La scissione più noiosa della storia.

Se la politica è diventata un circo allora pretendiamo di divertirci visto che questo spettacolo lo finanziamo noi.

Siamo i produttori di uno show che va in onda tutti i giorni sulle nostre tv, sui nostri account social, sui giornali che compriamo; è il proporzionale ragazzi miei, e nel proporzionale i cittadini possono solo osservare le manovre di palazzo, gli inciuci, gli accordicchi, la spartizione delle poltrone. Se anche questi aspetti diventano noiosi allora dovremmo chiedere un rimborso, disdire l’abbonamento, smettere di pagare il canone e impiegare il nostro tempo libero con qualcosa di più avvincente. Ma non possiamo farlo, siamo obbligati a finanziare il teatro, quindi, almeno, lasciateci dire che questo spettacolo sta diventando veramente una gran rottura di scatole.

Quella di Renzi è la scissione più noiosa nella storia delle scissioni, a confronto quella fatta a suo tempo da Bersani, Speranza e D’Alema, preceduta dallo spettacolare monologo di Giachetti “avete la faccia come il culo” era avvincente e adrenalinica come una puntata di Gomorra. C’era una sceneggiatura più complessa persino lì: i brindisi dopo la vittoria del no al referendum, gli scontri sulla legge elettorale, c’erano capi storici pronti alla vendetta (elemento questo che aggiunge sempre tensione)

Le scissioni per essere interessanti devono essere preceduta dal caos interno, da crepe bollenti come quando la terra si spacca ed esce la lava, da umori così compressi e instabili che muovendosi in disordine iniziano a collidere fino, appunto, alla scissione.

Una scissione deve creare incertezza e instabilità, deve farci restare con il fiato sospeso e farci pensare quella frase che fa la differenza tra un successo e un fallimento “Cosa succederà adesso?”

Nella scissione di Renzi non è successo niente di tutto questo. Le crepe c’erano ma erano fredde, antiche, risalenti agli inizi, fratture esistenti ormai note che non aggiungevano niente alla trama. Renzi è sempre stato odiato nel PD e benché qualche dirigente di peso adesso si dichiari dispiaciuto la verità è che non vedevano l’ora che lui se ne andasse. Ma sono storie vecchie che già conoscevamo e dal finale scontato, prevedibile.

Ecco, la scissione di Renzi era, per l’appunto,  scontata, questa storia aveva un finale già scritto, tutti sapevamo che sarebbe andata a finire così ma a forza di attendere ci siamo stufati di aspettare e quando alla fine è successo noi eravamo già saturi, annoiati, stravaccati sul divano con la palpebra calante. Abbiamo atteso l’epilogo perché avevamo seguito tutta la serie, per affetto, per quel residuo di curiosità, poi abbiamo spento la tv e siamo andati a dormire, un po’ delusi.

Renzi sembra ormai un cabarettista che un tempo aveva avuto successo ma che adesso sgomita troppo per avere una battuta, uno che sbuca all’improvviso dalle quinte urlando “fatemi fare una battuta, fatemi fare una battuta, sentite questa” e poi la gente non ride, non applaude, lo guarda in silenzio, qualcuno si alza e lascia la sala.

Troppo protagonismo, troppo presenzialismo, le persone ormai lo ascoltano solo per sentire con quale acrobatica giravolta rinnegherà il se stesso di qualche settimana prima, in questo è un maestro, il suo cavallo di battaglia, ma alla fine stanca. È Fonzie che salta lo squalo, in continuazione.

Anche nella scelta del nome, Italia Viva, ha toppato. Un nome che a voler essere generosi si potrebbe collocare nei banchi frigoriferi di qualche discount, come marca di surgelati, volendo essere cattivi invece sembrerebbe proprio adatto per qualche ditta tedesca che produce, anzi che  cerca di produrre, cibo italiano ma che poi finisce per inscatolare tramezzini con le lasagne o spaghetti alla carbonara con bacon e panna, da scaldare nel forno a microonde per cinque minuti.

Tornando seri, ma con difficoltà, politicamente cosa comporta questa scissione? Poco e niente, per questo è tremendamente noiosa. Renzi non ha i numeri per far cadere il governo, il suo drappello di deputati e senatori arriva a 40 unità: un triangolare di calcetto seguito da pizza e birra insieme alle famiglie. Un po’ pochino per insediare la stabilità del governo. Alla camera la maggioranza giallorossa è salda, al Senato una decina di responsabili si trovano di volta in volta. E poi lui ha assicurato sostengo al governo Conte, quindi possiamo stare tranquilli. Ha assicurato sostegno, come quando disse mai con i 5 stelle, se perdo il referendum lascio tutto e così via fino agli albori. Giuseppe Conte può stare sereno.

Probabilmente, e questo aggiunge ulteriore tedio, il PD non subirà nessun contraccolpo, perderà duo o tre punti percentuali, Renzi andrà a pescare i suoi voti altrove.

Insomma, per farla breve, neanche la suspense della morte del PD.

Un partito, il suo che nelle migliori delle ipotesi oscillerà tra il 7 e il 10% (con il massimo dell’ottimismo possibile) un partito da proporzionale, un partito da palazzo, di quelli che fanno accordi e si prendono i ministeri, roba da Prima Repubblica, un noioso e grigio tuffo nel passato.

Bisogna dire, e non è possibile esimersi dal farlo, che il primo e il più determinato nel voler demolire questo sistema è stato proprio Renzi, ma tempo fa. Adesso sembra essersi adeguato a quelle regole che lui stesso voleva cambiare.

Ecco se c’è una cosa per cui merita l’applauso è questa: ha dimostrato ai suoi avversari che lui, anche con le regole che loro hanno voluto mantenere per fargli un dispetto, sa giocare e bene.

A Renzi è rimasta solo una trama da sviluppare al meglio se non vuol finire definitivamente  nel cimitero dei Makulay Culkin, lì dove finiscono gli enfant prodige, mettersi un bel costume attillato tricolore ma con un grosso mantello blu stellato dietro la schiena e impersonare l’eroe buono che combatte il cattivo.

Il problema però, o forse la nostra grande  fortuna, è che il cattivo si cappotta da solo, si copre di ridicolo, ultimamente sbaglia tutto il possibile, i suoi cominciano a stufarsi di lui, inizia ad apparire per quello che è: un imponitore che è capace solo a chiacchierare e a bere mojito sulla spiaggia del Papeete (ora è stato sostituito dal Faina)

Insomma, un cattivo che mette sempre meno paura. Ed è per questo che non abbiamo bisogno di eroi.

Avatar

Redazione

La nostra redazione comprende vari articolisti che imparerete a conoscere di volta in volta leggendo post specifici. Il lavoro di "squadra" rimane identificato come redazione

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

This website is using cookies to improve the user-friendliness. You agree by using the website further. Privacy policy