La doppia faccia del M5S su Autostrade

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In pubblico esibiscono lo scalpo dei Benetton, in privato attaccano il Conte per essersi piegato.

Tutti i vertici del M5S, da Di Maio fino a Di Battista passando per l’immancabile Tontolone Toninelli, hanno trascorso la giornata di ieri esibendo in pubblico lo scalpo dei Benetton. Ci è sembrato di assistere, molte volte, a una scena truce ambientata nella rivoluzione francese, dove il boia dal palco della ghigliottina mostrava al sottostante pubblico rabbioso e affamato di vendetta la testa mozzata degli aristocratici. La platea populista applaudiva e gridava “Giustizia!” ma purtroppo per loro non c’è nessuna testa mozzata da mostrare, nessuno scalpo da appendere alla cintura: i Benetton stanno meglio di prima, Atlantia vola in borsa e loro si sono tolti dalle spalle un grosso peso. La verità sulla revoca che non è una revoca, sulla fucilazione che non è stata una fucilazione etc etc , ve l’hanno già raccontata tutti i migliori giornali nazionali, a parte naturalmente il Fango Quotidiano di sua Diffamazione Travaglio, ma quello non è un giornale bensì l’organo di stampa del M5S quindi non conta. Tutte le persone intelligenti hanno capito che quello che va raccontando il partito di Grillo sui social (dove rimediano sempre meno like e condivisioni) e sulle TV non corrisponde a verità. Il M5S sta solo facendo propaganda populista, come ha sempre fatto, sta solo mentendo, come ha sempre fatto, infatti mentre in pubblico vantano una vittoria che non esiste (di fatto a vincere ieri sono stati i Benetton, Renzi e la parte intelligente del PD che si occupa di economia e finanza) in privato accusano il Conte di essersi piegato, di non aver mostrato la giusta determinazione e, onestamente ma lontano dalle telecamere, mostrano la loro rabbia per la mancata revoca.

Al termine di una trattativa agitata ed estenuante che si è protratta per un’intera nottata, la questione  Autostrade è giunta a termine grazie a un accordo che prevede l’uscita graduale dei Benetton e il conseguente ingresso di Cassa Depositi e Prestiti in Autostrade al 51%. Appare dunque chiaro che ai grillini è mancata l’onestà intellettuale di ammettere il loro più totale fallimento, però durante il Consiglio dei ministri non sono mancati momenti di forte tensione e rabbia specialmente ai danni del presidente Giuseppi Conte.

Stando a quanto riportato da fonti autorevoli come Repubblica, il più deluso e arrabbiato di tutti era proprio Di Maio. La situazione sarebbe precipitata dopo le parole pronunciate dal segretario (no, non è un errore) del PD Dario Franceschini: “Presidente, ti va dato atto che tenendo una posizione ferma hai portato a casa una vittoria per tutti”. Parole queste intese dal leader pentastellato come una sorta di provocazione che avrebbe prontamente e in modo piccato replicato con “Scusa, ma per noi non è una vittoria. Otteniamo un risultato importante, ma sembrerà un arretramento”.

Un po’ di onestà anche dove non ti aspetti, finalmente! Sono loro i primi ad ammettere che non hanno vinto, anche se poi sono andati sui loro balconi per esporre il cadavere del nemico. D’altra parte quando sai che il tuo elettorato è il più ignorante d’Europa puoi permetterti anche questo.

Di Maio avrebbe ricordato all’avvocato del Popolo che nei giorni precedenti si era lasciato andare a dichiarazioni dure quanto inequivocabili contro la famiglia  Benetton: “Non saremo loro soci”. ( invece alla fine è andata proprio così)

Proprio da questo sarebbe nata la rabbia di Giggino, che, senza neanche  nominarlo, avrebbe accusato di incoerenza il capo del governo: “Solo due giorni fa il governo ha sostenuto pubblicamente la revoca. Io non ne parlavo da un po’, a dire il vero, ma voci autorevoli si sono espresse a favore. Abbiamo alzato l’asticella, poi la tiriamo giù”.

Di Maio poi, preoccupato forse dal malcontento della base grillina (sempre più esigua) a cui era stata promessa la revoca a tutti i costi si sarebbe lasciato poi andare a un ulteriore affondo: “Molti tra i nostri non capiranno. I Benetton restano soci, mentre ci eravamo impegnati con gli italiani per la revoca. Lo so che tra un anno usciranno, ma intanto noi dovremo sopportare le critiche”. La cosa più sconvolgente è che a tal proposito Di Maio ha chiesto un favore al PD e a Conte : “Da domattina cercheremo di spiegare noi al nostro mondo cosa è successo, lasciateci fare”. Praticamente ha chiesto agli altri componenti del governo di non replicare a tutte le bugie, o meglio alle verità distorte, che il M5S ha iniziato a mettere in giro. E così è nato il can can populista e assetato di vendetta a cui abbiamo assistito ieri. Una recita, una fiction dove non c’è niente di vero. Una cosa raccontata in un modo che non è mai successo. Uno spettacolo di menzogne. In una sola parola: il M5S.

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Redazione

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