Sardine

Chi sono, come nascono, sono davvero un movimento apartitico o c’è qualcuno dietro come ipotizzano a destra, ma soprattutto, saranno il nuovo M5S?

Ufficialmente  è un movimento spontaneo partito dal basso e quanto visto fino a qui porterebbe alla conclusione che è effettivamente così, per alcuni però si tratta di un’iniziativa messa in pratica dalla politica “vera” per cercare di arginare il dilagare della Lega. Sicuramente questo fenomeno che sta contraddistinguendo la campagna elettorale in Emilia Romagna potrebbe cambiare gli attuali scenari politici e non limitarsi solo alle regionali.

Facciamo una breve sintesi, tutto inizia pochi giorni fa, quando il centrodestra apre la campagna elettorale per presentare la sua candidata Lucia Borgonzoni. Per l’occasione arriva l’onnipresente leader leghista Matteo Salvini. Si decide di usare per l’evento il PalaDozza, uno storico palazzetto di Bologna da cui sono passati proprio tutti, da Jimi Hendrix ai Negramaro passando per il congresso Pci del ’69 fino ad arrivare agli spettacoli di Beppe Grillo.

Ecco, in  questo frangente a qualcuno è venuta in mente l’idea di organizzare per lo stesso giorno, alla stessa ora, una specie di contromanifestazione che riunisse quei bolognesi che, in un certo senso, la pensassero in maniera un po’diversa. Insomma rendere più ardua la scalata di Salvini alla regione.

Il tutto inizia a spargersi sui social, l’obbiettivo degli organizzatori era quello di radunare in Piazza Maggiore almeno 6mila persone, strette come sardine, da qui il nome. Un numero perché superiore alla massima capienza del PalaDozza (stimata appunto in poco meno di 6000 unità, 5570 per la precisione)

Portare in piazza una persona in più del “Capitano”, ecco la sfida lanciata alla potente macchina elettorale del centrodestra.

Alla fine il risultato è stato sorprendente, un successo oltre ogni aspettativa: le persone in piazza erano più del doppio di quelle riunite dentro al PalaDozza.

Sfida vinta. La contromanifestazione ha vinto contro la manifestazione ufficiale.

Chi sono? Questo oramai lo sanno tutti ma lo ripetiamo perché ci tornerà utile tra poco. Si tratta di quattro ragazzi: Mattia Santori, laureato in Economia e Diritto ricercatore energetico, è lui che materialmente ha fatto partire l’adunata, l’idea dice che gli è venuta durante una notte insonne, dopo aver costatato che Bologna era ormai invasa dai cartelloni elettorali della Lega si è detto che era impossibile che una citta come la sua accettasse tutto questo. Nell’iniziativa è stato aiutato da Roberto Morotti, ingegnere, Giulia Trappoloni, fisioterapista  e Andrea Garreffa, laureato in Scienze della Comunicazione.

Il successo della manifestazione non ha lasciato indifferente la politica.

Soprattutto da destra si sono mostrati decisamente nervosi e frenetici nel cercare di capire la natura del fenomeno. Le vite e le bacheche social dei quattro organizzatori sono state scandagliate ed ogni post a favore di Zingaretti e dei Democratici preso ad esempio per inquadrare il movimento. Si è anche sottolineato come molti, quasi tutti a dir la verità, parlamentari e politici locali abbiano fatto a cassa di risonanza al richiamo.

Tra i più attivi nel voler incastrare a forza le sardine in qualche schieramento politico ufficiale c’è “Il Giornale”

È di ieri infatti l’articolo di Roberto Vivaldelli che in veste di novello 007 è andato a ricercare tutti i post che gli organizzatori hanno messo su Facebook.

Riportiamo fedelmente quanto letto “Sui social, gli organizzatori del movimento non fanno mistero della loro affinità politico-ideologica con il Partito democratico. In un post del 7 settembre scorso, per esempio, Mattia Santori, promotore delle Sardine – insieme a Roberto Morotti, Giulia Trappoloni e Andrea Garreffa – mostra un spensierato apprezzamento per l’operato del segretario dem Nicola Zingaretti, pur non essendo iscritto al partito, definendo peraltro dei “pagliacci” gli avversari”

Prosegue Vivaldelli nella sua indagine riferendosi sempre alla bacheca del Santori “In un altro post del 7 agosto, prende le difese dell’ex premier Romano Prodi e rivendica il buon governo del Partito democratico in Emilia: “Ve lo dico ora che l’Emilia Romagna è tra le regioni meglio amministrate d’Europa, che Bologna è ancora la patria dell’integrazione e della cultura. Ve lo dico ora in tempi non sospetti: il nemico che ci troviamo di fronte è forte, è ricco, senza scrupoli e soprattutto gioca sporco. Ricordiamocelo ogni volta che troviamo il pelo nell’uovo, che giochiamo a fare i radical chic della “sinistra è un’altra roba”, o che ci uniamo ai cori contro il PD o contro i centri sociali diventando parte di quella retorica costruita ad hoc da chi vuole pulirsi il culo con i nostri valori”

Insomma, il giornalista del Giornale sembrerebbe abbia passato la notte insonne a spulciare, a scandagliare, ad analizzare al microscopio quello che i ragazzi scrivevano sui social.

Volendo essere sinceri e mettendo da parte le divergenze d’opinioni però dobbiamo dire che l’articolo di Vivaldelli non è malaccio in tutto e per tutto, alcuni spunti meritano una riflessione:

Chiede che si parli di iniziativa politica, perché di questo si tratta ed è impossibile negarlo.

Legittima tale iniziativa perché non c’è niente di male nel fatto che la sinistra si movimenti con tutte le sue forze per non perdere la sua regione simbolo, e ci mancherebbe altro aggiungiamo noi. Conclude insomma che l’iniziativa è molto meno apartitica di come ce la vorrebbero vendere.

Come ben sappiamo dopo Bologna il successo è stato replicato anche a Modena, sarà replicato altrove nelle prossime settimane ma in un domani spinto un po’ più in là? Cosa succederà alle sardine? Finiranno ufficialmente nella rete del PD o daranno vita a un proprio partito? Il fenomeno si esaurirà con la vittoria di Bonaccini o se ne prenderà il merito? Sarà uno dei tanti movimenti che ormai vivono solo nei primi ricordi di Facebook, pensiamo per esempio al popolo viola o si trasformerà nel nuovo Movimento 5 Stelle arrivando addirittura a governare il Paese? Tutto dipenderà da come andranno le elezioni regionali. Se non altro questi ragazzi sono riusciti a rendere complicata la vita emiliano-romagnola di Salvini costringendolo di fatto alla ritirata strategica in quel di Modena, già è qualcosa. Secondo noi però dietro a tutto c’è l’ennesima sconfitta della sinistra: se per difendere la tua regione simbolo, il cuore dei tuoi valori, il tuo quartier generale, devi affidarti a 4 ragazzi senza bandiera allora hai già perso. Le sardine chiedono ufficialmente che non ci siano stemmi di partito nelle loro adunate. Ecco, il problema sta proprio lì. In Emilia-Romagna le bandiere ci dovrebbero essere, eccome.

Redazione

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