Per i No Vax e No Green Pass un flop dietro l’altro

Altro flop per No Vax e No Green Pass. Dopo il fallito blocco delle stazioni va a monte anche la protesta dei camionisti. Esistono solo sui social.

Altro flop per No Vax e No GreenPass. Dopo il fallito blocco delle stazioni va a monte anche la protesta dei camionisti. Esistono solo sui social. Per i No Vax un flop dietro l’altro, le loro proteste si risolvono sempre in un nulla di fatto. Loro protestano ma non se ne accorge nessuno. Quattro gatti nelle loro manifestazioni. Più che altro i No Vax e No Green Pass sono un piccolo fenomeno social alimentato dai giornali e dalla tv: nella realtà praticamente non esistono.

Quando volevano bloccare le stazioni

Era il primo settembre quando con diverse manifestazioni sparse per la penisola volevano bloccare la circolazione ferroviaria. Si erano dati appuntamento fuori dalle stazioni ma alla fine si sono ritrovati in due, tre e qualcuno è rimasto persino da solo al bar della stazione in attesa che arrivassero gli altri. Un’attesa inutile. I treni quel giorno hanno circolato normalmente, ossia con i normali ritardi dovuti al pessimo stato di salute delle nostre ferrovie. Una giornata normalissima dunque.

A Roma, presso la stazione Tiburtina, quel giorno c’erano più giornalisti e poliziotti che manifestanti, molto esplicativa in tal senso è stata l’immagine che poi ha circolato ovunque, quella di una signora novax, l’unica partecipante, accerchiata dai giornalisti che volevano farle delle domande. Nelle altre città il flop è stato ancora più evidente con persone che non si sono neanche presentate in orario. all’appuntamento

I camionisti

Anche il blocco delle autostrade per opera dei camionisti che doveva andare in scena ieri è stato un insuccesso clamoroso.

Era stato annunciato sui social network come l’inizio della rivoluzione contro la dittatura sanitaria ma alla fine le strade erano persino più scorrevoli rispetto agli altri giorni. Non ha aderito praticamente nessuno e a parte qualche leggero disagio in Liguria, risolto in un paio di ore, in Italia nessuno si è accorto di questo blocco. Naturalmente gli “scemi di pandemia” hanno gridato al complotto, scrivendo che la protesta, a loro dire gigantesca, è stata oscurata dai media servi di regime.

Basta dittatura!

Basta dittatura è il nome del canale Telegram dove questi buffoni si riuniscono. O meglio dove si riunivano. «Questo canale non può essere visualizzato perché ha violato i Termini di Servizio di Telegram». Ecco il messaggio con cui la direzione di Telegram ha smantellato il forum di No Vax e No Green Pass. Una trentina di post al giorno e qualche commento, non proprio un forum che macinava milioni di visite ma comunque la porta d’ingresso per chi avesse voluto accedere alle proteste in piazza.

Gli ultimi post avevano alzato ancora di più il livello della tensione. Uno degli inviti fatto sempre più spesso dagli amministratori era quello di mettere in atto campagne di shitstorm. Tra le vittime c’è stato il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri, il virologo Fabrizio Pregliasco e il pubblico ministero del tribunale di Torino Valentina Sellaroli. La procedura era la stessa. Venivano pubblicati tutti i dati personali che si riuscivano a trovare in rete, compreso il numero di telefono, e si invitavano gli utenti a «inondare» i bersagli con telefonate e messaggi. Come tutti gli atti di vandalismo digitale, nulla doveva restare senza memoria. Gli amministratori del canale invitavano gli utenti a registrare le chiamate, così da poter condividere tutto anche in altri gruppi.

Fenomeno social

Possiamo concludere affermando che dunque il movimento No Vax e No Green Pass praticamente esiste solamente dentro qualche chat di Telegram e su qualche pagina Facebook. Anche i “Mattonisti di Twitter” , il gruppo negazionista che da qualche mese protesta confusamente contro le poche restrizioni rimaste, è numeroso solo all’apparenza, in verità si tratta solo di un centinaio di account anonimi, gestiti probabilmente da quattro o cinque persone, che sparano tweet a ripetizione.

Nella realtà quindi non esiste un vero e proprio movimento, come lo sono stati i gilet gialli, per intenderci, ma si tratta per lo più di piccoli gruppetti di disperati che in modo confuso protestano tanto per protestare e spesso non capiscono neanche perché lo fanno.

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Redazione

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