Liliana Segre sotto scorta. Vergogna nazionale.

Un’Italia in cui una sopravvissuta ad Auschwitz finisce sotto scorta a causa di minacce e insulti antisemiti è un Paese che dovrebbe vergognarsi profondamente.

In un paese normale, non diciamo migliore ma normale, una donna come Liliana Segre dovrebbe camminare tranquillamente per strada e incrociare sguardi pieni di riconoscenza, rispetto e i gentiluomini togliersi il cappello al suo passaggio come si faceva un tempo. È inconcepibile che dopo le atrocità che è stata obbligata a vivere durante la sua infanzia, la senatrice a vita sia ora costretta a difendersi dall’odio e dalle minacce antisemite, ormai sdoganate non solo in rete e per la strada, ma anche da quella parte politica cosiddetta sovranista che con molta probabilità sarà presto al governo.

Il tempo ci ha portato via quasi tutti i pochi sopravvissuti agli orrori dei campi di sterminio, per questo Liliana Segre va considerata come una parte importante della nostra memoria storica. La sua presenza è un imponente monumento alla vita, alla resistenza, ma soprattutto è un avvertimento: mai più.

Purtroppo invece stiamo vivendo una fase in cui l’odio dal passato sembra riemergere prepotentemente dagli anfratti in cui l’avevamo dimenticato considerandolo sconfitto. È vivo, si nutre come sempre d’ignoranza e superficialità, non l’abbiamo sconfitto del tutto e presto saremo costretti di nuovo a farci i conti, anzi, scusate, questo era ieri, oggi è diverso, oggi siamo tornati ad affrontarlo.

Eravamo abituati a considerare l’antifascismo e la lotta all’antisemitismo come valori che non erano assolutamente in discussione, come il rispetto per i propri genitori o l’amore verso i figli, insomma sentimenti naturali, assodati, dati per certo. Non si poteva essere antisemiti o fascisti, era sbagliato per antonomasia. Qualcosa però è cambiato, lentamente ma senza fermarsi mai, giungendo così a oggi dove essere dichiaratamente fascisti e antisemiti non è più considerato un tabù ma viene addirittura sentito come un sentimento di rivalsa.  Il fascismo è tornato di moda. Diciamolo chiaramente, altrimenti non sarebbe possibile spiegare il successo di movimenti populisti e partiti di destra sovranista che fanno sempre più fatica (diciamo così) a condannare razzismo, fascismo e antisemitismo. In quella stanza oscura ci sono moltissimi voti, un tesoro inestimabile di voti: strizzare con moderazione (neanche tanta ultimamente) l’occhio ai nostalgici, ai violenti e ai razzisti può fare la differenza tra vincere e perdere un’elezione. Può sembrare impossibile ma è così. Ecco perché uno come Salvini oggi nel commentare minimizza, quasi schernisce la senatrice “minacce gravi come quello che ricevo io” In questa dichiarazione del leader leghista c’è tutto quello che abbiamo scritto sopra: nessuno vuole infastidire i neofascisti. Una dichiarazione non di condanna di legittimazione. Insultatela pure, non fa niente, sono cose da poco, fanno lo stesso con me.

Assegnare la  scorta a Liliana Segre è, come detto nel titolo, è una vergogna nazionale perché costituisce la prova più grande, finora, che la politica dell’odio paga, che non dichiararsi mai completamente antifascisti funziona benissimo nel nostro Paese. Che la nuova politica che cerca consenso aizzando la folla contro nemici immaginari vince le elezioni. È la prova che i vecchi nemici non sono stati sconfitti. Forse è presto per dire “ci risiamo” ma se non ci sarà presto una brusca inversione di rotta l’odio razziale e l’intolleranza torneranno a travolgerci.

Redazione

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