La storia di Bella ciao

Tornata al centro della discussione dopo che alcuni commissari europei l’hanno cantata in aula. Scopriamo le origini del famoso canto popolare.

Da decenni è il canto popolare associato alla Giornata della Liberazione dal nazi-fascismo, le Festa del 25 aprile.

Tutti la conoscono, quantomeno nel suo ritornello che era già famoso  nel mondo prima della “Casa di Carta” ma non sono in molti, invece, ad averne ben presente la storia nonché  origini di un canto molto più antico di quanto si possa pensare. Andiamo a riscoprire insieme le origini, ancora oggi piuttosto misteriose, di Bella ciao.

La storia di Bella ciao

Stando a quelle che sono le ricostruzioni tradizionali, Bella ciao sarebbe la rivisitazione partigiana di un canto intonato dalle mondine del vercellese nei primi anni del Novecento. Nella sua prima versione non si cantava certo di resistenze belliche, bensì dello sfiorire della giovinezza causata dal duro lavoro nelle risaie.

Negli ultimi anni però questo collegamento diretto tra Bella ciao e il canto delle mondine non sembra convincere gli studiosi. L’origine della versione che conosciamo oggi viene fatta risalire da Costantino Nigra, nella sua opera “Canti piemontesi” a una canzone dal titolo Fior di Tomba, il cui tema è l’abbandono da parte del proprio amore. Un brano probabilmente di derivazione francese e risalente addirittura Cinquecento. Quale che sia la sua origine, comunque, negli anni della Resistenza Bella ciao venne recuperata, trasformata nel testo e utilizzata come canto di saluto alle proprie amate da parte dei partigiani in partenza verso quelle battaglie che spesso significavano morte.

Bella Ciao veniva cantata dai partigiani?

Ma veniva davvero cantata dai partigiani durante la resistenza? E qui le cose si fanno ingarbugliate: secondo molti studiosi, no! Non è mai stata cantata durante la guerra civile di liberazione.

Gianpaolo Pansa, storico e saggista dice testualmente: «Bella ciao. È una canzone che non è mai stata dei partigiani, come molti credono, però molto popolare»

Tra i partigiani circolavano fogli con i testi delle canzoni da cantare, ed in nessuno di questi fogli è contenuto il testo di Bella ciao. Si è sostenuto che il canto fosse stato adottato da alcune brigate e che fosse addirittura l’inno della Brigata Maiella. Sta di fatto che nel libro autobiografico di Nicola Troilo, figlio di Ettore, fondatore della brigata, c’è spazio anche per le canzoni che venivano cantate, ma nessun cenno a Bella ciao.

Insomma, sia le voci “ufficiali” che quelle “revisioniste” della storiografia sulla Resistenza si trovano concordi nel riconoscere che “Bella ciao” non fu mai cantata dai partigiani.

E allora da dove nasce? Secondo alcuni le sue origini sarebbero da rintracciarsi a Praga nel 1947 in occasione della rassegna “Canzoni Mondiali per la Gioventù e per la Pace”

Anche sulla melodia i pareri sono discordanti: è una melodia genovese, no è una nenia veneta, anzi no, una canzone popolare dalmata … Tanto che Carlo Pestelli, musicista e storico della lingua italiana, sostiene: «Bella ciao è una canzone gomitolo in cui si intrecciano molti fili di vario colore»

Perché “Bella ciao”, nonostante queste incertezze, è diventata il simbolo della Resistenza, superando sin da subito i confini nazionali? Perché ha attecchito questa “invenzione della tradizione”? Qualcuno ha sostenuto che il successo di “Bella ciao” deriverebbe dal fatto che non è “targata”, come potrebbe essere “Fischia il vento”, il cui rosso “Sol dell’Avvenir” rende il canto di chiara marca comunista. “Bella ciao”, invece, abbraccerebbe tutte le “facce” della Resistenza.

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