Netflix: le serie TV da vedere e quelle da non vedere

Serie TV su Netflix, quelle consigliate ma anche quelle sconsigliate

Le serie TV su Netflix continuano a essere o decisamente belle o terribilmente brutte. Vediamo di fare il punto su alcune serie TV che vale la pena guardare, consigliate, e altre che invece non si possono proprio guardare, sconsigliate.

È stata incoronata la miglior serie TV Netflix di sempre. Non ci sentiamo di contestare questa scelta anche se noi l’avremmo messa al secondo posto. Dark è una serie che rompe tutti gli schemi conosciuti, si muove su line temporali difficili da seguire finendo per diventare un rompicapo, stabilisce un confine tutto suo tra scienza e fantascienza e riesce nell’impresa di far diventare questo confine credile o quantomeno accettabile. È una serie TV scritta bene e con audacia da chi non ha avuto paura di sperimentare. Ottima fotografia, interpreti all’altezza, location suggestive. Dark è un prodotto riuscitissimo, una serie TV Netflix da guardare assolutamente, anche più di una volta visto che specialmente all’inizio è un po’ difficile raccapezzarsi. Dark è riuscita a fare della sua difficoltà di comprensione un pregio, gli showrunner si sono affidati all’intelligenza degli spettatori e sono stati premiati.

The Witcher: sconsigliata!

Progetto ambizioso naufragato abbastanza in fretta anche se si sta trascinando a fatica verso una seconda stagione. Non basta Henry Cavill a decretarne il successo. Apprezzabili le scenografie, gli effetti speciali, a volte anche i dialoghi ma il prodotto resta abbastanza scadente e la trama a volte mostra qualche buchetto sopra e sotto. Peccato. Serie che si può fare tranquillamente a meno di guardare, ne avevamo già parlato.

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The Politician: consigliata

Questa serie Tv Netflix è un gioiello! Ad alcune cose della politica come Intrighi, furbizie, meccanismi, falsità e stratagemmi siamo abituati e sinceramente ci hanno anche un po’ stancato perché ci lasciamo sempre addosso una sensazione di schifo e impotenza, ma vederli messi in scena da un ragazzo di 22 anni ha tutto un altro sapore. The Politician è un’ottima serie TV, un prodotto davvero piacevole da guardare. Molti sono i suoi punti di forza, la scrittura, sicuramente, snella, spiazzante, fresca e che riesce a mantenersi ironica, a tratti grottesca ma senza mai sfociare nel ridicolo. Il cast pazzesco. Gwyneth Paltrow qui si dimostra la grande attrice che è, certo il viso è un po’ stropicciato dall’età e soprattutto dalla chirurgia plastica ma ogni volta che entra in scena oscura tutti prendendosi di forza il palcoscenico. Personaggio riuscitissimo il suo che anche con poche battute a disposizione (in realtà si vede pochissimo nella serie) riesce a imprimere alla sua Georgina Hobart carattere, simpatia e autorevolezza. Simpaticissima in questo ruolo. Il punto davvero forte della serie però è senza dubbio il giovanissimo Ben Platt, attore bravissimo, ancor di più eccezionale cantante (e ve ne accorgerete guardando la serie) ragazzo preparatissimo di cui sentiremo parlare a lungo perché in lui si intravedono nitide le stimmate del grande interprete. Perfetto in ogni scena, abile nel giocare con le espressioni, capace di risultare credibile in un ruolo che altri avrebbero esasperato facendone o un personaggio troppo cinico e violento o una specie di pagliaccio. Complimenti davvero.

Preziosa la presenza di Lucy Boynton, sempre bellissima e brava e di  Zoey Deutch, che sembra l’adorabile versione teen di Tea Leoni.

Sul finire della prima stagione il cast viene impreziosito dalla presenza di Judith Light ma soprattutto da Bette Midler. Le due arrivano in sordina ma già all’inizio della seconda stagione diventano quasi le protagoniste, si prendono con garbo la scena, regalano duetti memorabili, gli showrunner osano e giocano con la popolarità delle due attrici fino al punto di far dire ad Hadassah Gold, interpretata proprio dalla Midler, “vado a casa a vedere What women want!” dove la Midler era la psicologa che cerca di far tornare in sé Mel Gibson quando scopre i suoi poteri. Citazioni simpatiche, azzeccate, piccoli regali agli amanti del cinema che vengono apprezzati. Serie forse un po’ troppo sofisticata, non adatta a un pubblico di bocca buona, nella seconda stagione tende a diventare troppo “newyorkese” quindi un po’ alla Woody Allen, fortunatamente resta una tendenza sopita, che non emerge mai del tutto altrimenti avrebbe rovinato l’atmosfera facendone un prodotto destinato solo ai radical chic a cui piace Allen. Per farla breve e quindi senza anticipare niente possiamo solo ribadire il nostro consiglio: Serie TV da guardare!

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Curon: sconsigliata

Da non guardare. No. No. Tre volte no. Non ci siamo. Abbiamo già fatto la recensione e siamo stati severi ma siccome siamo ancora arrabbiati continuiamo a parlar male della serie.

Ma come mai ce l’abbiamo tanto con Curon? Perché si tratta di un’enorme occasione sprecata, enorme! Questa serie TV Netflix aveva davvero le potenzialità per diventare la Dark italiana, la nostra Stranger Things, addirittura l’italica Lost. Aveva una storia pazzesca da raccontare, location naturali incredibili e senza eguali, la Curon Venosta in Trentino Alto Adige appunto, atmosfere che i fratelli Grimm avrebbero fatto fatica ad immaginare così perfette! Ma ha buttato tutto nel cestino dell’indifferenziata. Le altre produzioni spenderebbero milioni per avere la torre di un campanile che sbuca da un lago sotto il quale è sepolto tutto un paese. Loro lo avevano vero!

Scritta malissimo, recitata peggio, personaggi senza caratterizzazione, cast davvero improponibile e non se ne salva nessuno. È un vero peccato. Curon mostra i limiti dei nostri sceneggiatori che ogni volta che provano ad affacciarsi al Fantasy fanno un disastro, legati come sono a schemi tradizionali costruiti decenni orsono da Dario Argento, schemi che andavano bene appunto trent’anni fa e che potevano essere usati solo da lui, ma che adesso, e soprattutto se usati da altri, diventano macchinosi, lenti, prevedibili e pacchiani. È proprio nella scrittura, più che nella regia, la sconfitta di questo progetto. Non solo piatta, non solo banale ma anche lacunosa, dilettantesca e piena di buchi nella trama.

Avevano la storia. Avevano i luoghi. Avevano i soldi di Netflix e hanno fatto un lavoro pessimo! Imperdonabili. Sconsigliata.

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La Casa di Carta: consigliata

La Casa di Carta, prodotto di punta tra le serie TV Netflix, diciamocelo francamente, ha “saltato lo squalo” già alla seconda stagione. Però, citando “Boris” è come gli  “occhi del cuore” paragonata al Colosseo: è vecchio, i piccioni ci fanno sopra i loro porci comodi, ma la gente continua a guardarlo.

Eh sì perché la Casa di Carta alla fine si lascia guardare, gli si vuole bene, piena di imperfezioni ma arrembante, allegra, viva, fracassona, colorata: spagnola insomma. È una festa improvvisata ma riuscita. Poco credibile, esagerata, ma divertente. La storia si trascina a fatica, vero, ma il cast è cresciuto di qualità con il passare del tempo, gli interpreti sono più bravi, le scene migliori, i dialoghi meno campati in aria, più diretti e pungenti. La Casa di Carta è un trenino di persone che procede cantando, fa allegria anche quando qualcuno ci lascia le penne. Per quanto ci riguarda la quarta stagione poteva anche durare due minuti, con Berlino che canta in Italiano “Ti amo” di Umberto Tozzi, con quel suo adorabile modo di pronunciare le parole italiane omettendo le doppie; poteva essere solo il professore che ballava Battiato, ci sarebbe piaciuta comunque.

Consigliata per affetto.

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Assolutamente da non guardare neanche per sbaglio. Una delle serie tv Netflix più brutte. Gypsy nasce con l’intento di diventare una top serie a livello mondiale, ma anche avendo un cast eccezionale (Naomy Watts su tutti) e un budget altissimo non sono riusciti ad assemblare una trama interessante. La Watts interpreta una terapista di Manhattan che vive una doppia vita attraverso una relazione fedifraga con una barista. La serie tv a tratti ci sembra una versione tarocca di The Affair, in quanto le fondamenta su cui è costruita la produzione crollano miseramente. Si potrebbe riassumere dicendo che Gypsy ha tutti i componenti necessari per creare un avvincente dramma televisivo, ma non ha idea di come impiegarli in modo efficace.

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Space Force: consigliata

Un generale a quattro stelle (comandante di un corpo d’armata) convinto di essere stato promosso per diventare il capo dell’aereonautica statunitense ma che invece si ritrova a capo della Space Force, un nuovo corpo militare che ha il compito di riportare l’uomo sulla Luna e stabilire il monopolio americano sulla spazio, minacciato dai cinesi. Nel fare tutto questo dovrò relazionarsi con uno scienziato abbastanza invadente. Diciamolo subito, la trama non è un granché e nemmeno tutto l’impianto sottostante risulta essere particolarmente avvincente. Ma quando il generale è Steve Carrel e lo scienziato niente di meno che John Malkovich allora non devi preoccuparti di tutto il resto perché lo show va avanti da solo.

Questa serie tv prodotta da Netflix si regge completamente su loro due, e fa bene a farlo perché se metti due attori del genere sulla stessa scena non serve molto altro per far funzionare il tutto. Potremmo definirla una sit-com con due mattatori lasciati liberi di esprimersi come vogliono ma ascoltando bene emerge anche un sotto testo che vuole essere garbatamente irrisorio verso Trump e verso il mondo militare a stelle e strisce. Una serie di classe, ironica e leggera. La prima stagione è composta da dieci piacevolissime puntate che scorrono via senza intoppi intrattenendo con simpatia lo spettatore. Assolutamente consigliata.

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Marco Polo: sconsigliata

Flop clamoroso per questa serie incentrata sulle avventure dell’esploratore veneziano. Un flop anche costoso visto che Netflix ha sborsato più di 100 milioni per realizzarla. L’ambizioso progetto ha finito per diventare una gigantesca delusione. Gli spettatori non sono rimasti per niente soddisfatti e i critici invece hanno giudicato la serie pigra  e vuota, una copia mal riuscita de Il Trono di Spade. Netflix ha finito addirittura per cancellarla sospendendo definitivamente la produzione. Ennesimo tentativo fallito di raccontare la vita di Marco Polo in una serie TV.

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Stranger Things: Assolutamente consigliata

Della bellezza di Stranger Things ne abbiamo già parlato. Una serie vincente sotto tutti i punti di vista. Per noi è lei la miglior serie Netflix di sempre, con tutto il rispetto per Dark, si intende. Questa serie è bellissima, stupenda, perfetta in tutti i suoi componenti, dagli attori alla trama passando per le ambientazioni. Fantasy, comica, drammatica, ironica e spaventosa, le ha tutte e giustamente gode di un successo planetario. Non bisogna aggiungere altro, se non l’avete vista allora rimediate il prima possibile!

Redazione

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