Intervista a Stefano Orsolini

Abbiamo scambiato qualche parola con Stefano Orsolini, giovane scrittore, autore di “Crudezza”

Caro Stefano, benvenuto su Cultura & Società, ti ringraziamo per averci dato la possibilità di fare questa chiacchierata, prima di iniziare l’intervista parlaci un po’ di te, raccontaci qualcosa della tua vita così da poterti presentare ai nostri lettori.

Ciao a tutti! Prima di cominciare vi ringrazio per questa opportunità, e mi auguro che il mio libro possa essere/essere stato di vostro gradimento. Bene! Che dire di me? Mi chiamo Stefano Orsolini, ho 25 anni e sono di Lucca. Studio psicologia e tra non molto dovrei laurearmi e portare a termine questo percorso.

 Sei giovanissimo eppure hai già pubblicato altri lavori, da dove nasce questa tua passione per la scrittura ?

Credo che chiunque abbia la necessità o il desiderio di sentirsi creativo in qualcosa. Scrivere è un modo di creare; puoi costruire una storia e dei personaggi che rappresentino vari modi di vedere la vita. Non c’è un momento preciso in cui è nata questa passione, direi che più che altro si è formata piano piano. La cosa più interessante è proprio l’evoluzione, veder maturare il proprio modo di scrivere. La cosa veramente difficile è continuare, trovare nuove storie che esprimano qualcosa.

Sappiamo dalla tua biografia che studi psicologia, in che modo la tua formazione incide o influenza il tuo modo di scrivere?

In nessun modo, anzi direi che è stata la mia indole a influenzare la scelta accademica. Essere predisposti a immedesimarsi e a provare empatia, saranno qualità indispensabili nella professione che andrò a svolgere. La scrittura è un mondo a sé, e la psicologia dei personaggi è solo una piccola parte. Sono due meccanismi opposti: nello studio della psicologia devi essere bravo a mantenere un certo grado di controllo e di distacco, se vogliamo, elementi che è necessario perdere se si vuole scrivere un libro vero

Cosa provi quando scrivi? Proviamo a far entrare i nostri lettori nel tuo momento creativo per scoprire le emozioni che vivi in quei momenti

Credo che sia questa l’essenza di un buon libro: riuscire a far immedesimare le persone nei personaggi, o nello scrittore o in entrambi. Amo i libri che mi obbligano a pormi delle domande. Perché avrà scritto questa frase? Perché avrà creato quel personaggio con quelle caratteristiche? Per scrivere è importante lasciarsi andare, non porsi limiti o censure; scrivere tutto quello che si vuole, con parole reali, taglienti e poco ricercate. Non è facile farlo, ma ci provo. 

Sei nato a Lucca e studi a Firenze, c’è un modo in cui le due città entrano nelle tue opere?

E’ una domanda difficile; le esperienze che ho vissuto in queste città hanno sicuramente influenzato ciò che scrivo, ma non c’è un modo preciso in cui ho voluto renderle protagoniste. In modo naturale hanno plasmato parte dei miei libri.

In tutte le nostre ultime interviste abbiamo chiesto agli autori di parlarci della loro esperienza durante la pandemia e il lock down. Come hai vissuto questa storia, qual è il tuo pensiero riguardo a quello che ci è successo?

La pandemia è stata, e tuttora è, una realtà nuova, a cui non eravamo abituati; è stata una tempesta improvvisa che ci ha fatto rivalutare tanti aspetti della vita che prima davamo per scontati. Personalmente ho vissuto il periodo del lock down in modo sereno, cercando di sfruttare il tempo, facendo cose utili e piacevoli e mantenendomi in contatto con gli amici.

Secondo te esiste un modo  per conquistare un lettore?

Esistono vari in modi mediante cui un libro può conquistare il lettore: l’ironia è uno di questi, il mistero un altro, ma penso che alla base di tutto ci sia la verità. Le emozioni e le esperienze dei personaggi devono essere tangibili e descritte senza mezzi termini.

C’è un ricordo del tuo percorso che ti sta più a cuore degli altri, un aneddoto che vorresti condividere con noi?

Non c’è un aneddoto in particolare che voglio raccontare, bensì un’emozione. Mi ricordo quando per la prima volta ricevetti le copie del mio libro in mano: vedere il mio nome, vedere il mio romanzo sugli scaffali della libreria di casa, fu un’emozione unica.

Prima di discutere del tuo ultimo romanzo vorremmo fare un passo indietro, anche per dare ai nostri lettori la possibilità di conoscerti meglio, dicci qualcosa sul tuo romanzo precedente, la vittoria dei perdenti.

“La vittoria dei perdenti” è un libro ingenuo e coraggioso. Il mio modo di scrivere è cambiato radicalmente da quel momento. È un libro a cui sono affezionato, mi ha dato gioia e mi ha fatto conoscere per la prima volta il mondo della scrittura. Come ogni primo lavoro ha molti difetti e tanti sogni, tante cose da esprimere che si toglievano respiro per la loro voglia di uscire allo scoperto.

Eccoci finalmente  arrivati a parlare del nuovo romanzo: Crudezza. Prenditi tutto il tempo che vuoi per presentarcelo usando le parole secondo te più adatte.

Presentare le proprie opere è la cosa più difficile da fare; credo che “Crudezza” non sia un libro facile, ma allo stesso tempo penso che sia vero e reale perciò ne sono orgoglioso. 

Ultima domanda prima di salutarti e ringraziarti. Ti chiediamo una cosa semplicissima, consiglia ai nostri lettori un libro che non sia il tuo, uno soltanto.

Vorrei fare uno strappo alla regola e citare due titoli: “Il Lercio” di Irvine Welsh  e “Luce d’estate ed è subito notte” di Jón Kalman Stefánsson

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Redazione

La nostra redazione comprende vari articolisti che imparerete a conoscere di volta in volta leggendo post specifici. Il lavoro di "squadra" rimane identificato come redazione

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