Fase 2

Riflessione critica di Ileana Piazzoni, coordinatrice di Italia Viva per la provincia di Roma, sulla cosiddetta fase 2

Leggo un autorevole esponente del Pd che dice che le alternative erano tra: 1) proseguire il lockdown 2) riaprire tutto 3) mettere in atto una riapertura graduale, da qui a giugno, come è stato “saggiamente” fatto.

A riprova, posta una foto della metropolitana di Roma all’ora di punta, come se le scelte alternative avessero potuto provocare quella situazione (io avevo capito che l’ingresso alle metropolitane sarà sempre contingentato d’ora in poi, ma evidentemente sbaglio).

Questa è mistificazione della realtà e abuso della credulità popolare.

Innanzitutto, la riapertura graduale poteva e doveva essere modulata su base scientifica differenziando per regioni, accelerando le aperture in quelle meno colpite ma soprattutto che si sono dimostrate più capaci di contenere il contagio. Qual è l’R0 nella regione? Quanti i morti? Quanti tamponi è in grado di fare? Quanti posti in terapia intensiva ha? Quante Unità Speciale di Continuità Assistenziale Regionale sono attive?

Riportano i giornali stamattina che la scelta di tenere così stretta la presunta fase 2 è derivata soprattutto dalla preoccupazione per la Lombardia, e davvero non ci stupisce.

Poi la gradualità poteva anche riguardare le classi di età: nessuno intende recludere a lungo gli ultra65enni, ma che servano misure speciali per loro è cosa nota. Invece che cosa fa il governo? Autorizza la cosa più pericolosa: il contagio intrafamiliare ora esportato direttamente a casa dei nonni.

Oppure la gradualità poteva riguardare criteri di merito, privilegiando chi si dimostrasse capace e in regola con la nuova normativa, invece di mettere tutti nello stesso calderone a fallire contemporaneamente. Ah già, dimenticavo che non siamo in grado di controllare alcunché, quindi mi spiace, rassegnatevi a stare tutti al passo dei peggiori.

Oppure la gradualità poteva riguardare un concetto di priorità rispetto ai bisogni della dignità umana, in termini di bisogni affettivi, attività culturale e fisica, sostegno nella cura dei figli ai genitori che devono tornare a lavorare, riavvio anche minimo delle piccole attività imprenditoriali per dar loro modo di non chiudere.

Oppure poteva riguardare i tempi della distribuzione delle mascherine, dell’introduzione della App di tracciamento, dell’effettuazione dei test sierologici, dell’aumento della capacità di fare tamponi, dell’approntamento dei covid hospital in ogni territorio, dalla strategia per tutelare i pazienti in Rsa.

Tutte cose cui non si è nemmeno fatto cenno e che scopriamo oggi dai giornali essere tutte in alto mare, pronte non prima di giugno (che casualità!), e con poche speranze che si tratti davvero di giugno.

Che si sia a questo punto è devastante. Che si provi a farlo passare per un successo è un insulto intollerabile.

Scritto da Ileana Piazzoni, coordinatrice di Italia Viva per la provincia di Roma, esperta di politiche sociali, deputata partito democratico XVII legislatura.

Redazione

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