Sardine: fighetti e figli di papà

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Scollegati dalla realtà come la sinistra dei radical chic che rappresentano. Fuori tempo, fuori luogo, fuori moda e  privi di contenuti

Con il coronavirus speravamo di esserceli tolti dalle scatole definitivamente ma purtroppo, almeno per il momento, non sembra essere andata così e ieri sono tornati in piazza per manifestare contro il razzismo.

Due cose: la prima è che sostenere la protesta americana nata dopo l’uccisione di George Floyd è senza dubbio una cosa giusta e lo è perché il razzismo, in America come da noi, non è un’invenzione; ma se lo fai in Italia, adesso, sei solo un radical chic che vive in una realtà parallela diversa da quella reale. La situazione da noi è critica: ci sono negozi che non riapriranno mai, milioni di operatori del turismo che quest’estate non lavoreranno, persone che non riescono a pagare l’affitto, bonus spesa che sono finiti e che non vengono distribuiti di nuovo, aiuti promessi che non arrivano, NASPI non pagate, file fuori dai patronati e dagli uffici comunali, redditi di cittadinanza divorati dalla criminalità organizzata, milioni di persone che necessitano anche di assistenza psicologica oltre che economica. In poche ma semplice parole: fuori dal mondo colorato e felice delle sardine c’è la disperazione e per trovarla non bisogna andare fino a Minneapolis, basta girare l’angolo. Non ci aspettavamo che le Sardine si inginocchiassero per i milioni di italiani in difficoltà, non l’hanno mai fatto, per loro le priorità sono sempre state altre ma sono priorità che non sono priorità perché prima dei disordini americani ci sono centinaia di problemi che vanno affrontati in casa nostra. Così come non ci aspettavamo che andassero contro il governo: le Sardine sono nate protestando contro l’opposizione. Eh sì, è così, non succede in nessun altro paese del mondo che si protesti in piazza contro l’opposizione. Mentre in Francia si chiedeva a Macron di riformare le pensioni, costringendolo a cedere con scioperi in tutto il Paese, da noi il movimento di Mattia Santori cantava Bella Ciao senza risolvere niente e le persone continuano ad andare in pensione ben dopo i 65 anni. L’uccisione di Floyd e le scene di violenza che arrivano dagli Stati Uniti ci colpiscono al cuore ma adesso tutta l’attenzione deve restare sull’Italia in difficoltà, altrimenti succede di perdere di vista la realtà, ed è proprio quello successo alle Sardine. Abbiamo assistito a scene surreali durante la pandemia, droni in volo per controllare i runner, elicotteri che sorvolavano le spiagge  a caccia di passeggiatori solitari, ci sono state anche multe che possono essere definite dei veri e propri abusi; ebbene, avete avuto notizie delle Sardine in quei momenti? Noi no, e ci sembra strano visto che sono un movimento che dovrebbe proteggerci dal fascismo e quindi proprio da tutte quelle situazioni verificatesi in quarantena dove un governo pretendeva di stabilire quali fossero i nostri affetti più “congiunti” o le nostre priorità su cosa comprare quando andavamo al supermercato.

Non li abbiamo sentiti perché le Sardine la quarantena se la sono fatta in carrozza, comodi comodi in poltrona a giocare alla playstation o a riempire i social di “restate a casa” incuranti del fatto che c’era gente, chiusa in appartamenti minuscoli incastrati nei palazzoni di periferia, che di stare a casa non ne poteva più già al terzo giorno, ma non per capriccio, ma per necessità e salute mentale. Non abbiamo avuto notizia di prese di posizioni delle Sardine per quelle persone però le leggevamo mentre offendevano chi usciva cinque minuti di casa. Certo per loro era facile, chiusi nelle loro belle case, con la pensione paterna che arrivava puntualmente, inveire contro i disperati che cercavano cinque minuti d’evasione.

Queste sono le Sardine. Gente che si laurea a trent’anni in materie come digital marketing o  research and development, persone che non hanno mai conosciuto il lavoro in fabbrica o fatto il cameriere a pasqua e a natale. Ragazzi con le New Balance ai piedi, la polo di Ralph Lauren e che su twitter, da un Iphone 11, inveiscono contro il capitalismo, il lavoro minorile e il liberismo.

Sono i radical chic, niente di più. Abbiamo speso anni per cercare una rappresentazione nitida della Gauche Caviar (splendido neologismo francese) fino all’arrivo delle Sardine che ce ne hanno fornito l’esempio perfetto con tanto di foto e didascalia.

Un movimento del tutto privo di contenuti, di idee, pieno zeppo di banalità e populismo, non troppo diversi da chi vorrebbero combattere. Sono una scatola con dentro il nulla, un bel pacchetto colorato e invitante dove dentro non c’è niente, pieni di contraddizioni gigantesche. Vogliono lo Ius Soli ma non hanno neanche mai chiesto con forza al PD di cancellare i decreti sicurezza che Conte e il M5S hanno fatto con Salvini, lo hanno sussurrato ogni tanto ma di certo non ne hanno mai fatto bandiera.

Ipocriti all’ennesima potenza. Profeti del due pesi e due misure, si sono riunite ieri ma una settimana fa attaccavano le manifestazioni del 2 giugno fatte dalla destra. Vedono gli assembramenti solo quando fa comodo a loro. Sono nati per essere liberi dai partiti ma adesso i loro leader stanno scegliendo in quale partito candidarsi o se al limite farsi un partito proprio.

E partendo appunto da quest’ultima considerazione possiamo passare  al secondo aspetto preannunciato in precedenza: in che modo le Sardine possono aiutare la sinistra? Ma in nessuno! Anzi la danneggiano perché la stanno allontanando ancora di più dal mondo operaio, dal mondo della piccola impresa che fa fatica a tenere l’azienda aperta, dai lavoratori sottopagati del turismo e della ristorazione, dalla scuola ostaggio della Azzolina e da tutte quelle persone che prima di pensare alla pace nel mondo devono pensare a mettere qualcosa in tavola. Le Sardine sono la confessione delle colpe di cui viene accusata la sinistra dai palchi populisti della Lega o di Fratelli d’Italia. Tu le guardi e pensi “ma allora Giorgia Meloni e Salvini forse non hanno tutti i torti, è vero che la sinistra è scollegata dalla realtà e non si preoccupa dei problemi reali”. Ecco la grave tentazione in cui inducono le Sardine. Nel nostro Paese, e questo è facilmente riscontrabile guardando alle percentuali dei partiti, ci sono cittadini che prima votavano PD, poi sono passati a votare il M5S, dal M5S sono andati da Salvini e da quest’ultimo sono passati alla Meloni! E perché lo hanno fatto? Perché la sinistra ha smesso di essere la risposta ai problemi dei cittadini, ha smesso di difenderli, ha smesso, e questo lo disse Martina dal palco di Piazza Santi Apostoli, di essere “il citofono suonato dalla gente quando aveva bisogno di un aiuto”. Quando le persone sono in difficoltà si affidano a chiunque, sono prive di difese contro il populismo, contro le manipolazioni compiute dall’informazione di parte, diventano facili conquiste per gli affabulatori e per chi estorce consenso con promesse irrealizzabili. Tutti questi sbagli della sinistra sono imputabili alle Sardine? Ma certo che no! Le Sardine hanno fatto di peggio: hanno preso questi sbagli e ne hanno fatto un motivo di vanto, un vessillo. Quando poi, e succederà, al governo ci andranno quelli “brutti e cattivi” non avventuriamoci in complicate analisi per stabilire di chi è stata la colpa.

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