Il concetto alto di politica nel mondo antico e i bassifondi in cui oggi è relegato

Credo sia fuori discussione che il concetto di politica fosse tenuto di grandissimo conto nel mondo antico, chiamiamolo mondo classico, rispetto alla farsa a cui siamo costretti ad assistere tutti i giorni dove addirittura un parlamentare usa l’organo stesso del Parlamento per chiedere la mano della sua fidanzata. 

Colpa sua? No, nostra. I cittadini votano questi giullari di corte, che non hanno neanche vagamente un briciolo della grandezza degli uomini di Stato del mondo classico, con particolare riferimento al mondo greco e romano, cioè le origini della cultura occidentale, della filosofia e del diritto.

Il mio campo non è la filosofia politica, ma lavorando con la filosofia teoretica ho studiato molto a fondo l’etimologia della parola “politica” con particolare riferimento alla radice pol.

Il rimando al greco antico è d’obbligo per quanto mi sforzerò nei limiti del possibile di evitare di annoiare i lettori con una lezione accademica.   

Nel greco antico la parola “politica” deriva dal termine πολιτεία (politeia) la cui area semantica rimanda alla parola πόλις (polis) ovvero “città” ma anche “Stato” dal momento che le città greche erano città-stato.

La città stato, lo Stato nel mondo classico era, oltre che un concetto teorico, un’entità pratica, perché spazio comune vissuto e “agito” dai cittadini, che in quanto πολίτες (polìtes) erano chiamati a partecipare della vita dello Stato.

La radice che forma tutte queste parole è πολ che è radice molto interessante perché significa tanto armonia, quanto contrasto. Non è un caso che la parola “guerra” πόλεμος (pòlemos) contenga la stessa radice di “città”.

Ciò ha perfino portato a fallaci interpretazioni del pensiero del filosofo Eraclito che parlando di un pòlemos come padre di tutte le cose  è stato erroneamente fatto passare per un guerrafondaio. 

Niente di più sbagliato. Eraclito parlando di pòlemos ci stava semplicemente suggerendo che l’armonia che stabilizza una cosa si regge sul contrasto. 

La nostra esistenza terrena si regge sul pòlemos ovvero sul contrasto tra vita e morte. La morte fa parte della vita e quando quell’estremo prevale non c’è più polemos e non c’è più vita perché la stabilità nasce dalla tensione. 

Non è dunque un caso che lo Stato sia lo spazio dello scontro-incontro perché nasca la stabilità che rende possibile il perdurare delle cose. 

Sono stata spiacevolmente colpita da una banale conversazione su Twitter in cui mi veniva detto “cara signora, ognuno della democrazia ha la sua idea”.

Ecco dove abbiamo perso l’insegnamento della classicità. Confondiamo idee e opinioni. Si confonde l’ideale unico ed universale di democrazia con le opinioni su ciò che è conforme a democrazia. Appunto lo scontro tra opinioni diverse per incontrarsi su quello che “è” e non su ciò che “dovrebbe” essere la democrazia per Tizio o Caio.

E’ anche vero che il mondo globalizzato non è il mondo classico, ma la bolla in cui viviamo non può e non deve farci dimenticare ideali unici ben diversi dalle opinioni, ideali, che sono comuni eventualmente a destra e sinistra, fermo restando che destra e sinistra non sono la stessa cosa.

E qui concludo. Se πόλις e πόλεμος sono due facce della stessa medaglia e l’armonia si raggiunge dal contrasto, qualora alla parola politica anteponessi una “a” per avere “apolitico, apolitica” oppure “apartitico”, “apartitica”, mi chiedo, ma non è che abbiamo snaturato la lezione dei filosofi classici e dei grandi teorici dello Stato?  

A me sembra di sì. 

Se si vuole contestare questa politica e questi partiti, non li si può contestare sostenendo di essere apolitici o apartitici, ma li si può contestare, da un punto di vista più universale di quello che essi rappresentano senza togliergli nulla attraverso la “a”.

La mia paura è questa. Cambiare la politica perché diventi apolitica. Far fare politica a persone che non sono né bravi politici, né bravi cittadini e l’esempio lo abbiamo avuto e a Roma lo abbiamo ancora! Siamo sicuri che questa sia la strada giusta?

Non mi pronuncio, ma fiduciosa attendo il cambiamento.

Chiara Bellucci

Dottoranda in Scienze Umanistiche, Filosofia Teoretica, presso l'Università Guglielmo Marconi, Roma, Italia. Titolo del progetto: Cinema e Filosofia, analisi di un rapporto a partire da Gilles Deleuze

Potrebbero interessarti anche...

This website is using cookies to improve the user-friendliness. You agree by using the website further. Privacy policy