L’alfabeto: la prima psicotecnologia

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Oggi si fa largo uso della parola psico-tecnologie definendole scienze. In realtà non lo sono ancora in maniera riconosciuto, ma potenzialmente la definizione non è errata dal momento che la parola è composta da psicologia e tecnologia che sono scienze. La tecnologia o meglio gli sviluppi rapidi della tecnologia hanno degli effetti innegabili sulla psicologia, ovvero sul nostro modo di pensare e di percepire, dunque per forza di cose hanno un certo impatto sulla mente poiché gestiscono il linguaggio, da cui il concetto di “cognizione distribuita”, campo di ricerca preferenziale del professor Derrick De Kerchhove. A questo punto è importante partire da esempi più semplici per poi arrivare a materie più complesse. Prendiamo l’alfabeto. L’alfabeto ha trasformato le nostri menti ed ha lavorato come una psico-tecnologia, perché ha condizionato le nostre idee al punto tale di influire perfino sulla nostra posizione nello spazio e la relativa idea di tempo. 

Partiamo da tempi remoti quando era il corpo a veicolare il linguaggio nelle società orali, poi ad un certo punto della storia umana è comparsa la scrittura che ha provocato un’accelerazione culturale perché ha consentito scambi, il che significa che le persone coinvolte nello scambio hanno potuto raccogliere informazioni, immagazzinarle e riutilizzarle e dunque servirsi dell’esperienza precedente per informare l’esperienza successiva. Poi in età moderna l’uomo ha creato la stampa e ciò ha permesso una ulteriore diffusione della cultura. Ciò sembra davvero un qualcosa di grande ma messo a confronto con ciò che è successo nelle ultime 10 generazioni attraverso gli strumenti elettrici è ancora più grande. Dunque siamo partiti dal corpo che sostiene il linguaggio, poi la scrittura e la stampa che supportano il linguaggio per approdare all’elettricità che supporta il linguaggio. 

Scrittura e lettura influenzano il nostro modo di organizzare lo spazio e il tempo e di organizzarci nello spazio e nel tempo. Ripercorriamo in breve la storia della scrittura. 

I Fenici furono i primi ad inventare la scrittura. Grande popolo di navigatori e commercianti, forse ad un certo punto della loro vita sentirono la necessità di marcare le merci che scambiavano con i diversi popoli del Mediterraneo. I Greci scoprirono e riutilizzarono l’alfabeto fenicio ma a differenza dei fenici designarono le vocali. La lingua fenicia è di ceppo semitico e dunque come tutte le lingue del ceppo semitico impiega consonanti per parole e vocali per la relazione tra parole e dunque la grammatica si trova nella vocale. Nelle lingue indoeuropee ciò non è possibile. Vocali e consonanti fanno parte del corpo della parola. Esaminiamo tre sistemi: sinistra a destra, destra a sinistra, ideogrammi.

Sembra banale focalizzarsi sull’orientamento della scrittura, ma non lo è perché l’orientamento della scrittura determina le caratteristiche culturali di un popolo.

Prendiamo i tre grandi monoteismi e i relativi popoli: Cristiani, Mussulmani ed Ebrei. La scrittura verso sinistra è un elemento condizionante anche e soprattutto in termini di reciproche relazioni tra le persone. I Greci inizialmente come i fenici scrivevano verso sinistra. Naturalmente si limitavano a seguire un esempio. Poi improvvisamente cominciarono a scrivere nelle due direzioni secondo un tipo di scrittura chiamata bustrofedica ovvero che segue l’andamento del solco creato dall’animale aggiogato all’aratro nelle civiltà contadine: quindi parto da destra verso sinistra e poi sinistra verso destra e ricomincio, proprio come se stessi preparando un campo. Infine dal sistema bustrofedico passarono alla sola scrittura verso destra, alcuni dicono per motivazioni estetiche, per rendere la grafia più regolare, più chiara e distinta ponendo le lettere ad uguale distanza le une dalle altre. Plausibile ma non c’è solo questo. La scrittura bustrofedica è continua. I testi possono essere letti solo ad alta voce. E’ una scrittura simile ad una partitura musicale: una linea continua di scrittura. I Fenici in realtà usavano la punteggiatura. I Greci la tolsero e la introdussero solo in età bizantina. Il principio che decodifica il testo richiede la dominanza della continuità. Quello che noi vediamo è una sequenza lineare. Passiamo dal testo alla logica e alla struttura del cervello che determina i meccanismi di funzionamento. Esaminando dall’alto il nostro cervello, i campi visivi destro e sinistro sono percepiti da entrambi gli occhi. Facciamo finta che il cervello debba decodificare una riga di scrittura. La scrittura orizzontale necessita di maggiore spazio visivo per allineare le lettere, rispetto ad una scrittura verticale per ideogrammi che necessita maggiore precisione per distinguere i vari segni composti da tratti. Premesso ciò perché gli alfabeti privi di vocali sono scritti verso sinistra e quelli vocalici a destra? Ritorniamo al cervello. Posto come sopra detto che i campi visivi destro e sinistro sono entrambi percepiti da entrambi gli occhi, la modalità di percezione è peculiare perché il campo visivo di sinistra controlla il campo visivo destro e il destro controlla il sinistro.  Ciò significa che la parte sinistra del cervello controlla la destra. Gli emisferi cerebrali si spartiscono il lavoro insomma. L’emisfero destro controlla la visione, mentre il sinistro analizza.  Se la riga di scrittura da decodificare è consonantica privilegia la sintesi, se è vocalica o meglio mista perché non esiste un alfabeto di sole vocali, entra in gioco l’analisi. Abbiamo detto che le vocali veicolano funzioni grammaticali e senza vocali non ci sono relazioni grammaticali tra le parole. Quindi nella relazione semantica tra le parole siamo costretti a guardare tutti gli elementi per conoscere la lingua e soprattutto siamo vincolati al contesto di ciò che stiamo leggendo. Il testo è ciò che leggiamo, il contesto è tutto. Il testo è ciò che si analizza ma per comprendere nella globalità ciò che si legge in arabo o in ebraico, il contesto è fondamentale. Se inserisco le vocali nel testo, come nel caso delle lingue indoeuropee, il testo contiene tutto. Riesco a leggerlo anche se non conosco la lingua e non mi serve contesto. Il testo è al centro. E’ un sistema di scrittura basato sul testo e non sul contesto. Dunque posso sempre porre le cose fuori dal contesto e moltiplicare i contesti nei quali inserire il testo. Dunque la scrittura mista vocali e consonanti consente la decontestualizzazione. Nel Prometeo incatenato di Eschilo, mondo greco dunque, non a caso l’eroe dice di aver tanto amato gli uomini al punto tale di dar loro i numeri, madre della scienza e l’insieme delle lettere o alfabeto, la madre delle Muse. In modo molto poetico Prometeo inquadra l’importanza della decontestualizzazione. E’ nella decontestualizzazione che consiste l’esperienza umana. Decontestualizzare è astrarre il significato dai sensi. Ritornando alle Muse di Prometeo, le nove Muse alludono a tutti i sensi coinvolti nella comunicazione umana, separati (decontestualizzati) e redistribuiti (contestualizzati) nella pittura, nella musica, nella tragedia, ecc. Decontestualizzare soprattutto significa scindere significante e significato da cui libertà di gestire la lingua ovvero libertà di pensiero.

Ecco come tutto ciò si riflette culturalmente. Se la scrittura è consonantica, orientata a sinistra, impossibilitata a decontestualizzare, ma solo a contestualizzare, l’orientamento ideologico-culturale è verso il passato. Il passato è il contesto. Le culture religiose in maniera maggiore rispetto a quelle secolari adottano un sistema da destra verso sinistra non a caso. Il mito in ambiente religioso è realtà perché è impossibile la decontestualizzazione. In occidente, la svolta galileiana, il metodo della ricerca sperimentale ci ha liberati dal mito, cosa che i Greci hanno fatto quando è nata la filosofia che si è contrapposta al mito. Tutto ciò che è per dirlo tale lo devi verificare. Ecco come il mito si oggettivizza e viene in realtà ripudiato. Rispetto ai Greci, Galileo arrivò in ritardo, ma i Greci inventando l’alfabeto misto hanno influenzato necessariamente il tempo e lo spazio. Spazio e tempo sono strutture che vengono modificate dalla cultura alfabetica. 

Partiamo dal tempo. Che significato ha il tempo in culture che scrivono verso sinistra o in culture che scrivono verso destra? Il tempo verso sinistra è un’invenzione greca. Torniamo a Prometeo ed Epimeteo

Prometeo a differenza di Epimeteo è colui che inventa il tempo verso destra. Colui che pone la propria mentre dinnanzi all’evento, dunque l’uomo proprietario del suo tempo. La cultura islamica ha un tempo orientato a sinistra perché a destra, verso il futuro, non si può andare. Il futuro appartiene ad Allah. Il tempo del mito in Grecia era orientato verso sinistra, ma è stata proprio l’invenzione dell’alfabeto verso sinistra e la filosofia ad analizzare e dissezionare la realtà in termini di progettualità, di futuro, di progresso. Lo spazio, invece, e dunque l’invenzione della prospettiva, pur non essendo un prodotto totalmente greco, è stata dai Greci utilizzata sulla base di nozioni che indubbiamente possedevano altrimenti non avrebbero potuto edificare i loro templi. Prospettiva è considerare una cosa nella sua interezza e darle una struttura formale. Si pensi al teatro in cui spazio e tempo si associano in un perfetto binomio. Il teatro è un edificio che struttura uno spazio fisico che è contemporaneamente spazio della coscienza. Come un teatro noi edifichiamo la nostra mente. La mente è il nostro teatro interiore in ci giochiamo il nostro ruolo. Dentro la nostra mente abbiamo la seconda vita.

Entra dunque in gioco il discorso sulla separazione tra soggettività e oggettività; la differenza tra me che sono qui e il mondo che è là. E’ la prima cosa che apprende il bambino che si guarda allo specchio – “io sono separato dalle altre cose”. Appresa tale nozione quando poi si impara a leggere e scrivere si comprende che esiste una ratio, una razionalità appunto che governa l’ordine delle cose esistenti, che il bimbo piccolo vede semplicemente come altro da sé, intorno a sé, ma non è in grado di capire i rapporti ancora. Scrittura e rappresentazione spazio temporale sono connesse. Se si esaminano antiche carte geografiche prodotte in un contesto di cultura orale, la razionalità, ovvero il rapporto dei luoghi nello spazio non è affidato a nulla di matematico in un certo senso, ma il valore è puramente simbolico. Città che magari sono più grandi e più importanti vengono rappresentate con più case e con case più grandi. Manca totalmente l’astrazione. Se ci spostiamo in contesti scritti, ad esempio in Cina, dove la scrittura è verticale la concezione spaziale è di nuovo molto diversa e quasi non esiste distinzione tra mappa come noi la intendiamo ed opera d’arte, in cui tutto viene rappresentato con dovizia di particolari e dunque si evince un incredibile sforzo di precisione. In carte dove lo spazio non è organizzato razionalmente è l’elemento emotivo a parlare. Per separare il lettore dal contesto bisogna poter disporre di qualcosa che dia predominanza al testo. La scienza deve prevalere sulla religione o comunque sull’apparato emozionale. Stiamo parlando della conquista del sé che un altro significativo cambiamento che scaturisce dalla scrittura e dalla lettura. La conquista del se rende silenzioso il linguaggio all’interno del pensiero. Sant’Ambrogio in età tardo-antica veniva creduto indemoniato perché leggeva in silenzio come se leggere in silenzio fosse qualcosa che solo lui potesse fare. Dunque la lettura silenziosa permise di controllare il sé, l’apparato emotivo. Si pensi alle enciclopedie mediche e la rappresentazione simbolica del corpo che con la scrittura scompare. Con la scrittura cambia anche il rapporto che il medico ha con i corpi, esempio le autopsie che la chiesa controriformata non voleva perché il corpo era sacro e non andava toccato, perciò un contesto religioso da cui ci si è staccati per progredire in campo medico.

In conclusione il modo di orientare il testo ci permette di parlare di società del testo e del contesto. Il contesto guarda al passato. Il testo conduce verso il futuro. Se si guarda al passato l’atteggiamento sarà conservatore. In una società del testo, la cultura è un acceleratore, quindi progresso che si oppone alla conservazione. Altra importante nota nelle società del testo è la separazione Chiesta e Stato che nell’Europa si realizzò a piccoli passi. La religione è un fatto privato perché la teocrazia è l’opposto della democrazia così come il tribale è opposto all’individualistico. Gli imperi sono fondati sulla possibilità di inviare testi in varie parti del mondo per controllarne tali parti. Tutto ciò si riflette sulla cultura.

ContestoTesto
OraleScritto
Orientato al passatoTeso verso il futuro
StabileAccelerato
Conservatore Progressista
Combinazione di stato e chiesaSeparazione di stato e chiesa
TeocraziaDemocrazia
Tribale Individuale
LocaleImpero

Figura 1 Testo e contesto

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