Rientro a scuola imminente – la difficoltà del passaggio dalle medie alle superiori

La scuola sta per ricominciare, anzi per alcuni studenti la campanella è già suonata e da docente che eroga lezioni private di latino e greco per ragazzi del biennio e del triennio, comprendo pienamente la frustrazione di genitori e studenti che dalla scuola media si affacciano per la prima volta nel mondo della scuola superiore.

Materie diverse, più compiti, interrogazioni orali, test scritti e il problema non è farli ma come farli. 

Tra le cosiddette “materie nuove” sicuramente ci sono il latino e il greco per gli studenti del classico e il latino e la matematica di un certo tipo per gli studenti dello scientifico. Cosa hanno in comune greco, latino e matematica per spiegare come mai un ragazzo che zoppica in matematica, zoppica anche in latino e greco (tranne casi molto specifici dove magari il ragazzo in 5 anni di superiori ha cambiato 10 insegnanti di latino e quindi è come se latino non lo avesse mai studiato).

Il denominatore comune alle tre materie citate è uno solo: la logica – e purtroppo mi trovo a dire la mancanza di logica che poi rende, talvolta, molto arduo, l’apprendimento e la performance in queste materie. 

Matematica

Procediamo con ordine e partiamo dalla matematica. Non è possibile riuscire in matematica alle superiori se non si hanno ben chiari i concetti base della matematica che si danno per “metabolizzati” dopo 5 anni di elementari e di medie. Vale a dire come funzionano le operazioni, quando eseguire quell’operazione, cosa è il minimo comune multiplo, cosa è il massimo comune divisore. Senza aver chiari questi tasselli fondamentali e intuitivi, perché evidenti, scordatevi equazioni fratte, polinominali, calcoli che convolgono radicali ed esercizi via via più complessi, né si può pretendere che il docente di matematica e fisica delle superiori possa svolgere il suo programma e contemporaneamente anche quello non svolto dal collega alla media.

Latino e greco

Il problema del latino e del greco non sta invece nel latino e nel greco ma spesso nell’italiano. La mancata conoscenza delle strutture della lingua italiana, in termini di analisi logica e sintassi del periodo, rende veramente difficile e penosa una corretta traduzione. A tutto ciò si sommano i vari problemi di logica di cui parlavo poc’anzi.

Certo poi il problema della buona resa italiana sarebbe da affrontare in un altro articolo. Però, al momento, partiamo dal presupposto che un docente di latino e greco premia la logica nello studente e una resa italiana almeno decorosa, non occorre dunque essere Annibal Caro. 

Quando il ragazzo si trova di fronte ad un testo greco o latino, se la scuola non dà il giusto metodo, la prima cosa che lo studente farà (e che poi è quella sbagliata) è precipitarsi sul dizionario per tradurre parola per parola. Il risultato sarà un’insufficienza e finché la testa non viene allenata a lavorare con logica su questi testi, l’insufficienza rimane.

Il latino e il greco sono lingue che ormai vivono nella traduzione, dal momento che non si parlano più, quindi richiedono una metodologia didattica che privilegia un metodo grammaticale traduttivo a differenza delle lingue parlate che si apprendono oggi tramite un approccio comunicativo o misto a secondo dei casi e delle tipologie di parlanti in relazione alla lingua madre.

Dunque, che cos’è una traduzione? Mi direte un testo da tra-durre dal latino all’italiano, ma l’operazione di resa non è forse simile a quella che ci pone di fronte un problema di geometria o un’espressione algebrica?

Come risolvo un problema? Nel nostro caso il problema è la versione perché la devo portare in italiano. I problemi si risolvono analizzandoli. “Analisi” deriva da una parola greca che a sua volta rimanda ad un verbo (ana:preposizione) e (lyo: sciogliere), quindi significa di fatto, prendere una cosa per scomporla in parti più piccole, risolvendo una porzione di questa alla volta.

Nel caso di una versione, quali sono dunque i passi logici? Vediamoli insieme.

  1. leggere tutto il testo;
  2. contare quanti punti ci sono o anche il punto e virgola nel caso del greco per individuare i periodi componenti;
  3. sottolineare, all’interno dei vari periodi individuati, tutti i verbi di modo finito e magari con un colore diverso i participi (cosa fondamentale nel greco);
  4. una volta sottolineati i verbi procedere con l’analisi di tutti i periodi e 
  5. infine prendere il dizionario per trovare i significati delle parole

Mi soffermerei brevemente sul punto 4 che è lo step che dà maggiori problemi agli studenti. Che significa sottolineare i verbi? Significa in sostanza capire la gerarchia delle proposizioni componenti il periodo.

In italiano una proposizione minima può essere semplicemente “piove”. Sta bene da sola. Il significato è chiaro. Piove significa che una precipitazione atmosferica sta scendendo giù dal cielo.

Se io però dico “piove, nonostante ci sia un po’ di sole”, mi ritrovo in una situazione con 2 verbi “piove” ed “essere”, ma quel “sia” non potrà mai veicolare una principale, perché la congiunzione “nonostante” introduce una proposizione accessoria o meglio subordinata di natura concessiva.

Quindi un’analisi corretta è 

– Piove: principale

– Nonostante ci sia un po’ di sole: subordinata di primo grado di natura concessiva.

Ora, in una versione è logico partire sempre dalla principale che tra l’altro dà il tempo alle altre subordinate e diventa dunque necessario individuare subito, all’interno della principale, il verbo. La morfologia flessiva del latino e del greco, come del resto ritroviamo nell’italiano, ci restituisce tutte le informazioni riguardo modo, tempo, persona, diatesi e nel latino tali funzioni logiche sono veicolate anche dai casi. Ecco perché più che un errore, è agghiacciante far memorizzare ai ragazzi i casi latini sulla base della classifica 1,2,3.

E che ci mettiamo a fare, la hit parade? I casi sono sempre funzioni logiche per cui il nominativo è il caso del soggetto, il genitivo quello del complemento oggetto, il dativo del complimento di  termine e le valenze da saturare sono appunto richieste dal verbo.

Se dico: do a Cesare la mia fiducia, in questa frase il verbo dare è bivalente e transitivo attivo, cioè richiede la presenza di una cosa che do (accusativo come caso del complemento oggetto) e una persona a cui do (dativo come caso del complemento di termine).

Quindi, traendo le nostre somme. Come mai questo impatto così traumatico che porta molti ragazzi ad andare dallo psicologo a 15 anni per l’ansia di queste materie?

La risposta è semplice. La scuola non funziona più. Ci sono bravissimi insegnanti, spesso  a spasso fuori la scuola, quando la scuola stessa è in cerca di tali insegnanti e altrettanti ottimi docenti che dirigenti scolastici totalmente incompetenti non fanno lavorare come si dovrebbe.

In ultimo, poi, ma non per ultimo, la didattica. La scuola ormai da anni preferisce metodologie basate sullo sterile studio mnemonico delle informazioni e il cervello, non più allenato a ragionare, perde colpi e si atrofizza. Non sono i nostri ragazzi a essersi rimbambiti tutto ad un tratto, ma la responsabilità è della didattica sbagliata.

Bisognerebbe riportare i ragazzi a ragionare, a pensare, a tirare fuori le cose come faceva Socrate con i suoi. Nel mondo anglosassone quella che noi chiamiamo formazione scolastica, si chiama educationcioè e-ducare, portare fuori, tirare fuori dalla mente della persona quello che di buono c’è e va potenziato.

E scusate, ma al momento, con una scuola che affonda come il Titanic, dove conosco studenti che non hanno l’insegnante di biologia e devono prendere i libri e cambiare classe, quello che di buono c’è nella mente di questi ragazzi, rimane nascosto nei meandri del loro cervello.

Se la scuola non ritorna a puntare su una didattica finalizzata a sviluppare logica e spirito critico, non si va da nessuna parte.

Se vogliamo formare cittadini migliori, mi auguro che questo governo, composto per metà da gente che ha sempre disprezzato lo studio, il lavoro e le istituzioni, faccia marcia indietro, come ha già fatto per convenienza propria, su tante cose, ora che l’ago della bilancia pende, diciamo, a sinistra.

Senza una scuola consapevole del suo ruolo formatore ed educatore di menti, questi ragazzi, nella vita, sono destinati a diventare adulti senza né arte né parte, esattamente come le stelle che hanno dato il nome ai peggiori soggetti sociali mai esistiti in questo paese, perché subdoli e ipocriti.

Si mettessero dunque i neo giallorossi una mano sulla coscienza (tanto quella sul portafoglio già ce l’hanno) e se vogliono davvero agire per il bene del paese, riformassero la scuola con l’aiuto di ricercatori esperti e preparati nell’area relativa alle scienze della formazione, altrimenti il paese, una volta culla della Magna Grecia, dell’Impero Romano, del Dolce Stil Novo, dell’Umanesimo e del Rinascimento è destinata a diventare un paese di “idioti” geniali o no è da vedersi.

Risorse utili per lo studio

Materie letterarie

Lezioni per la scuola e l’università

Matematica

You Math

<3 Math

Chiara Bellucci

Dottoranda in Scienze Umanistiche, Filosofia Teoretica, presso l'Università Guglielmo Marconi, Roma, Italia. Titolo del progetto: Cinema e Filosofia, analisi di un rapporto a partire da Gilles Deleuze

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