composto l’Isagogè, ovvero Commento alle Categorie di Aristotele, scritto su specifica richiesta dell’amico Crisoario che non aveva compreso fino in fondo le categorie aristoteliche. Nell’ambito della quesitone sostanza e accidenti, Porfirio riconosce i seguenti predicabili

1) genere

2) specie

3) differenza specifica

4) attributo proprio

5) accidenti

Tali predicabili non sono necessari, ovvero la presenza o l’assenza di essi, non compromette l’essenzialità della sostanza e quindi di ciascun ente. Tuttavia, rimaneva aperta un’aporia riguardo genere e specie. 

Genere e specie esistono? Ovvero sono delle essenze, oppure sono entità puramente mentali? Gli universali sono dunque corporei o incorporei? E se sono incorporei si trovano nelle cose o fuori le cose? Boezio riprende in mano questi temi ed afferma quanto segue:

1) Gli universali come realtà esistono solo nella mente di Dio, facendo trasparire l’eco di posizioni platoniche 

2) Gli universali sono immanenti le cose sensibili pur essendo incorporei

3) Gli universali sono intelligibili dalla mente umana che è capace di astrarli dalle cose sensibili attraverso la ragione.

Boezio si distinse anche nella stesura di alcuni opuscoli sacri e nella formulazione del tema della Trinità che ritornerà poi nella scolastica posteriore. Grande merito di Boezio è l’aver rivisitato tutto il vocabolario filosofico latino rendendo questa lingua adatta a veicolare contenuti filosofici-teologici per la successiva scolastica.

Sicuramente l’opera più importante di Boezio è il De Consolatione Philosophiae scritto durante la sua detenzione. L’opera utilizza il prosimetro, ovvero prosa e versi e si struttura in 5 libri secondo il modello del Protrettico aristotelico. Boezio immagina che una bellissima donna, che è in realtà la filosofia, gli faccia visita in carcere e lo consoli riguardo alla sua presente condizione. Boezio è affranto, depresso, senza speranza e la donna lo aiuta ad una specie di conversione spirituale esortandolo a trovare la felicità non nei beni materiali che sono caduchi e transitori ma piuttosto a concentrarsi invece sui beni spirituali, i soli di cui il possesso è garantito. Boezio arriva così a postulare nel terzo libro l’esistenza di un bene sommo e perfetto che coincide con Dio. Alla perfezione Boezio arriva tramite l’imperfezione. Se le cose sono imperfette, per poterle definire come tali, necessariamente dovrò possedere l’idea di bene, a confronto della quale posso scorgere l’imperfezione delle altre cose. Se dunque dall’imperfezione arrivo alla perfezione mentalmente, concepisco la perfezione e allora essa deve esistere ed è Dio. Nell’ultima parte dell’opera Boezio tenterà di conciliare concetti come fato, male, predestinazione, prescienza e libero arbitrio destinati ad avere un futuro nella successiva speculazione medievale. Boezio teorizza tra l’altro che l’uomo per natura è rivolto verso il bene. Se propende verso il male allora è una deviazione che porta l’uomo al non-uomo, da cui la coesistenza di essere e non essere che apre alla problematica del male nel mondo, anche questa argomentazione a lungo discussa dalla scolastica posteriore.

Chiara Bellucci

Chiara Bellucci

Dottoranda in Scienze Umanistiche, Filosofia Teoretica, presso l'Università Guglielmo Marconi, Roma, Italia. Titolo del progetto: Cinema e Filosofia, analisi di un rapporto a partire da Gilles Deleuze

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