The Frankenstein Chronicles. La nostra recensione.

Quella con Sean Bean è una delle serie Netflix più snobbate. Eppure…

Facciamo fatica a capire perché The Frankenstein Chronicles, serie presente nel catalogo Netflix già da alcuni anni, non sia stata mai pubblicizzata a dovere, eppure lo show con protagonista Sean Bean è uno dei prodotti di maggior qualità presenti attualmente su Netflix. Una serie tra il poliziesco e l’horror molto solida e che possiede tanti punti di forza. Partiamo dal protagonista, Sean Bean, la star non star che muore sempre. Un attore che non necessita di presentazioni, non solo il leggendario Eddard “Ned” Stark del Trono di Spade, ma un attore che nella sua lunga carriera ha partecipato a produzioni che hanno fatto la storia del cinema mondiale, partendo ovviamente dal Signore degli Anelli, per proseguire con una miriade di buoni film in  cui Bean, quasi sempre da non protagonista, ha diviso la scena con De Niro, Jean Renò, Nicolas Cage, Matt Damon e Jodie Foster, non facendo mai la comparsa ma interpretando sempre ruoli chiave. Una garanzia insomma.

Creato da Benjamin Ross e Barry Langford, “The Frankenstein Chronicles” non è proprio quello che ti aspetti di vedere leggendo il titolo. Si tratta più che altro di una rivisitazione della leggenda di Frankenstein, pur partendo dal romanzo di Mary Shelley del 1818. Bean interpreta John Marlott, un poliziotto fluviale che durante un’operazione anti contrabbando scopre il cadavere di un bambino sulla spiaggia. Però non è un bambino solo ma pezzi di “sette o otto” bambini che sono stati smembrati, mutilati e cuciti insieme per formare un “nuovo” corpo.

Che schifo. Ai fan dell’horror splatter però diciamo subito che The Frankenstein Chronicles è lontana dal genere tutto sangue e budella che piace a loro. Le immagini non sono mai presentate in modo troppo cruento limitandosi a presentare un’idea chiara di quello che è successo senza scendere in particolari che potrebbero infastidire gli spettatori con lo stomaco debole. anche se la premessa è stravagante. Subito dopo aver scoperto il corpo, Marlott è incaricato dal ministro dell’interno, Sir Robert Peel (Tom Ward) di scoprire chi è responsabile di tale barbarie. Sullo sfondo una storia di intrecci politici, il ministro infatti sta cercando di far passare una legge che limiti lo studio anatomico ai soli chirurghi e ha paura che dietro l’efferato crimine possa nascondersi un’associazione contraria al suo disegno di legge. Secondo lui qualcuno sta cercando di far apparire colpevoli di questi “smembramenti seguiti da ricomposizioni” proprio i chirurghi ai quali lui vorrebbe dare l’esclusiva.

Mentre il protagonista si addentra nella caotica politica dell’assistenza sanitaria del XIX secolo, scopre che una guerra infuria tra ricchi e indigenti, religiosi e scientifici, giovani e anziani. Non tutto è quello che sembra e Marlott è costretto a fare letteralmente gli straordinari, andando in terreni a lui sconosciuti, per capire cosa sta succedendo.

I temi vengono sviluppati in modo forse un po’ troppo lento, ma questa è una caratteristica narrativa che con il passare delle puntate diventa un pregio. Gli autori danno allo spettatore il tempo di capire, senza sovraccaricarlo di informazioni, un’accortezza questa presente in alcune delle migliori serie di “detective” in circolazione. La scenografia risulta curata nei minimi dettagli per presentarci la Londra di fine ‘800 che fa da sfondo alle vicende raccontate. Perfetti anche i costumi d’epoca, abbiamo molto apprezzato i particolari logori e usurati dei costumi, com’è logico infatti è abbastanza improbabile che i poveri in quel periodo potessero permettersi un nuovo cappello ogni mese. Buona anche la fotografia con le sue luci soffuse e le tinte grigie che creano subito la  perfetta atmosfera per far da cornice alla storia. Nel complesso dunque, con i suoi ritmi stabili ma piacevoli, The Frankenstein Chronicles è un buon prodotto, ottimo da guardare nelle sere invernali. Una serie TV che avrebbe meritato sicuramente più fortuna e forse necessitava di una maggiore spinta pubblicitaria da parte di Netflix. Possiamo tranquillamente inserirla senza problemi tra le serie consigliate.

Redazione

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