Ossessionati da Renzi

Italia Viva è data nei sondaggi tra il 4 e il 5% eppure non si parla che di Renzi. È ancora lui il protagonista della scena politica italiana?

Dato per “finito” almeno una volta a settimana dal “dopo-referendum” in poi, il senatore di Rignano è ancora lì, tutti ne parlano e lui continua a recitare un ruolo di primissimo piano sulla scena politica italiana.

Non è facile liberarsi di Renzi, ormai l’hanno capito tutti, nonostante il suo partito, ancora giovane, stenta a decollare nei sondaggi, è sempre Renzi a tenere banco quando si parla di politica in Italia. Il suo nome sui social è costantemente quello più presente nelle tendenze e nelle discussioni, secondo solo a Salvini che però  guida un partito mostruosamente più grande nei consensi.

C’è da dire che lui è sempre stato abile nel far parlare di sé, anche in questi giorni di “prescrizione” infatti non ha mai smesso di essere il protagonista del dibattitto e nonostante il suo manipolo in parlamento sia veramente esiguo, lui è riuscito a prendersi non solo il centro del palcoscenico, ma anche il ruolo di difensore di quei principi giuridici e civili che “Dj Fofò” Bonafede stava per offrire in sacrificio agli efori grillini affetti da giustizialismo acuto e irreversibile (Travaglio e Davigo)

Queste le parole di Renzi a Repubblica.

“In questo Parlamento i grillini non hanno i numeri e nel prossimo ne avranno ancora meno. In un modo o nell’altro fermeremo questa legge. Credo senza ricorrere alla mozione di sfiducia: molleranno prima. Non si tratta di abbracciare Forza Italia, ma di abbracciare lo stato di diritto, il garantismo, la civiltà giuridica messa in discussione dal giustizialismo dei grillini. Curioso destino: il partito dell’avvocato del popolo contestato dall’intero popolo degli avvocati. Non siamo noi ad aver cambiato schieramento ma il Pd ad aver cambiato idea sulla legge del suo vicesegretario Orlando. La nostra è una battaglia culturale. Spero che il Pd non sia succube dei grillini, perché è paradossale subirne il ricatto proprio ora che stanno implodendo”.

Insomma, se non è riprendersi la scena questo…Perché una cosa va detta chiaramente: Renzi voleva cambiare le regole, ridurre i piccoli partiti all’irrilevanza, Renzi era quello di “Io la sera delle elezioni, chiusi i seggi, voglio sapere chi ha vinto e chi governerà”, tutto questo non è riuscito a farlo, adesso sta giocando seguendo regole che  ha sempre combattuto ma  sta dimostrando che in  quella “palude”, come lui stesso ha più volte definito il gioco di accordi, compromessi, concessioni che è la politica italiana, lui ci si muove benissimo, anzi ci sembra più a suo agio alla guida di una realtà politica che può essere l’ago della bilancia, piuttosto che come segretario di un grande partito pieno di correnti e nemici agguerriti dietro ogni porta.

Probabilmente la vicenda sulla prescrizione troverà uno sbocco pacifico, ma di Renzi si continuerà a parlare subito dopo, nelle regionali di primavera. Preparatevi perché il valzer delle alleanze è appena cominciato. Secondo voi, quando Emiliano perderà le elezioni in Puglia, a chi daranno la colpa?

Avete indovinato.

Di Renzi insomma ne parlano tutti, i suoi, gli avversari esterni alla coalizione ma soprattutto quelli interni. È infatti proprio tra “quelli rimasti nel PD” che si sta sviluppando una vera e propria ossessione nei confronti di Renzi. Per anni, a torto o a ragione, la parte più a sinistra nel Pd lo ha accusato di tutto: di essere democristiano, di avere simpatie berlusconiane, di non essere di sinistra, di essere liberale, di voler comandare da solo etc. Critiche legittime e sacrosante in una dialettica interna al PD, critiche che diventano però inspiegabili o quanto meno illogiche adesso che Renzi ha lasciato il Partito Democratico.  L’impressione che un osservatore neutrale ne ricava è una soltanto: dalle parti del PD sentono ancora la necessità di incolpare qualcuno per i loro insuccessi. Neanche adesso che i democratici sono in rimonta e godono di una salute per lo meno stazionaria, riescono a scrollarsi di dosso il fantasma di Renzi per farsi finalmente alfieri di una lotta al populismo sovranista che si fa sempre più necessaria.

Redazione

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