Intervista a Silvia J.

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Per l’uscita del suo libro “Non mi ricordo più di te” abbiamo scambiato qualche parola con l’autrice, Silvia J.

Cara Silvia, benvenuta su Cultura & Società, ti ringraziamo per averci dato la possibilità di fare questa chiacchierata, prima di iniziare l’intervista parlaci un po’ di te, raccontaci qualcosa della tua vita e dicci, se vuoi, perché hai scelto quella J dopo il nome di battesimo.

Ciao! Grazie a voi per avermi dato la possibilità di parlare del mio libro. Di me posso dire, senza ombra di dubbio, di essere un’inguaribile romantica, sogno costantemente a occhi aperti ma so essere anche molto determinata quando mi metto in testa di fare qualcosa. Come la protagonista, ho una propensione naturale a fare figuracce o a ritrovarmi in situazioni bizzarre. Sono abbastanza nomade, ho vissuto in Australia e Cina, in questo momento mi trovo in Italia ma non so nemmeno io per quanto, ho sempre la valigia pronta. Ho scelto la J perché è una lettera che ricorre spesso nella mia vita, è l’iniziale del nome di mio marito, di quello di una delle mie migliori amiche e, cosa assolutamente non programmata, è anche l’iniziale del nome della protagonista del mio primo libro, Joy.  

Stilista, laureata in Design e disciplina della moda, una donna creativa sotto molti aspetti. Quanto influisce questo sulla tua scrittura?

Beh, direi che influisce molto, è il mio modo di essere. Mi piace l’idea di potermi esprimere tramite diverse forme d’arte, paradossalmente mi rimane più facile scrivere che parlare, potrei dire che in un certo senso è liberatorio.

Dove hai trascorso la pandemia, in Italia o In Cina? Raccontaci in che modo questa esperienza ha influito sulla tua vita e sul tuo lavoro

Ho trascorso la pandemia in Italia, a Pescara con mia madre e mio padre. Fortunatamente la mia citta non è stata una delle più colpite ma la paura e il senso di impotenza, di incredulità sono stati una sorta di spettro che ci ha accompagnati, e forse ci accompagna ancora,  durante tutta questa tragedia, la paura è ancora tanta ma la voglia di tornare a vivere è più forte. La pandemia mi ha separata da mio marito, che è cinese, non lo vedo da sette mesi circa, non è semplice. Per quanto riguarda il mio lavoro nel campo della moda avevo in programma di partecipare ad alcune fiere, tra Milano e Firenze, con alcune ditte cinesi ma ovviamente è saltato tutto. La pandemia in compenso mi ha dato il tempo necessario per concentrarmi sul mio libro, pensate che lo avevo scritto un anno prima, per gioco, e che fino all’ultimo non sono stata certa se pubblicarlo o meno.

Come ti senti quando scrivi ?

Benissimo! Come vi accennavo prima è liberatorio. Non scrivo autobiografie ma c’è sempre qualche pezzettino di me e delle mie emozioni nascosto qui e lì tra le righe del mio libro. Scrivo principalmente di notte e quando sono particolarmente ispirata, sono capace di andare avanti a scrivere fino al mattino senza riuscire a fermarmi , in certi casi mettere nero su bianco quello che ho in mente diventa una priorità, una necessità quasi.

C’è un ricordo del tuo percorso che ti sta più a cuore degli altri, un aneddoto che vorresti condividere con noi?

Sì! L’inizio, senza ombra di dubbio, è stato il momento che ha cambiato tutto. È iniziato tutto per gioco, con il primo capitolo buttato giù tanto per vedere dove sarei andata a parare, diciamo la verità, non ci credevo troppo nemmeno io .  Rileggendo il tutto però mi accorsi che in fondo me l’ero cavata bene e decisi di chiedere l’opinione di una delle mie più care amiche, Francesca D’Isidoro, che all’epoca aveva già pubblicato ben quattro romanzi. Mi fidavo della sua opinione e sapevo che, nel caso non le fosse piaciuto quello che avevo scritto, non mi avrebbe indorato la pillola solo per via della nostra amicizia. Quando, dopo aver letto il primo capitolo, mi spronò a continuare, per me fu un grosso stimolo e per questo non smetterò mai di ringraziarla.

“Non mi ricordo più di te” il tuo romanzo d’esordio, presentacelo nei modi e con le parole che preferisci.

Che dire, è un romanzo dalle mille sfaccettature. Una commedia degli equivoci, con tanti colpi di scena dove nulla è come sembra. Il lettore si vedrà coinvolto in una serie di “misunderstanding” (da qui il nome della serie) e soprattutto di situazioni anche un po’ scomode, in cui mi è piaciuto far trovare la protagonista. In “Non mi Ricordo più di Te” nulla si può dare per scontato fino le ultimissime pagine. Si parla di amore, sesso e soprattutto di destino perché io credo fermamente che quando qualcosa o qualcuno è destinato a te, trova il modo di raggiungerti.

Che tipi sono i personaggi dei tuoi scritti? Li dipingi attingendo al bagaglio di persone che hai conosciuto nella vita reale, che potremmo incontrare ogni giorno, oppure sono autenticamente frutto della tua vena artistica e creatrice?

Nel mio libro ci sono ben tre protagonisti molto diversi tra di loro, la cosa che hanno in comune è che tutti compiono una vera e propria evoluzione, una crescita. I personaggi sono tutti inventati, anche se nelle caratteristiche di alcuni di loro una base di quella che è la mia esperienza personale, degli incontri che ho fatto nella mia vita, c’è. La stessa Joy ha qualcosa di me, così come personaggi secondari come la cattivissima manager o l’attrice attempata hanno alcuni tratti, che poi io ho enfatizzato, di alcune persone che ho incontrato nella mia vita. Lo stesso rapporto tra Joy e la sua migliore amica racconta il mio modo di vivere l’amicizia.

Qual è, secondo te, il genere di pubblico che potrebbe maggiormente trovare interessante la tua scrittura.

Non mi sento di definire il mio pubblico per età. Sicuramente il mio libro è adatto a chi, come me, ha un animo romantico e crede nel destino, e soprattutto a chi abbia voglia di svagarsi leggendo una storia leggera  che lo lasci col sorriso sulle labbra.

Chi sono, tra i grandi della letteratura mondiale presente e passata, i tuoi maestri, quelli che con le loro opere più hanno contribuito alla tua formazione, o semplicemente quelli che ammiri di più per tecnica e creatività?

Non so quanto abbia influito sulla mia formazione ma posso dire che senza ombra di dubbio il mio preferito resta Pirandello, soprattutto per l’analisi minuziosa dei fatti e delle persone che descrive, che permette ai lettori di andare oltre la prima impressione.

Ultima domanda, consiglia un grande classico della letteratura a chi non l’ha letto. So che è difficile scegliere un solo titolo, ma la sfida è proprio questa: quale libro secondo te bisognerebbe leggere assolutamente?

Ognuno ha gusti differenti, ma visto che i libri servono per aprirci non solo il cuore ma anche la mente, probabilmente mi sentirei di consigliare “Se questo è un uomo”.

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Redazione

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