Intervista alla scrittrice Roberta Palopoli.

In occasione dell’uscita del suo ultimo romanzo “Tre per una- I crimini di Stuart Newell” abbiamo incontrato la scrittrice romana Roberta Palopoli.

Cara Roberta, siamo molto contenti di averti come ospite su Cultura & Società per parlare del tuo ultimo romanzo. Ti andrebbe per rompere il ghiaccio di presentarti con poche parole ai nostri lettori?

Ciao a tutti, innanzitutto sono un’avida lettrice da quando ero bambina, adoro il cinema, la musica e tutto ciò che allontana la mente dalla routine. Sono psicologa, ma anche sportiva. Adoro viaggiare, amo la montagna e il freddo.

Psicologa. Quanto influisce la tua professione nel tuo modo di scrivere?

Credo mi abbia aiutato parecchio, soprattutto nella descrizione di  momenti in cui i personaggi riflettono, prendono decisioni, restano delusi o sono impauriti. Come si sa, chi scrive, necessariamente mischia realtà e immaginazione. Il personaggio femminile di questo romanzo somiglia a molte donne che ho incontrato; delusa, abituata a una routine abbastanza triste o poco interessante, ma capace di cambiare non appena la vita le offre una nuova opportunità, coraggiosa nel prendere una decisione molto difficile. Gli uomini sono descritti con meno dignità, tranne Stuart, che nella sua follia è l’unico capace di affrontare, decidere, amare veramente.

In tutte le ultime interviste abbiamo chiesto agli autori di raccontarci la loro “pandemia”. Come hai vissuto il lockdown,  cosa ne pensi di quello che ci è successo e cosa ci aspetterà domani?

Credo che le persone non abbiano compreso ciò che stiamo vivendo, infatti continuano a comportarsi egoisticamente, maleducatamente, senza badare agli altri. Questa pandemia io la interpreto come un segnale grave del fatto che si debba cambiare un sistema mondiale ormai sballato; la natura è sovrana e manda segnali chiari, se l’uomo non li percepisce, si organizza in modo violento. Io la vedo csì, la pandemia. Il Lockdown l’ho vissuto inizialmente male, poi mi ha fatto ancor più scoprire me stessa e mio figlio, tornato dall’Inghilterra e costretto anche lui a studiare da casa. Abbiamo cucinato, parlato, gustato lo spettacolo della natura che rinasceva…

Molti sottolineano l’importanza di un’assistenza anche psicologica in questo momento così delicato. Non solo quindi assistenza sanitaria o aiuti economici ma anche un aiuto per tutte le “vittime silenziose” del Covid: i bambini senza scuola, chi è costretto a casa, anziani soli e via discorrendo. Da esperta ti senti di dire qualcosa?

Si. Sono mesi che temo un tracollo psicologico delle persone, che sta avvenendo. Non siamo corpi, arti, polmoni. Siamo un tutto, e come tale andremmo curati. Per decenni la politica ha tagliato sanità, assistenze psichiatriche pubbliche, adesso non ci si può meravigliare dello sfacelo in cui ci troviamo e gli avvenimenti di omicidio-suicidio sempre più frequenti dovrebbero far riflettere le autorità che si limitano invece a dare le notizie a tg nella speranza di impaurire le persone e tenerle ferme.

Cosa provi quando scrivi?  Come nascono i tuoi personaggi. Vogliamo provare a coinvolgere chi ci legge nei tuoi momenti creativi, scoprire le emozioni che vivi e  le tue sensazioni in quegli attimi .

I miei personaggi incarnano sempre una necessità di ribellione a un modo di vivere che non li aiuta ad esprimersi, a abitudini che li fanno soffrire, sono persone uniche, isolate dalla massa che lottano per trovare una strada. Alcuni ce la fanno, altri no, come nel mio primo romanzo Mater Dolcissima, che amo molto..la protagonista è una donna sconfitta dalle sue stesse decisioni a cui non si sa ribellare. Mi interessa sempre, come nella vita, indagare cosa ci fa muovere veramente, e dove vorremmo arrivare. Quindi i personaggi vengono fuori naturalmente, io li vedo, in ogni dettaglio anche fisico, li vesto, li osservo durante le loro giornate. Mi fanno compagnia, come fosse un film.

C’è un ricordo del tuo percorso che ti sta più a cuore degli altri, un aneddoto o una particolare sensazione provata che ti piacerebbe condividere con noi?

Ho iniziato a scrivere per caso. Una mia amica spagnola mi disse di accompagnarla a una conferenza sul racconto breve perché voleva imparare a scrivere. Andai per farle una cortesia e rimasi affascinata dalle storie e da tutto quello che si poteva trasformare, in storia..e così tentai.

Secondo te esiste un  segreto per conquistare i lettori?

Questo non lo so. In questo momento così buio per la cultura e soprattutto per la lettura che non viene nemmeno più imposta nelle scuole, credo il segreto possa essere riuscire tramite i personaggi ad entrare nella psicologia delle persone, far leggere loro storie in cui possano ritrovare pezzetti di se stessi e delle loro esperienze. Molto più banalmente, ci vorrebbero case editrici in grado di sostenere un poco di marketing che attualmente viene fatto solo per coloro che sono scelti a tavolino, e magari nemmeno scrivono le  loro storie, le firmano perché sono conosciuti e riescono a vendere magari più di un vero scrittore.

Torniamo un po’ indietro. “Mater dolcissima” il tuo primo romanzo. Sei contenta di com’è andata e soprattutto cosa ti ha lasciato scriverlo?

Quella storia la amo moltissimo. E’ una storia vera, che ho trasformato e trasferito a Roma, la storia di una donna a cui ho voluto molto bene, , a cui facevo assistenza in un hospice, che ha condiviso con me il periodo finale della sua vita, una donna generosa e ottimista. Ho immaginato la sua esperienza accadere in una famiglia dell’alta borghesia romana. Ho avuto molte soddisfazioni da parte dei lettori. Si sono commossi, hanno ritrovato dettagli delle loro vite, sensazioni conosciute. Sono contenta dei feedback ricevuti. Scriverlo mi ha lasciato un immenso amore per tutti i personaggi, che ancora mi sembra di incontrare per le strade di Roma… da quanto sono reali e ben descritti.

Finalmente siamo arrivati a parlare del tuo libro: “Tre per una. I crimini di Stuart Newell”. Parlacene nel modo che preferisci, abbiamo tutto il tempo.

Stuart nasce anche lui dalla mia innata voglia di osservare..gli sconfitti, gli arrabbiati, coloro che vorrebbero per una volta nella vita farsi valere. Lui incarna la libertà, la capacità di capire, di decidere, di agire, di fregarsene. Nonostante lo faccia attraverso il crimine è una bella persona, con una logica onesta. Ha una debolezza che si porta dietro, vittima di abusi nell’infanzia, ma la sa trasformare. Si innamora. Perdutamente. Questo mi premeva sottolineare, più che la sua necessità di uccidere. Questo sentimento gli farà cambiare progetti, vita, idee. E Ursula, la protagonista, sarà anche lei capace di spogliarsi di tutto ciò che l’ha soffocata fino all’incontro con Stuart. Due personaggi in grado di dare svolte inaspettate alle loro vite. Vorrei fosse letto in quest’ottica, il romanzo, non come se Stuart fosse un serial killer uguale a tanti. Stuart è comunque rinnovamento, e la fa franca sulla vita, vola al di sopra di giusto o sbagliato, ricerca la purezza che gli fu tolta da bambino..in  un modo sbagliato, ma logico.

Qual è, secondo te, il genere di pubblico che potrebbe appassionarsi di più al tuo romanzo?

Sicuramente un pubblico al di sopra della media, ossia persone con una fervida immaginazione, spiritose, veloci nel pensare, in grado di andare oltre alle apparenze. Ironiche.

Chi sono, tra i grandi della letteratura mondiale presente e passata, i tuoi maestri, quelli che con le loro opere più hanno contribuito alla tua formazione, o semplicemente quelli che ammiri di più per tecnica e creatività?

Adoravo Dostoevskij, ho letto quasi tutte le sue opere, ma anche D’Annunzio, Flaubert, Garcia Marquez. Un altro autore di cui ho letto tutto è Arthur Schnitzler, un suo romanzo diventò il film “Eyes wide shut”, si chiamava Doppio sogno, un capolavoro. Quasi nessuno riconobbe da dove venisse la storia ;)..Sono sempre stata catturata dalle letture, ho spaziato molto. Ultimamente leggo meno, ma ciò che leggo è sempre frutto della mia infinita curiosità delle storie, più che dei tormentoni proposti dalle tv, siti, o giornali.

Ultima domanda prima di salutarti e ringraziarti. Ti chiediamo una cosa semplicissima, consiglia ai nostri lettori un libro che non sia il tuo, uno soltanto.

Consiglio vivamente STONER di John Edward Williams. Un capolavoro. L’autore è stato capace di creare una storia eccezionale, descrivendo il  nulla. Questa secondo me è la vera capacità di scrittura. Questo romanzo per me è pura maestria, introspettivo e emozionante nella sua semplicità.

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Redazione

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