La Meloni compie 43 anni, è in politica da 22

Dai Marò alle zucchine di mare passando per “Ollolanda” e “Io sono Giorgia” fino ad arrivare lì, dove vanno a morire le italiche intelligenze: Bibbiano. Le battaglie più importanti della leader sovranista, medaglia olimpica di Photoshop.

Nonostante la giovane età, Giorgia Meloni è una delle più “anziane” sulla scena politica, debutta infatti a soli 21 anni come consigliere provinciale della Provincia di Roma, eletta nelle fila di Alleanza Nazionale. Da quel momento in poi non ha mai cambiato mestiere, quella in corso è la sua quarta legislatura come deputato.

In una così lunga carriera, numerose sono state le battaglie intraprese dalla leader patriota, una su tutte: quella contro le foto senza filtri. Se avesse pagato una tassa per ogni volta che ha usato Photoshop, potremmo tranquillamente togliere le accise sui carburanti senza rimetterci un centesimo.

Nel 2008 diventa ministro della Gioventù, un ministero inutile che Berlusconi creò solo per parcheggiarla da qualche parte. In quelle vesti fu memorabile il suo tentativo di far disertare agli atleti italiani la cerimonia d’apertura dei giochi olimpici di Pechino.

È stata protagonista indiscussa di quel periodo storico conosciuto adesso come “I tempi dei marò” da molti considerato come “gli anni ‘60” di Internet!

Per i giovanissimi che non hanno avuto la fortuna di vivere quel periodo, “I tempi dei marò” sono stati gli anni in cui due fucilieri della nostra marina si trovavano prigionieri in India, accusati di aver ucciso due innocenti pescatori locali dopo averli scambiati per pirati.

Durante “I tempi dei marò” ogni post o discussione su internet, qualunque fosse l’argomento iniziale, finiva sempre con “e allora i marò?”

Se qualche squadra di calcio acquistava un campione, allora tutto il discorso finiva con “tanti miliardi spesi per uno che corre dietro a un pallone in mutande, ma i marò sono ancora in India”

Si veniva a conoscenza di un importante scoperta nello spazio? “Spendono miliardi per scoprire una cosa inutile lontana migliaia di km, ma non fanno niente per i marò”

E così, via, all’infinito, i marò stavano bene su tutto.

In quel tripudio di sovranismo e militarismo che furono “I tempi dei marò” Giorgia Meloni si trovava a suo agio come una rana in uno stagno. Propose di boicottare tutta la linea di bagnoschiuma “Compagnia delle Indie”  e mise i due marò nel suo presepe (una delle due ce la siamo inventata, ma l’altra è vera!)

Per la cronaca, i marò vennero poi riportati in Italia dai governi di centro-sinistra.

Giorgia fece tesoro dell’esperienza accumulata in quel periodo e negli anni a venire, grazie alla sua influenza che crescendo l’aveva portata fino ai vertici del sovranismo nazionale, intraprese altre memorabili battaglie in difesa degli interessi nazionali.

Per necessità di sintesi siamo costretti a sceglierne una sola: quella a favore delle zucchine di mare.

“Noi abbiamo un Europa dove devo farmi dire da Macron quale deve essere il diametro delle zucchine che i miei pescatori possono pescare nei mari italiani”

Queste le sue testuali parole. Tutto il mondo scientifico ha iniziato a chiedersi cosa fossero le zucchine di mare. Una specie di mollusco mai scoperto? Uno strano frutto nato da qualche esperimento fatto a Bruxelles? L’ultimo segreto dell’abate Mendel?

Nessuno ha saputo dare una risposta, né i micologi né tantomeno gli esperti di oceanografia; alla fine quindi la scienza ufficiale è stata costretta a dichiarare che le zucchine di mare non esistono. Le teorie del complotto scaturite da questa dichiarazione ve le risparmiamo.

Da qualche mese a questa parte Giorgia Meloni sta affiancando l’attività di “cantautrice inconsapevole” a quella politica.

Quasi tutti i suoi discorsi infatti hanno il potere di trasformarsi in barzellette cantate. Il suo primo successo è stato “Ollolanda” remix di un suo intervento in cui chiedeva di affondare le navi olandesi che salvano migranti nel Mediterraneo e accusava l’Olanda di commettere un atto ostile nei suoi confronti. Inizialmente ci sembrava un discorso senza senso, solo dopo abbiamo capito l’enorme potenzialità musicale celata nelle sue parole.

“Ollolanda” è stato solo il preludio a quel capolavoro di “Io sono Giorgia” che ancora abbiamo nelle orecchie. “Io sono Giorgia! Sono una donna! Sono una madre! Sono cristiana”

Parole che queste che sono diventate un tormentone come neanche quelle che compongono le hit estive dei vari Luis Fonsi . Abbiamo rinunciato a fare l’esegesi del testo accettandolo così com’è, come facemmo a suo tempo per “Dammi tre parole”

Certi capolavori non vanno interpretati ma accolti e basta.

Purtroppo la carriera di Giorgia Meloni non è fatta di soli successi, in qualche sconfitta è incappata anche lei.

La battaglia di Bibbiano per esempio, ma quella è stata un’ecatombe per molti suoi colleghi che lì hanno sacrificato la loro credibilità. Una sconfitta globale in cui sono andati a infilarsi quasi tutti. Non ci sentiamo di criticarla per questo, anche se ce la ricordiamo, eccome, quando davanti al municipio di Bibbiano chiedeva di abolire il tribunale dei minori e accusava il PD di ogni nefandezza possibile. Ce la ricordiamo, ma facciamo finta di niente.

Redazione

La nostra redazione comprende vari articolisti che imparerete a conoscere di volta in volta leggendo post specifici. Il lavoro di "squadra" rimane identificato come redazione

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Una risposta

  1. 12 Ottobre 2021

    […] una hit internazionale. Nella piazza madrilena di Vox, partito di estrema destra spagnolo, la Meloni, dopo un discorso decisamente senza capo né coda, infiamma il pubblico recitando il suo mantra […]

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