Quanto consenso sprecato

Secondo i sondaggi il loro consenso è vicino al 40 per cento ma le loro proposte non hanno nulla di intelligente. Salvini e Meloni, storia di un’opposizione che non c’è.

Quaranta per cento, questo è l’enorme consenso che hanno Salvini e Giorgia Meloni. La cifra in questi mesi è rimasta stabile: quando la Lega navigava vicino al 33% la Meloni stava intorno al 7, ora che Salvini scivola verso il 25 lei si arrampica fino a quasi il 15%. Stiamo sempre lì insomma: quei due mettono insieme oltre il quaranta per cento del consenso elettorale. Hanno dalla loro una parte gigantesca della popolazione italiana, una parte compatta, uniforme, che magari può passare dall’uno all’altra ma che comunque, almeno per il momento, si è scordata di Berlusconi e soprattutto non vuole tornare a votare M5S (se i grillini hanno dimezzato il loro consenso quei voti da qualche parte sono andati ed è ragionevole pensare che siano finiti proprio ai soggetti in questione)

Eppure questa forza politica così grande ci appare inutile, priva di dinamismo, statica. Un esercito, ma un esercito di terracotta, immobile come quello nel Mausoleo dell’imperatore Qin a Xi’an. L’opposizione è il perno su cui ruota il meccanismo della democrazia, è il fondamento dell’idea democratica in sé, l’essenza più pura del ragionamento che vede contrapposta a una maggioranza una minoranza. Più forte, lucida e seria sarà l’opposizione più efficiente  sarà il governo; è abbastanza semplice da capire: se quello in panchina è più pippa del titolare allora quest’ultimo giocherà ancora peggio. L’assenza o peggio l’inettitudine dell’opposizione è la peggiore delle sciagure auspicabili a una democrazia liberale. Ed è quello che sta succedendo da noi. Un’opposizione populista dove al termine populista è obbligatorio dare il suo significato originale ossia quello dispregiativo che descrive un modo di fare politica superficiale, demagogico, fracassone e velleitario. Da troppo tempo in Italia ormai la parola populista ha assunto un significato neutro, come aggettivo se rivendicato arriva perfino a essere motivo di vanto, “io sono fiero di essere un populista” diceva Salvini dopo le elezioni del 2018. Giammai, populista deve restare un’offesa, e quando rivolta a un politico, cioè sempre, allora va considerata la più brutale delle offese, anche se giusta. Non c’è nella storia un populista che ha fatto il bene del suo paese. Non c’è, potete andare a cercarlo ovunque ma perdereste solo tempo. Dobbiamo ammetterlo rassegnati: in Italia l’opposizione fa schifo. Certo, alcuni considerando i due figuri di cui parliamo potrebbero sentirsi tranquillizzati da questo, in parte è giusto e condivisibile ma parlando per astratto, restando però ancorati alla situazione che stiamo vivendo, l’assenza di una controparte politica non può essere considerata una buona cosa. E dire che la pandemia causata dal coronavirus di occasioni gliene ha date, e che occasioni, una situazione del genere è quella sognata da qualsiasi oppositore serio, loro però l’occasione l’hanno sprecata. Potevano accettare il MES sanitario e poi dire: abbiamo costretto l’Europa a prestarci soldi praticamente a tasso zero, finalmente hanno capito chi comanda (sarebbe stata comunque una stupidaggine ma il loro pubblico è di bocca buona, avrebbe gradito la battuta e si sarebbe gonfiato il petto inorgoglito) Avrebbero potuto proporre soluzioni sensate sugli aiuti a chi è in difficoltà, facendosi portatori, ma seriamente, delle istanze delle categorie più colpite, invece hanno sprecato tempo dicendo che in Germania e in Svizzera basta un clic per farsi riempire il conto corrente di monete d’oro oppure farneticando di bond patriottici a lunga scadenza. Avrebbero potuto accettare la regolarizzazione degli immigrati facendola passare per una loro vittoria, era facilissimo, un rigore a porta vuota e con il dischetto spostato cinque metri in avanti: in Italia restano solo quelli che lavorano in regola, basta clandestini nullafacenti, finalmente la sinistra ci ha dato ragione sulla sicurezza!

Avrebbero dovuto incalzare Conte sull’uso un po’ troppo sbarazzino dei DPCM ma invece hanno occupato il parlamento, cioè il loro posto di lavoro, quello in cui dovrebbero stare sempre, per una nottata, prestando il fianco a facili quante meritate prese in giro.

Potevano, anzi avevano il dovere di farlo, radunare una comunità scientifica “ombra”, parallela a quella interpellata dal governo, a cui affidare il compito di spiegare perché in Lombardia il tasso di mortalità è il più alto del mondo, ma hanno preferito andare a recitare l’eterno riposo da Barbara D’Urso.

Era così difficile fare un’opposizione migliore facendo sentire al governo il peso enorme di quel tuo quaranta per cento compatto? No, non lo era, ma loro hanno continuato a sparare cannonate a salve sprecando, tra le altre cose, anche l’occasione di rivolgersi a un pubblico diverso, diciamo anche meno “ingenuo” del loro. Un pubblico che guarda con dubbio e preoccupazione all’operato del governo ma che appena si gira dall’altra parte capisce di trovarsi tra il male e il peggio. Questa era l’occasione per eliminare una volta per tutte la “Grande Paura” che al posto di Conte poteva esserci Salvini, invece quella paura è aumentata.

Era l’occasione per dimostrarsi Politici, ma  nel mentre gli italiani fanno la fila alla Caritas, chiedono il bonus per gli affitti, devono mostrare la giustificazione se escono di casa, perdono posti di lavoro, chiudono attività e si fanno venire gli infarti pur di non andare all’ospedale per timore di infettarsi; in mezzo a tutto questo tragico contorno, Salvini e Meloni hanno continuato con la loro becera propaganda di sempre, quella che guarda agli abiti e alla religione di Silvia Romano. Chi se ne frega se adesso si fa chiamare Aisha, ma ci saranno o no altre priorità da affrontare?

Era l’occasione per trattare i vostri elettori da persone intelligenti, invece avete continuato a prenderli  in giro con gli slogan e con la propaganda spicciola. Ma è quello che fate sempre, e forse chiedervi di essere migliori è anche sbagliato. Siete quello che siete, di più non potete.

Redazione

La nostra redazione comprende vari articolisti che imparerete a conoscere di volta in volta leggendo post specifici. Il lavoro di "squadra" rimane identificato come redazione

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