Intervista a Luisella Traversi Guerra

In libreria con il suo nuovo fantasy “Sanpietrino e il segreto della Valle Oscura”

Cara Luisella, è veramente un piacere per noi averti ospite sulle nostre pagine. Ti andrebbe di presentarti ai nostri lettori che ancora non ti conoscono?

Con vero piacere. Sono una signora di 76 anni, madre di cinque figli e nonna di nove nipoti. Sono un’artista, ma nella mia vita ho avuto la grande opportunità di essere la Responsabile della valorizzazione umana (il vecchio Direttore del Personale) all’interno dell’azienda di famiglia per moltissimi anni. Vivendo per 55 anni in una azienda a tutto tondo, oggi ricopro il ruolo anche di imprenditrice. Come Presidente dell’azienda, sorreggo il passaggio generazionale dei mie figli che è in atto in azienda. Come mia specializzazione nel mondo professionale sono stata una esperta della Filosofia della Qualità totale, di formazione manageriale in diversi ambiti. Ho scritto diversi testi manageriali con amici consulenti esperti. Significativi i miei scritti pubblicati da Franco Angeli anni fa sulla creatività e sul suo processo. Sono una avanguardista per quanto concerne i linguaggi innovativi da divulgare, per esempio mi sono interessata di quanto il termine “Antropocene” possa essere utile nel dipanare le complessità nelle quali siamo immersi e soffocati.

Dicci tre aggettivi che ti descrivono al meglio

Generosa, creativa, coraggiosa.

Quale valore ha per te la scrittura?

La scrittura è la via per conoscermi, per comprendere, riflettere, confrontare, ricordare e stupirmi.

Come scrivi? Carta e penna, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone?

Rigorosamente con carta e penna. Scrivo ovunque e colgo “al volo” quelle metafore, quelle accensioni creative, quel rigurgito di commozione quando incontro la bellezza.

In tutte le ultime interviste abbiamo chiesto agli autori di raccontarci la loro “pandemia”. Come hai vissuto il lockdown,  cosa ne pensi di quello che ci è successo e cosa ci aspetterà domani?

Non ho sofferto il lockdown e neppure la pandemia, nonostante la mia città sia stata una delle maggiormente devastate dal Covid. Ho la fortuna di vivere in un luogo dove posso godere di un piccolo parco e in questi ultimi due anni mi sto occupando della cura continua di mio marito che è molto malato. La cura per l’uomo che amo da 58 anni mi ha schermato la paura per la pandemia. Durante il periodo di chiusura totale ho potuto canalizzare molte azioni per quanto concerne il mio mondo artistico. Ho realizzato un museo virtuale (visitabile al sito www.ltgatelier.com), ho scritto alcune fiabe e alcune favole da aggiungere al mio attuale patrimonio di 120 scritti, ho raccolto le 100 opere pittoriche più rappresentative del mio ultimo fare artistico e ho avuto modo di preparare il mio secondo catalogo critico, con lo straordinario intervento del poeta Franco Marcoaldi e della Storica d’Arte Chiara Gatti. Mi sono sempre definita mazziniana, vale a dire una donna di “pensiero e azione”.

Cosa provi quando scrivi?  Come nascono i tuoi personaggi. Vogliamo provare a coinvolgere chi ci legge nei tuoi momenti creativi, scoprire le emozioni che vivi e  le tue sensazioni in quegli attimi . Quando scrivo sono felice. Mi sento libera, fortunata per avere questo talento e lieta di poterlo esprimere. Rimango spesso colpita dal fatto che i miei personaggi, una volta avviata la dinamica creativa, fluiscano e si raccordino tra loro come se fossero pronti e soltanto da esternare e far esistere sul foglio di carta. Alcune volte mi sono scoperta a sorridere di alcuni personaggi e mi sono anche commossa pensando ad altri miei scritti.

C’è un ricordo del tuo percorso che ti sta più a cuore degli altri, un aneddoto o una particolare sensazione provata che ti piacerebbe condividere con noi?

Il ricordo che mi garantisce l’autenticità creativa che mi appartiene è quello di rileggere le mie poesie, di stupirmi e di commuovermi.

Secondo esiste un  segreto per conquistare i lettori, in questo caso i ragazzi?

Non sono certa che esista un segreto per conquistare i lettori, piccoli o grandi che siano. Ma sono certa che quando la scrittura viene dal profondo di sé e della propria esperienza possegga una “calamita speciale”.

Finalmente siamo arrivati a parlare del tuo libro: “Sanpietrino e il segreto della Valle Oscura”. Parlacene nel modo che preferisci, abbiamo tutto il tempo.

Sanpietrino è il racconto di un percorso di trasformazione per bonificare le sofferenze. È un processo evolutivo nel quale la forza dei valori e la potenza del Bene lottano contro la magia del male che cattura le anime smarrite divorandole e trasformandole in “Patacche”. Questa lotta non è aggressiva, ma è una strategia con la quale si cerca di sciogliere il male colmandolo di tutto ciò che non gli appartiene. “Il male è un vuoto ferito di bene”. La cura è quella della misericordia, del perdono. Questo racconto è anche lo stupore di quando compare e si incontra il Maestro, il quale orienta, organizza e crea l’inimmaginabile spalancando la straordinarietà dell’epifania del Bene. Sanpietrino è una creatura bruttissima esteticamente, ma tutto ciò che umiliava i giusti nel racconto si trasforma in un futuro di assoluta bellezza.

Un libro per i figli che potrebbe piacere anche ai genitori?

Assolutamente sì, un libro che dà l’opportunità di creare delle riflessioni su temi che sono di grande interesse educativo.

Hai già un’idea per il prossimo romanzo?

Sono impegnata su un testo che raccoglie riflessioni sul mio percorso umano e spirituale, arricchito da schizzi e “luci” che emergono dal sentire profondo.

Chi sono, tra i grandi della letteratura mondiale presente e passata, i tuoi maestri, quelli che con le loro opere più hanno contribuito alla tua formazione, o semplicemente quelli che ammiri di più per tecnica e creatività?

Il percorso tracciato dalle mie letture parte da molto lontano. I libri della mia infanzia che sento ancora dentro di me come “segnalatori di valore” sono stati “Il piccolo Lord”, “Piccole donne” e “Il gatto con gli stivali”.

Durante l’adolescenza, come tutti, ho letto i classici della nostra cultura, ma non ricordo delle “luci particolari” di accensioni, salvo alcune poesie classiche e le novelle di Mille e una notte. Al tempo studiati, scoperti dopo!

Significativi sono stati gli incontri con testi di psicologia, di tante biografie, di mistici ed educatori della cultura orientale: cito come fondamentale per me l’incontro con la Psicosintesi di Roberto Assaggioli. Alcuni suoi testi sono da più di trent’anni fra i libri che ho “bisogno” di tenere nel cassetto a portata di mano. Altri grandi incontri sono stati i libri di Hermann Hesse, Martin Buber con il suo libro “Il cammino dell’uomo”, Elias Canetti con “La coscienza delle parole”, Duccio Demetrioon “La religiosità della terra”, Francesco Alberoni con “La Speranza”, Khalil Gibran con “Il profeta”, “Il segreto della luce. Mattutino” di Gianfranco Ravasi. Poi anche testi più leggeri ma utili come “Italiani si diventa” di Beppe Severgnini e “Il cammino” di Shirley MacLaine o “il risveglio del cuore in azienda” di david Whyte. Particolarmente importante è la stata la storia di Olivetti e la sua visione di cui sono diventata una esperta negli anni e di cui sono stata molte volte relatrice in università e in Confindustria. Vi sono ancora moltissimi libri significativi per me. I libri sono veramente compagni di viaggio nelle nostre esistenze.

Ultima domanda prima di salutarti e ringraziarti. Ti chiediamo una cosa semplicissima, consiglia ai nostri lettori un libro che non sia il tuo, uno soltanto.

Oggi consiglio, per la costruzione di un nuovo modo di sentire, un testo di Stefano Mancuso intitolato “la nazione delle piante” poiché spalanca la conoscenza sul mondo vegetale e accompagna a comprendere il mondo naturale con stupore.

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Redazione

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