Salvini è fuori di testa, ormai è un’emergenza sociale.

Con i suoi comportamenti da sceriffo ubriaco al bancone del saloon l’ex ministro dell’interno mette in pericolo i cittadini. È una deriva pericolosa

L’ultima che ha fatto è ancora oggetto recente di discussione: è andato a citofonare a una persona chiedendogli “Lei spaccia?”

Comportamenti da sceriffo ubriaco al bancone del saloon, ma l’Italia non è il far west e il cosiddetto Capitano (ancora non abbiamo capito di cosa) deve smetterla assolutamente perché i suoi modi hanno da tempo oltrepassato il limite.

Non spetta a lui indagare, giudicare e perseguire gli spacciatori, ma soprattutto non ha nessun diritto di violare così la privacy di un altro essere umano. Forse l’uomo a cui ha citofonato è veramente è uno spacciatore, o forse no, probabilmente è un povero Cristo che tira a campare come tutti noi, ma anche fosse il capo della piazza di spaccio bolognese non è compito di Salvini scoprirlo. Ad altri soggetti, forze dell’ordine e magistratura, è riservato tale compito ed è riservato a loro perché costretti a muoversi nei confini di quella legalità che ci tutela tutti, la stessa legalità che ci assicura di vivere in una democrazia liberale.

Non può bastare la “denuncia” di una di quelle anziane signore piene zeppe di pregiudizi, superbia e ignoranza che compongono lo zoccolo duro del suo elettorato a far scattare un blitz. Non è sufficiente, non in uno stato liberale.

Ma poi a Salvini interessa veramente del presunto spacciatore tunisino? No! E allora perché lo fa? Per propaganda!

La solita, continua propaganda che La Bestia fornisce ai suoi cuccioli. Incessante. Martellante. Senza sosta, giorno dopo giorno, il cui scopo è quello di rafforzare l’immagine dell’uomo forte, del “risolutore di problemi” (ma che poi nei fatti non risolve nulla, sia chiaro)

Siccome però siamo (abbastanza) vaccinati contro un uomo forte dalla mascella volitiva che indossa uniforme e stivali, questa propaganda è studiata per far accettare un uomo forte diverso: con la faccia bonaria di un bovaro bergamasco che non vuole fare del male a nessuno. La faccia di un amico risoluto, determinato, ma innocuo. Uno da chiamare se rimani a piedi o se non ti funziona il tagliaerba. Un uomo che deve sembrare intelligente ma non troppo. Altrimenti poi metterebbe in soggezione il suo elettorato. Un uomo forte che deve essere come te. Uguale. Uno che potresti incontrare al bar e discutere di cazzate populiste.

l’Italia purtroppo si è ridotta a credere in uomo simile. Solo 10 o 15 anni fa sarebbe stato più difficile, e già allora la nostra cultura, la nostra moralità, il nostro senso delle istituzioni erano in fase discendente.

Adesso però la velocità di caduta, spinta dall’eccessiva semplificazione che affligge ogni dibattito pubblico, è aumentata. Quello che credevamo essere il punto più basso è stato raggiunto. Siamo andati oltre. Si stanno superando limiti in negativo che nessuno aveva osato immaginare, adesso è arrivato persino a mettere in pericolo i cittadini e non è la prima volta che lo fa, proprio lui che è stato ministro dell’interno è avuto il compito di proteggere gli italiani, anche se in verità pure in quella veste se ne stava più che altro in giro per locali o in spiaggia a far giocare i figli con le moto d’acqua della Polizia. Non è il primo caso, e non sarà l’ultimo. Prima del blitz bolognese infatti c’erano stati i casi della ragazza in aereo, messa alla gogna sui social e data in pasto ai suoi “bestiali” e fanatici sostenitori che le hanno augurato morte, stupri e sofferenze; c’è poi il caso di Sergio Echamanov, molto recente anche questo, giovanissimo ragazzo di appena vent’anni, sardina, preso in giro per il modo in cui parlava, un ragazzino contro la potente macchina di odio e propaganda di Salvini, a cui hanno pensato addirittura di assegnare una scorta, tornando ancora indietro nel tempo c’erano state altre quattro ragazze giovanissime, anche loro esposte al pubblico ludibrio, fatto questo che gli ha fatto prendere un sonoro cazziatone dalla Boldrini. Tutto questo non è più accettabile, Salvini ha fatto parte delle istituzioni, molto probabilmente, purtroppo per noi, tornerà a farne parte. A un uomo delle istituzioni non sono concessi questi comportamenti. Le istituzioni sono lo Stato e lo Stato è di tutti, protegge tutti e considera tutti innocenti fino a prova contraria. Così è e così deve continuare a essere!

Se Salvini vuole essere lo Stato allora deve adeguarsi perché l’Italia, come abbiamo detto sopra, non è il Far West, o se vogliamo metterla in chiave più moderna non è una dittatura sudamericana in cui chi non si allinea deve temere per la sua incolumità.

E sopra ogni cosa, in Italia, se uno fa lo spacciatore lo decide il tribunale, le accuse le fanno i pubblici ministeri, non le fa Matteo Salvini.

Redazione

La nostra redazione comprende vari articolisti che imparerete a conoscere di volta in volta leggendo post specifici. Il lavoro di "squadra" rimane identificato come redazione

Potrebbero interessarti anche...

Una risposta

  1. 2 Ottobre 2021

    […] di riflessi nel cogliere le occasioni per fare battute che il suo avversario gli ha fornito. Salvini dal canto suo replicava con tentativi di mostrarsi più arguto e simpatico dell’altro, in qualche […]

This website is using cookies to improve the user-friendliness. You agree by using the website further. Privacy policy