Lockdown all’italiana. Film noioso, ripetitivo, scontato e inadeguato

Condividi

La recensione non può che essere pessima per il nuovo film di Vanzina.

Lockdown all’italiana è  il primo film girato in Italia dopo l’allentamento delle restrizioni causate dal Coronavirus. Di certo è il primo ad approdare sugli schermi dei cinema chiusi o a posti limitati. Per mesi ci siamo chiesti quali cambiamenti, anche nelle sceneggiature, si sarebbero avverati durante l’isolamento forzato e di come il cinema avrebbe raccontato questo momento. Dopo aver visto il film di Enrico Vanzina possiamo dirlo: ne siamo usciti peggiori, con buona pace di quelli che sui social non facevano che ripetere “Andrà tutto bene” o “ Ne usciremo migliori”. Per prima cosa prendiamo atto che la televisione ha invaso ancor di più la nostra immaginazione visto che il solo svago che la sceneggiatura ha immaginato per le due coppie protagoniste è sia il programma della D’Urso.

I fratelli Vanzina hanno sempre basato la loro comicità sul «sentire comune», erano capaci a leggere lo stato d’animo del Paese e inventare personaggi grotteschi per sottolinearne i difetti ma anche la bonarietà, ma hanno ripetuto questo schema all’infinito e con lockdown all’italiana sono finiti in una spirale ripetitiva e che annoia con una scrittura troppo automatica, troppo da copia e incolla in cui gli unici momenti nuovi sono dati dalle inquadrature di una Roma deserta, triste, che non ha niente di romantico né di divertente.

Schema banale: quello di due amanti clandestini che dovevano incontrarsi proprio la sera in cui è iniziato il lockdown (8 marzo). Lui è Giovanni (Ezio ), avvocato benestante con la casa in centro e la moglie rompipalle (Paola Minaccioni). Lei è Tamara (Martina Stella, che a 40 anni ancora gioca a fare la ragazzina di 20), vive in un condominio popolare di Roma est col compagno Walter (Ricky Memphis, almeno lui rimane se stesso), tassista a cui evidentemente la bella moglie non interessa più dal punto di vista del desiderio

Entrambi gli  amanti lasciano i loro telefonini incustoditi, facendo scoprire ai loro compagni la tresca clandestina, questa banalità spiega da sola la poca fantasia nella scrittura. I due “cornuti” vorrebbero cacciare di casa gli infedeli ma arriva il lockdown, quindi devono rimanere chiusi in casa. Il film sostanzialmente sta tutto qui: nel raccontare lo stare insieme per forza.

È una storia minima, semplice e piatta.  I due “cornuti” cercheranno vendetta su un sito d’incontri e naturalmente si incontreranno(potere alla fantasia!)

Un film che appare scritto e diretto in fretta ma a non brillare sono anche gli attori, salviamo giusto Ricky Memphis che ripropone il suo personaggio popolare, un po’ remissivo, una sorta di Fantozzi romano che gli riesce bene. Per il resto Greggio butta lì tormentoni come se stesse conducendo Striscia; Martina Stella appare troppo esasperata nella parte e finisce per dar vita a una macchietta, però bionda. Alcuni estratti di Sordi o Scola che si vedono nel film  non fanno che rimarcare  la distanza che separa questo film (e questi attori) da quegli esempi. Che ripartire sarebbe stata dura anche per il cinema lo sapevamo, ma non immaginavamo tanto.

Avatar

Redazione

La nostra redazione comprende vari articolisti che imparerete a conoscere di volta in volta leggendo post specifici. Il lavoro di "squadra" rimane identificato come redazione

Potrebbero interessarti anche...

This website is using cookies to improve the user-friendliness. You agree by using the website further. Privacy policy