Lo scontro politico sul Reddito di Cittadinanza.

I primi vagiti di una campagna elettorale ancora lontana. Sul provvedimento simbolo della politica grillina continuano gli scontri, ma stanno sbagliando tutti

Proseguono ormai da settimane gli scontri e le discussioni sul Reddito di Cittadinanza, la sensazione è che sul provvedimento simbolo del M5S si giocherà gran parte della prossima campagna elettorale.

All’inizio, come spesso accade, fu Renzi. È stato il senatore di Rignano infatti il primo a innescare la slavina dicendo di volere un referendum per abolirlo. Risultato? Un disastro. Due cose hanno sempre contraddistinto Renzi, la tattica e la spregiudicatezza, ma questa volta a mancare è stata la prima. Si è lanciato all’attacco senza considerare bene quello che sarebbe successo dopo. In un attimo è diventato il “nemico dei poveri” quello che vuole togliere il sussidio alla povera gente e far tornare le persone sotto il ricatto delle aziende che pagano stipendi di 500 euro al mese. Non è vero, Renzi ha subito messo in chiaro che ci sarebbe stata un’alternativa: il potenziamento di quel REI introdotto proprio durante il suo governo. Solo che Renzi non ha più la forza mediatica per spiegarlo. Non può più contrastare la narrazione nemica, non ha più artiglieria mediatica per combattere le estrapolazioni; quindi se fa un discorso, anche sensato, nel quale sottolinea l’importanza del sacrificio e della fatica quello che arriverà al pubblico normale, all’uomo della strada comune, sarà soltanto la frase “i giovani devono soffrire, spezzarsi la schiena” tralasciando, volutamente, tutto il resto del discorso.

La maggior parte delle persone capirà e leggerà solo quella frase. E Renzi questi metodi di fare politica dovrebbe conoscerli, è del mestiere. Inoltre sa bene che per vincere un eventuale referendum non basta proporlo (in teoria nessuno dovrebbe saperlo meglio di lui) e quindi la tattica qual è? Vincere questo ipotetico referendum con i voti di Salvini e della Meloni, spostandosi nettamente di campo e ponendo le basi per una futura alleanza di governo qualora alla destra non dovrebbero bastare i voti che prenderà alle prossime elezioni? Forse. Non è nuovo a colpi di scena.

Ma sul Reddito di Cittadinanza sta sbagliando anche il PD, o quel poco che ne resta. Un PD ormai talmente succube del M5S che ne sta abbracciando anche i totem, i simboli. Ma il PD era contrario al Reddito di Cittadinanza. L’esempio perfetto di questa grande contraddizione è Graziano Del Rio che ieri dal suo account Twitter ha scritto, testuale “Il Reddito Di Cittadinanza sostiene famiglie in gravi difficoltà, persone che non possono lavorare. Intanto aumenta il numero di chi non ce la fa. Va migliorato e aumentato lo sforzo per uscire dalla povertà col lavoro. Proporre di abolirlo rimuove i problemi, non li risolve” ed è lo stesso che solo nel 2018 diceva “È già pronta una misura per contrastare la povertà, basta estendere il Reddito di Inclusione (REI), senza inseguire misure irrealizzabili come il reddito di cittadinanza” Un cambio di posizione imbarazzante.

Inoltre il PD sta facendo il grandissimo errore di considerare questa faccenda del RDC come la grande battaglia tra ricchi e poveri. Ma stiamo scherzando? Sapete quanto impiegherà la destra a distruggere definitivamente questa idea? Un attimo, diranno, e state certi che lo faranno, frasi come “Stanno togliendo soldi, tasse, dalle buste paga di operai, infermieri, operatori ecologici e forze dell’ordine per darli a truffatori e nullafacenti!”
Ecco fatto, poi provateci di nuovo a dire che questa è una battaglia tra ricchi e poveri. Forse non useranno proprio le stesse parole ma il senso sarà quello. E lo faranno perché è loro l’elettorato dei lavoratori con gli stipendi più bassi. Un operaio che vota PD ormai è più raro di un topo ragno elefante. E questo Giorgia Meloni lo sa bene, altrimenti non avrebbe detto ieri “Il Reddito di Cittadinanza è il metadone di Stato” Lo sa che tante persone, tanti lavoratori normali, sono stanchi di leggere sui giornali storie di individui che girano in fuoriserie e prendono il sussidio. E sa bene che tanti di quei lavoratori ora votano per lei. Il PD è il partito delle ZTL, delle tenute di 100 ettari a Capalbio, degli impiegati medio alti, di quelli con la bella pensione e degli statali, non può permettersi di farsi portavoce dei poveri. Ma lasciamo stare proprio.

E poi c’è Salvini, trasformista per professione, ambiguo, faccia come il culo sempre. Lui sta al reddito di cittadinanza come i grillini stanno ai decreti sicurezza. Sono provvedimenti che hanno fatto insieme, anzi di più, sono proprio i due argomenti di trattativa principali che sono stati messi sul tavolo al tempo in cui si stavano accordando per dar vita a quella sciagura chiamata Conte Uno, il governo gialloverde. L’uno ha accettato le condizioni dell’altro. Se il Reddito di Cittadinanza non funziona la colpa è anche di Salvini, e questa non è una posizione politica ma è logica, come che due più due fa quattro, una cosa su cui non si può discutere. Quindi adesso che vuole? Farebbe meglio a tacere.

Sbagliano anche, e sono molti, quelli che contro il sussidio grillino stanno facendo una crociata usando come lance i furbetti che lo intascano senza diritto. Sottolineare ogni giorno che alcuni precettori sono dei criminali non serve a molto. Si finisce solo per demonizzare l’idea stessa di aiuto.
Una misura simile al Reddito di Cittadinanza c’è in tutta Europa, anzi, è stata proprio l’Europa in passato a raccomandare all’Italia di introdurre una misura a sostegno della povertà, e infatti fecero il REI. Una volta abolito il Reddito di Cittadinanza ci sarà comunque, necessariamente, un’altra cosa al suo posto. E anche lì ci saranno, furbetti, anche lì ci saranno abusi, come c’erano ai tempi dei falsi invalidi. Questo problema non lo risolvi cambiando nome al provvedimento, assolutamente no.

Mettere in evidenza i truffatori è una semplificazione del discoro che non aiuta.

Certo, il Reddito ha grosse pecche, grosse lacune, ma d’altronde è una norma scritta dal M5S quindi con tutti i difetti che questo marchio di fabbrica si porta dietro. È una cagata, come tutte le cose che hanno fatto da quando esistono. Tantissima gente ne ha approfittato prendendo soldi senza averne diritto, l’abbiamo denunciato anche noi. Lo hanno denunciato tutti. Non arriva ai veri poveri, i navigator sono una specie di truffa legalizzata, non ha risolto per niente il problema della povertà e non ha aiutato a trovare lavoro inoltre ha una scadenza che lascerà la gente esattamente come prima.

Ma è anche vero però che molti di quei soldi sono andati a chi ne ha bisogno aiutandolo in questo periodo di pandemia. Così com’è vero che adesso chi percepisce il reddito è libero di rifiutare proproste di lavoro indecenti al limite della schiavitù, tipo 60 ore settimanali per 4 setitmane a 600 euro.

Non c’è una verità assoluta. Non c’è un bianco e poi un nero in questo discorso. La giusta misura va ricercata nel mezzo, con attenzione. Il Sussidio va assicurato ma probabilmente tutto l’impianto che lo sostiene va smatellato e ricostruito da capo.

E quindi cosa dovrebbe fare la politica? Ma i politici devono semplicemente continuare a fare quello che hanno già iniziato mesi fa: niente. Ormai hanno abdicato a Draghi, gli hanno detto, in sostanza, pensaci te perché noi stiamo facendo un casino. E lo stavano facendo veramente altrimenti Draghi sarebbe rimasto a casa sua. Da quando è arrivato lui, loro si sono messi a pancia all’aria, iniziando un lunghissimo periodo di ferie interrotto ogni tanto da qualche esternazione detta al solo scopo di ricordarci della loro esistenza. Hanno fatto per mesi una rumorosissima battaglia sul DDL Zan senza concludere niente e anche su quell’argomento, spinoso certo, ma prettamente politico e parlamentare, hanno cercato l’aiuto di Draghi.

Insomma, hanno consegnato a lui il Paese (probabilmente facendo la scelta migliore della loro vita) e adesso vorrebbero mettere mano, in un momento come questo, al Reddito di Cittadinanza. Ma state fermi, per carità! Lasciate che se ne occupi lui. Si è già detto favorevole all’idea di fondo, quindi se vuole modificarlo, aumentarlo, potenziare i controlli, cambiare i modi d’accesso, lo farà lui tenendo ben presente i conti della Nazione. Persino Renzi ha detto che ora a Palazzo Chigi c’è uno migliore di lui. Ecco, approfittiamone, almeno fino a quando non saremo costretti di nuovo a scegliere il meno peggio da votare.

intopic.it

Redazione

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