Riscoprendo Marshall McLuhan

Herbert Marshall McLuhan nacque a Edmonton il 21 luglio 1911 e morì a Toronto il 31 dicembre 1980. Fu un notissimo sociologo, filosofo, critico letterario e professore canadese, la cui fama è strettamente legata alla sua interpretazione innovativa degli effetti prodotti dalla comunicazione sia in termini di società nel suo complesso sia sul comportamento del singolo. La sua riflessione ruota intorno ad un perno, un’ipotesi precisa: il mezzo tecnologico determina i caratteri strutturali della comunicazione producendo effetti pervasivi sull’immaginario collettivo, indipendentemente dai contenuti dell’informazione di volta in volta veicolata. Da ciò la sua celebre tesi secondo cui “il medium è il messaggio”.

Durante gli anni trascorsi all’Università di Saint Louis (1937-1944), McLuhan lavorò a due progetti ambiziosi: la sua tesi di dottorato e il manoscritto che fu poi pubblicato in libro nel 1951 col titolo la sposa meccanica in cui McLuhan analizza il primo medium: il medium tipografico. McLuhan denota il grande impatto che la stampa ha avuto nella storia occidentale, veicolando la Riforma protestante, il razionalismo e l’illuminismo. Ecco perché parla di medium come messaggio. McLuhan intende sottolineare che ogni medium condiziona l’utenza e ne plasma la mente, intendendo anche gli aspetti rassicuranti.

Ci sono alcuni medium hanno funzione rassicurante come la televisione. La televisione non crea delle novità, non suscita delle novità, ed è dunque un mezzo che massaggia, conforta, consola, e conferma. 

La tesi di dottorato a Cambridge di MCLuhan nel 1943 è un saggio di formidabile erudizione, che studia la storia delle arti verbali (grammatica, logica e dialettica, retorica) dall’epoca di Cicerone fino a Thomas Nashe. Nelle pubblicazioni successive McLuhan usa a volte il concetto latino di trivio per indicare una rappresentazione ordinata e sistematica di alcuni periodi della storia della cultura occidentale. Per esempio, McLuhan sostiene che il Medioevo fosse caratterizzato da una forte enfasi sullo studio della logica formale. La svolta che portò al Rinascimento non fu la riscoperta di testi antichi, ma una nuova enfasi data allo studio della retorica e del linguaggio che sostituirono gli studi di logica formale.

Ne La galassia Gutenberg, McLuhan sottolinea per la prima volta l’importanza dei mass media nella storia umana; in particolare, l’influenza della stampa a caratteri mobili sulla storia della cultura occidentale. Nel libro McLuhan ravvede nell’ avvento della stampa a caratteri mobili (1455) il passaggio definitivo dalla cultura orale alla cultura alfabetica. Se nella cultura orale la parola è una forza viva, risonante, attiva e naturale, nella cultura alfabetica la parola diventa un significato mentale, legato al passato. Con l’invenzione di Gutenberg queste caratteristiche della cultura alfabetica si accentuano e si amplificano: tutta l’esperienza si riduce a un solo senso, cioè la vista. Dall’udito, senso prevalente della cultura orale, si approda alla vista della cultura scritta e ciò ha profonde ripercussioni anche sul nostro modo di percepire il mondo e dargli un senso. La comunicazione orale, veicolandosi attraverso l’udito, ci pone in una relazione avvolgente, in quanto il suono si propaga in ogni direzione. La comunicazione orale ci inserisce in una relazione emotivamente più coinvolgente che amplifica il nostro senso di comunità. Al contrario, la comunicazione scritta, essendo la vista il veicolo, ci pone in una modalità di relazione più distanziante e meno emotiva. Comunicando attraverso il senso della vista, tendiamo pertanto ad esercitare maggiormente la nostra singolarità e razionalità.

La stampa è la tecnologia dell’individualismo, del nazionalismo, della quantificazione, della meccanizzazione, dell’omogeneizzazione. Insomma è la tecnologia che ha reso possibile l’era moderna. La diffusione della stampa e della comunicazione scritta hanno modificato la relazione con altri mezzi di comunicazione apparentemente distanti da un testo. La diffusione del libro ha esercitato un’influenza significativa anche nella modalità di approccio allo schermo cinematografico ad esempio. Una volta addestrati ed abituati ad una direzione di lettura (ad esempio da sinistra a destra e dall’alto verso il basso nel canone occidentale) l’occhio tenderà a “leggere” e a recepire le informazioni che passano sullo schermo di un cinema o di un televisore secondo il meccanismo di lettura testuale.

Alla base del pensiero di McLuhan e della Scuola di Toronto in generale troviamo un accentuato determinismo tecnologico, cioè l’idea che in una società, la struttura mentale delle persone e la cultura siano influenzate dal tipo di tecnologia che tale società utilizza.

Gli strumenti del comunicare è uno tra i lavori maggiormente noti di McLuhan, e costituisce una ricerca innovativa nel campo dell’ecologia dei media. È qui che McLuhan afferma che è importante studiare i media non tanto in base ai contenuti, ma in base ai criteri strutturali con cui i media organizzano la comunicazione. La frase “il medium è il messaggio” è così spiegata. Tuttavia sarebbe riduttivo circoscrivere l’analisi condotta da McLuhan ai soli mezzi di comunicazione di massa o mass media. La riflessione di McLuhan abbraccia, in linea generale, qualsiasi tipo di media. La versione originale inglese ha un titolo ben diverso: Understanding Media cioè capire i media e ciò è fuorviante.

McLuhan afferma che nelle ere della meccanica avevamo spazialmente esteso il nostro corpo. Oggi, dopo oltre un secolo di impiego tecnologico dell’elettricità, abbiamo esteso il nostro stesso sistema nervoso centrale in un abbraccio globale che, se applicato al pianeta Terra, abolisce tanto il tempo quanto lo spazio. 

Qualsiasi tecnologia costituisce un medium nel senso che è un’estensione e un potenziamento delle facoltà umane, e in quanto tale genera un messaggio che retroagisce con i messaggi dei media già esistenti in un determinato momento storico, rendendo l’ambiente sociale estremamente complesso, per cui è necessario valutare l’impatto dei media in termini di implicazioni sociologiche e psicologiche.

McLuhan afferma che il contenuto di una trasmissione ha in realtà un effetto minimo. Per esemplificare, lo stesso film (contenuto) visto alla televisione o al cinema (medium) ha un effetto diverso sullo spettatore. Di conseguenza la struttura della televisione e la struttura del cinema hanno un impatto particolare nella società e sugli individui che va colto e analizzato attentamente.

McLuhan osserva che ogni medium ha caratteristiche che coinvolgono gli spettatori in modi diversi, da cui la classificazione dei media in caldi e freddi.

Questa classificazione ha dato luogo a equivoci e a discussioni, dovute al fatto che gli aggettivi “caldo” e “freddo” in senso opposto rispetto al loro reale significato.

Mc Luhan classifica come “freddi” i media che hanno una bassa definizione e che quindi richiedono un’alta partecipazione dell’utente, in modo che egli possa “riempire” e “completare” le informazioni non trasmesse. I media “caldi” sono invece quelli caratterizzati da un’alta definizione e da una scarsa partecipazione. McLuhan nei suoi scritti tuttavia parrebbe cadere lui stesso in contraddizione nel definire “caldo” o “freddo” un particolare medium: la scrittura che viene dapprima definita fredda poi “calda ed esplosiva”.

Per superare questa ambiguità occorre distinguere il senso emotivo degli aggettivi “caldo” e “freddo”. Questa proporzione ha senso nell’ambito di uno e un solo canale sensoriale. Confrontare il “calore” della radio con quello della televisione costituirebbe dunque un vizio di forma, poiché l’una agisce sull’udito e l’altra sulla visione. Benché, ovviamente, televisione e cinema abbiano una forte componente uditiva, nell’analisi della loro temperatura mediatica questa non è indicativa, a meno che non si consideri lo specifico canale acustico in un’analisi a parte.

Fra le tesi più illuminanti sicuramente uno posto a parte rivesta quella per cui ogni nuova tecnologia esercita sull’uomo una lusinga molto potente fino ad ipnotizzarci in uno stato di “narcisistico torpore”. Se non abbiamo gli anticorpi intellettuali adatti ne veniamo sommersi, se invece riusciamo a evitare di esserne fagocitati, possiamo guardare quella tecnologia dall’esterno, con distacco, e a quel punto riusciamo non solo a vedere con chiarezza i principi sottostanti e le linee di forza che esercita. Ecco che allora anche i mutamenti sociali diventeranno per noi un libro aperto e saremo in grado di intuirli in anticipo e di controllarli parzialmente.

L’espressione “il medium è il messaggio” ci dice perciò che ogni medium va studiato in base ai criteri strutturali in base ai quali organizza la comunicazione. E’ la particolare struttura comunicativa di ogni medium che lo rende poco neutrale, perché essa suscita nell’utenza determinati comportamenti e modi di pensare che conformano la mente in un certo modo. 

Il villaggio globale (1968) è un’espressione che McLuhan utilizza per indicare come, con l’evoluzione dei mezzi di comunicazione, tramite l’avvento del satellite che ha permesso comunicazioni in tempo reale a grande distanza, il mondo sia diventato piccolo e abbia assunto di conseguenza i comportamenti tipici di un villaggio. 

Le nuove forme di comunicazione, specialmente radio e televisione, hanno trasformato il globo in uno spazio fisicamente molto più contratto di un tempo, e l’informazione istantaneamente si muove da una parte ad un’altra e ciò sviluppa nuove forme di coinvolgimento internazionale e di correlativa responsabilità.

Il termine villaggio globale è inteso, a tal proposito, in due sensi diversi:

  • da un punto di vista più letterale, ci si riferisce alla nozione di un piccolo spazio in cui le persone possono comunicare rapidamente tra loro e in tal modo l’informazione diviene molto più diffusa e immediata. 
  • da una prospettiva più ampia, si intende una comunità globale, in cui tutti sono interconnessi all’interno di uno spazio armonioso e omogeneo.

Applichiamo McLuhan al mondo moderno. Prendiamo come campione standard un gruppo di studenti tra i 5 e i 19 anni, che sono sempre connessi, e che utilizzano il web. Essere sempre connessi, significa dormire con il cellulare sotto il cuscino o comunque acceso accanto al letto, significa essere disponibili in qualsiasi momento, ovunque tu sia, o qualunque cosa tu stia facendo. Si tratta di un’esperienza del tutto negativa per chi è più anziano, mentre i bambini e i giovani vogliono essere connessi sempre.

Le persone tra i 20-30 anni sono più abituate a utilizzare il proprio PC e dunque familiari al concetto di netoworking, ma a mano mano che si invecchia, le persone che non hanno imparato ad usare il web, anche fosse solo un PC o andare su Internet, saranno rimaste ancorate alla macchina del fax.

E poi, tra chi è ancora più anziano, tali persone sono immerse nell’era della televisione e ve ne sono parecchie, mentre quelle che vivevano ai tempi della radio stanno probabilmente iniziando a morire.

L’ evoluzione e i cambiamenti che ci circondano sono molto molto più rapidi dei tempi che McLuhan descriveva. I figli della televisione sono stufi di posti di lavoro e di obiettivi, – in altre parole non vogliono progettare un qualche tipo di futuro – e vogliono dimenticare i propri ruoli e il relativo coinvolgimento nella società. Non vogliono avere nulla a che fare con la nostra società dei consumi frammentata e specialista. Vivono il vuoto di un’identità di transizione – ovvero non hanno un’identità – tra due grandi culture antitetiche e stanno cercando di scoprire se stessi e un modo di esistenza in sintonia con i loro nuovi valori, insomma aspirano ad uno “stile di vita alternativo”. Possiamo vedere i risultati di questo processo di ritribalizzazione quando guardiamo uno qualsiasi dei nostri giovani, non solo gli hippy. Naturalmente gli hippy nel 1969 sono stati rapidamente seguiti dagli yuppies, giovani professionisti urbani, con la differenza che che gli hippy erano figli della televisione, che si lasciavano crescere i capelli lunghi, se ne stavano sempre in giro, prendendosi il loro tempo libero e trovandosi a tutti i luoghi di ritrovo.

Nel corso degli anni ’70, questi ragazzi si sono tagliati i capelli, e hanno cominciato a prendersi più sul serio. Hanno trovato lavoro e ruolo sociale, cose che sono avvenute grazie al computer. Improvvisamente il computer ha dato loro potere sopra lo schermo, invece di essere loro vittime.  Hanno controllato lo schermo, inversione davvero importante dell’atteggiamento.

Nel 1966 si diceva: “I nostri bambini dalla prima infanzia sono impegnati in un lavoro straordinariamente duro, e questo lavoro è principalmente quello di crescere, crescere, perché crescere in un ambiente moderno elettronico è un lavoro straordinariamente complesso. Una delle peculiarità di un ambiente elettronico è che le persone diventano così profondamente coinvolto le une con le altre che perdono il senso dell’identità privata. “

Oggi abbiamo FaceBook. Tutti sanno cosa significa profilo pubblico al di fuori della vostra cerchia di amici. Improvvisamente si diventa disponibili perché il mondo vi possa vedere, e in effetti la reputazione di ciascuno dipende da come si gestisce l’account Facebook. Scrivere qualcosa su facebook non è più aggiornare un diario, perché tramite il muro, la vostra identità è condivisa Quindi McLuhan aveva ragione pur non avendo idea FaceBook. FaceBook rende McLuhan interamente attuale.

Il tipo di ambiente che abbiamo, un ambiente di informazioni, elettricamente programmato, trasforma l’intero pianeta in una macchina per insegnare, ed è una macchina per insegnare creata dall’uomo in cui la audience diventa la forza lavoro. Questo è un altro aspetto dell’ambiente cognitivo che ci viene presentato da Internet. McLuhan fu un grande anticipatore di questa era.

Un tempo si chiedeva allo studente di leggere un libro, scrivere un saggio, prendere un voto, fare un esame, e questo bastava. In realtà, questo non funziona più molto bene. Ciò di cui abbiamo bisogno ora è di riuscire a impegnare lo studente creando gruppi che lavoreranno insieme, e non solo impegnandosi con materiale è teorico, ma che consenta loro di applicare nel presente quel materiale per qualcosa che potrebbe accadere nella loro vita.

Nel 1959 tutto ciò era già stato predetto. 

Cos’era il computer nel 1963? Una grossa macchina delle dimensioni di questa stanza, con 64k di memoria e un’esigua capacità di elaborazione e improvvisamente oggi abbiamo computer straordinari.

Si è parlato di estensione della coscienza fuori dalla testa e un esempio lo da Second Life, tanto per rispondere ad un’altra frase del 1963: “dopo aver esteso le nostre membra e i nostri sensi nel nostro sistema nervoso elettronico, il passo è breve per esportare anche la nostra coscienza”. Naturalmente Second Life non è un’esportazione della coscienza, ma effettivamente Second life, rendendo le funzioni cognitive che si trovano normalmente silenziose nella nostra testa, messe in piccolissimi bit, è esternalizzazione della nostra cognizione.

Altra previsione: “saremo in grado di registrare e conservare ogni istante della nostra vita e riprodurlo per motivi di studio e divertimento”. Ora, l’idea o la registrazione di ogni istante della vostra vita è una metafora, perché abbiamola macchina fotografica, e dispositivi di registrazione. Basta accendere l’apparecchio ed è fatta. Quello che la frase dice però è che si potrebbe fare tutto ciò con ogni momento della nostra vita. Si parla di una macchina chiamata LifeLog tascabile. Si potrebbero avere un paio di occhiali con delle videocamere che registrano la visione bi-focale esatta delle cose che stiamo guardando, e registrando in ogni momento della vostra vita, anche questa tenuta in tasca o da qualche parte con un database enorme di memoria che è sempre in fase di sviluppo. La macchina potrebbe anche registrare l’audio dal modo in cui lo sentite voi, attraverso una conduzione ossea, che è direttamente collegata al vostro udito. Questo è un suono diverso, e per questo in generale non piace sentire la propria voce registrata. Qui lo potete fare dal vostro stesso sistema di registrazione in modo tale da non avere la sgradevolezza del sentire la vostra voce, che non siete abituati a sentire. Quindi abbiamo a che fare con potenziali che non abbiamo nemmeno iniziato ad esplorare. 

Il medium di McLuhan era la TV. “La televisione ci ha dato un occhio per un orecchio” – disse McLuhan, intendendo dire che la televisione stava cambiando l’equilibrio dei nostri sensi, offrendo un’esperienza molto più tattile, attraverso l’essere accarezzati dalla luce del televisore. Ciò ci fa sentire effettivamente accarezzati dal mondo, e quando parlava che il medium è il messaggio McLuhan alludeva al mezzo televisivo come una sorta macchina di lusinghe, di massaggi, se solo si pensa all’intero mondo della pubblicità, carezzevole invitante e seducente allo scopo di indurci ad acquistare, votare, fare qualunque altra cosa.

Lo schermo della TV riversa l’energia dentro di te; non sei tu a guardarla, ma è la TV che ti guarda. David Cronenberg che ha preso molto in giro McLuhan, seppur ammirando il suo lavoro, ha mostrato in Videodrome, la televisione che letteralmente vi guarda, e ora su Internet è possibile avere sistemi che permettono di guardare quello che succede sullo schermo, utilizzando la webcam, di osservare il modo in cui state guardando in modo che si sappia come fare una pubblicità più efficiente.

La televisione coinvolge milioni di persone nei problemi e nelle emozioni delle persone vicine e lontane. McLuhan aveva messo in chiaro che la guerra in Vietnam si è fermata perché le persone sono state invase da orribili immagini nella loro casa attraverso la televisione. Oggi si dispone di una quantità incredibile di filmati che sono molto difficili da vedere, e che provocano o un distacco completo: non voglio vedere più questa cosa, da cui la desensibilizzazione, o, al contrario, si ha un coinvolgimento: non voglio che questo accada più, e quindi sarò parte delle persone che cercano una soluzione.

I media come estensioni dei nostri sensi isituendo nuovi rapporti quando i nostri sensi interagiscono tra loro. La radio ha cambiato la forma della notizia tanto quanto si è alterata l’immagine cinematografica nei talk shows. La radio ha permesso alla gente di essere testimone oculare in tempo reale. La TV ha causato cambiamenti drastici nella programmazione radiofonica, e nella forma della cosa o romanzo documentario.

Tutti diventano un’emittente, se si pensa a YouTube, McLuhan aveva ragione. Si può effettivamente filmare qualsiasi cosa, si può avere oggi riprese di alta qualità provenienti dal cellulare. Riprendo e pubblico su youtube. 

Oggi il mondo dei mezzi di informazione elettrica istantanea coinvolge tutti in una sola volta. Il nostro è un mondo nuovo dove tutto accade allo stesso tempo. Il tempo, in un certo senso, ha cessato di esistere e lo spazio è svanito. Come primitivi, ora viviamo in un villaggio globale che noi stessi abbiamo creato. E’ un evento simultaneo. Il villaggio globale non è creato dall’automobile o dall’aereo. E’ creato dal movimento istantaneo di informazioni elettroniche. Il villaggio globale è allo stesso tempo grande quanto il pianeta e piccolo come una cittadina, dove tutti sono maliziosamente impegnati a ficcare il naso negli affari di tutti gli altri. 

Stiamo tutti scrivendo qualcosa tramite Facebook o Twitter. Il villaggio globale è un mondo in cui non c’è necessariamente l’armonia, si ha un’estrema preoccupazione per gli affari e molto coinvolgimento nella vita di tutti gli altri. 

Forse la più grande rivoluzione concepibile nell’informazione è avvenuta il 4 Ottobre 1957, quando lo Sputnik ha creato un nuovo ambiente per il pianeta. Per la prima volta il mondo naturale era completamente racchiuso in un contenitore creato dall’uomo. Nel momento in cui la terra è andata all’interno di questo nuovo artefatto, la Natura finì e nacque l’Ecologia. Il pensiero ecologico è diventato inevitabile non appena il pianeta è stato elevato ad opera d’arte.

Cosa si può programmare è come una forma d’arte. Così come Internet, girando intorno alla televisione, trasforma la televisione in arte, creando YouTube, Sputnik girando intorno alla Terra, trasforma il pianeta in una forma d’arte e lo rende programmabile, da qui la conseguenza reale ovvero cominciare a pensare in modo ecologico. 

Inerente all’dell’idea del villaggio globale è la frase di McLuhan: nell’era elettrica, indossiamo l’intera umanità come la nostra pelle. Ciò significa che il mondo sta diventando sempre più tattile, cosa che si spiega anche che dal punto di vista satellitare, o dall’estensione del nostro corpo attraverso l’ambiente elettronico cosa che ha permesso di parlare di noosfera. Tutto ciò già accade e siamo solo in attesa di maturazione ulteriore.

COSTUME E CURIOSITÀ

Chiara Bellucci

Dottoranda in Scienze Umanistiche, Filosofia Teoretica, presso l'Università Guglielmo Marconi, Roma, Italia. Titolo del progetto: Cinema e Filosofia, analisi di un rapporto a partire da Gilles Deleuze

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